Da qualche mese il MONTY PYTHON'S FLYING CIRCUS è disponibile su Prime Video con il best of della prima stagione doppiata in italiano.
Caposaldo della comicità nonsense britannica, la serie ha reso celebre la frase di transizione "And now for something completely different" (E ora qualcosa di completamente diverso) che diventerà anche il titolo del loro primo film ideato per il lancio sul mercato americano dove la serie non era ancora stata trasmessa e infatti gli sketch del film erano un remake di quelli già visti in tv.
Scritta e interpretata interamente dai fondatori Graham Chapman, John Cleese, Terry Gilliam, Eric Idle, Terry Jones e Michael Palin andò in onda nel Regno Unito nel 1969, ma in Italia è stata trasmessa solo nei primi anni 90 e già allora, in effetti con tutto quel periodo di mezzo, mostrava leggermente i segni del tempo; figuriamoci a vederla adesso nel 2026 quanto può fare pensare che diavolo ci sia di tanto comico in quello che fanno e dicono, poiché il tono estremamente surreale degli sketch viene talmente spinto lassù in alto da risultare poco assimilabile per noi che, nel caso della prima visione su Italia 1, fino ad allora ci eravamo nutriti dei nostri comici di cassetta come Lino Banfi, Alvaro Vitali, Paolo Villaggio, Renato Pozzetto & co. (si, pure Boldi e De Sica, questo perlomeno in film come Vacanze Di Natale), oppure Roberto Benigni e due altri nomi che mai dimenticheremo come Massimo Troisi e Francesco Nuti, ma qui eravamo su un livello molto diverso.
E a maggior ragione erano ancora più differenti i nostri parametri televisivi comici basati su Zelig, Mai Dire Gol e simili dopo aver pure passato gli anni 80 in compagnia del Drive-In.
Eppure la satira dei Monty Python, perlomeno in patria (ripeto, più di vent'anni prima) funzionava e le animazioni di Terry Gilliam
hanno ispirato quelle da intermezzo de Le Iene.
Sempre parlando di nostri comici molto diversi dai Monty Python, ma tuttavia pure lui con un tono surreale molto marcato, oggi spegne 70 candeline Giobbe Covatta che deve gran parte del suo successo al Maurizio Costanzo Show.
Il 10 marzo del 1975 nasceva Radio Milano International, ovvero la prima delle radio libere, ma libere veramente (cioè senza licenza) come cantava Eugenio Finardi, tanto che, per essere davvero libera e non farsi beccare dall'Escopost, si spostava con gli impianti su un furgone dopo che le forze dell'ordine avevano sigillato i trasmettitori del primo tentativo realizzato in una camera da letto con un apparecchio militare di seconda mano.
Eh... Sembra di ricordare la storia della britannica Radio Caroline anche se quella non stava su ruote, ma su una nave per lo stesso motivo e vicenda raccontata nel film I LOVE RADIO ROCK.
Vita dura quindi per i pionieri dell'etere milanese dove fra i nomi impegnati in tale missione contro il predominio della Rai c'era un giovane CLAUDIO CECCHETTO
(perfettamente riconoscibile qui sopra) e in seguito anche Gerry Scotti con entrambi che poi migreranno verso altri orizzonti (leggi Radio DeeJay).
L'ascoltavo spesso di notte tra la fine degli anni 80 e l'inizio dei 90 dato che mi capitava di viaggiare spesso in macchina, ed il motivo principale era perché, rispetto alle altre, la programmazione guardava molto all'America, come i ragazzi di oggi di Ramazzotti, ma sopratutto perché, grazie a dei compressori di nuova generazione, aveva di suo un suono stereo pazzesco che mi pareva di avere un impianto spaziale in auto (e invece avevo solo i due classici altoparlanti nelle portiere) per cui ti faceva piacere per forza le canzoni che mandava in onda anche se non le conoscevi.
Da allora fino ad oggi che compie 50 anni, sono passate davanti ai suoi microfoni altre voci storiche come quella profondissima di Massimo Oldani, con la sua passione per la musica black, e il compianto Leonardo "Leopardo" ReCecconi, mentre l'emittente ha modificato spesso il nome fino a diventare l'attuale R101 passata sotto il dominio Mediaset e quindi meno "libera" di quella che era l'idea degli esordi, ma pur sempre un'ottima stazione radio nel panorama italiano.
