Dieci anni fa esatti veniva rivenuto senza vita nell'ascensore del suo studio di registrazione, Prince, una settimana dopo il ricovero in ospedale per overdose da oppiacei.
Da molti era osannato come il "Re del pop" (ma dovremmo parlarne con Michael Jackson magari) o sarebbe meglio, riferendosi al suo soprannome, definirlo il "principe" senza, per questo, sminuire il suo valore?.
Si, soprannome perché lui si chiamava Roger Nelson e sorvoliamo sui successivi nomi e simboli d'arte che ha adottato a causa delle liti con le case discografiche (si, in effetti aveva un caratteraccio) e che ho gia RACCONTATO in passato.
Comunque la rivista "Rolling Stone" lo mette giustamente nella lista dei 100 artisti più importanti della storia della musica.
Nato a Minneapolis, nello stato americano del Minnesota, è arrivato al grande successo, nel 1984, con Purple Rain, nome del film di cui è protagonista e del relativo album. Anche di questo ne avevo parlato già in quel POST e pure in UN ALTRO ancora, perciò non mi dilungo oltre.
Aggiungo solo che con il film vinse il premio Oscar per la "miglior colonna sonora" nonostante la pellicola in sé non avesse convinto del tutto i critici (a me invece si), ma in effetti so che andò molto peggio con il sequel Graffiti Bridge che venne addirittura nominato ai Razzie Awards (non so dire se giustamente perché questo invece non l'ho mai visto).
Nel 2015 Prince aveva pubblicato "HITnRUN PHASE ONE" e il successivo "Phase Two", dischi decisamente sperimentali che francamente fanno rimpiangere il suo geniale periodo degli anni 80.
Ma lui nella sua testa era fatto così, lo ha dimostrato anche in occasione dello storico U.S.A. For Africa di cui AVEVO RACCONTATO della sua mancata partecipazione, e quanto prima metterò su queste pagine web anche l'esperienza di Stevie Nicks dei FLEETWOOD MAC che, in occasione delle sessioni di registrazione del suo secondo album da solista dopo BELLA DONNA, un bel giorno si trovò faccia a faccia con lui.
Ok, lo prometto, cercherò di lasciare fuori Sanremo dai miei post per un po', anche fosse solo come località geografica, ma per farlo invece dal punto di vista musicale propongo oggi una band che sul palco dell'Ariston non c'è mai stata e si chiamano RUMOURS OF FLEETWOOD MAC.
Il loro nome dice chiaramente che musica fanno mettendo il titolo di UN DISCO considerato un capolavoro con il nome della band di cui portano in giro un ottimo tributo.
Si sente nel loro live tanta passione per quello che stanno facendo e a chi dice che sarebbe meglio ascoltare gli originali rispondo che purtroppo non sarebbe possibile poiché Christine McVie è mancata QUALCHE TEMPO fa (dopodiché STEVIE NICKS, l'altra voce femminile, ha dichiarato che per lei la band è definitivamente finita), come è morto anche PETER GREEN fondatore con Mick Fleetwood, ma allora, nei primi anni, con Peter sembravano tutt'altro gruppo.
Il periodo migliore infatti è arrivato da Rumours in poi, al quale ho dedicato UN POST se volete saperne di più.
Dopodiché ogni nuovo disco subiva inevitabilmente il confronto con quel campione di vendite, ma ne usciva sempre piuttosto bene perché comunque si trattava di lavori ottimi.
Cioè, i Fleetwood Mac sono stati una band che suonava davvero bene e i loro emuli attuali infatti non sono e non possono essere da meno dato che hanno anche ricevuto l'approvazione di Mick che saltuariamente è apparso dietro alla batteria come ospite nei loro concerti.
Però qui non succede come con i nostri ATTUALI MATIA BAZAR che nel loro organico non hanno più nessuno dei musicisti originali, ma ne mantengono il nome perché fa comodo così, con il problema che la mancanza di Antonella Ruggiero (o perlomeno Silvia Mezzanotte), confrontata con la nuova pur bella e brava frontwoman, si fa sentire davvero tanto.
Questi si chiamano Rumours Of Fleetwood Mac e assistere ad un loro concerto ti fa sembrare di vedere e sentire davvero gli originali.
Ho recuperato di recente un disco uscito nel 1981, cioè Bella Donna di Stevie Nicks che, per chi non lo sapesse, è una delle due voci femminili dei FLEETWOOD MAC, adesso rimasta l'unica dopo la scomparsa di CHRISTINE MCVIE.
Era il primo disco solista di Stevie dopo lo scioglimento della band che poi più avanti tornerà a riunirsi.
Disco dal tipico sound a stelle e strisce già a partire dal primo secondo e che vede come produttore, insieme a Jimmy Iovine, Tom Petty che canta anche in quello che fu il primo singolo estratto cioè STOP DRAGGING MY HEART AROUND, canzone letteralmente stupenda scritta dal compianto chitarrista e cantante con alcuni passaggi che ricordano persino i Boston e, se mi conoscete, sapete bene quanto mi piacesse quella band, e tra l'altro si ritiene che piacesse anche a Kurt Cobain perché Smells Like A Teen Spirit prende anche quella qualche ispirazione musicale dal