E la radio, non questa in particolare, ma il suo mondo, si ricollega un po' anche ad Ornella Muti
che proprio ieri ha festeggiato i 70 anni, poiché in uno dei migliori film di Francesco Nuti, Stregati, girato a Genova, l'attore, mai dimenticato in questa galassia, era proprio uno speaker notturno dell'immaginaria emittente Radio Strega.
Se non lo avete mai visto, questo è un consiglio per tutti.
E così dopo quella della Regina Elisabetta II, finisce anche l'era di Silvio Berlusconi, da tempo malato e ricoverato di recente al San Raffaele, che sembrava essersi ripreso e invece ci ha fatto lo scherzetto e ci ha salutati per l'ultima volta ad 86 anni, così... come nella foto qui sotto.
Amato e odiato al tempo stesso ha lasciato ovunque il segno, dallo spettacolo alla politica, passando anche per il gossip, le gaffes e gli scandali come ogni star che si rispetti.
Eh si perché Silvio era abituato da sempre a stare davanti al pubblico fin da quando cantava sulle navi da crociera con quel suo fare da entertainer che ha poi portato anche in politica cambiando radicalmente l'immagine del primo ministro che avevamo avuto fino ad allora con i suoi predecessori, portandolo verso un modello forse americano, come d'altronde era anche la sua visione di televisione commerciale che è stata presa d'esempio da molte altre reti (pure quella nazionale).
Certo, Berlusconi è stato un personaggio che non si poteva non notare, e fonte di satira a ciclo continuo,
diventando pure eccessivo e discutibile in moltissimi casi, non ci sono dubbi, e sulla sua testa sono piovute pure accuse gravissime e fondate, ma forse anche quello è stato un modo di cavalcare la popolarità a modo suo, per dare spettacolo, esprimendo pure il desiderio di diventare Presidente Della Repubblica che, diciamolo francamente, non lo avrebbe esaudito nemmeno il Genio della Lampada di Aladino.
Quello che lascia ai posteri è comunque un vero e proprio impero che i figli stanno già portando avanti da tempo, cioè da quando lui aveva intrapreso la carriera politica.
Ora attenzione bene perché adesso è il caso di mettere i puntini sulle "i" e tutta la punteggiatura al suo posto perché, anche se l'attenzione dei media mondiali è chiaramente rivolta a questo personaggio, e quindi scontrarsi con lui è una battaglia persa in partenza, secondo il mio parere di canaglia in questa galassia non è meno importante dare l'addio come si deve anche a Francesco Nuti, scomparso anche lui ieri a 68 anni.
Certo, rispetto a quello di Berlusconi era un'altro mondo il suo, specialmente dopo quella raffica di grandi successi nel cinema negli anni 80 come Caruso Pascoski (Di Padre Polacco), Io Chiara E Lo Scuro, Stregati (un omaggio a Genova perché tutto girato lì con Ornella Muti),
un mondo difficile minato dalla depressione verso la fine degli anni 90, dove ha cercato rifugio nell'alcool e il conseguente allontanamento dalle scene (uno era causa dell'altro, anche se l'ordine in effetti non ha importanza) con un tentato suicido e poi con una brutta caduta dalle scale nel 2006 che lo ha reso quasi paralizzato.
Da ricordare anche la sua partecipazione al Festival di Sanremo del 1988 con la bellissima SARÀ PER TE. Una comicità la sua, prima con i Giancattivi e poi da solo, che qualcuno dice sia stata furbescamente cavalcata poi da Pieraccioni e Panariello, ma che comunque, proprio come per l'ex premier, ha segnato un'epoca che anche in questo caso, qui purtroppo da parecchio, era da dirsi conclusa, e adesso lo è per sempre.
Però... visto che cose da raccontare su Francesco ce ne sono, anche se non è mai stato premier?
E ci ho pensato io perché mi ritengo sempre al vostro servizio.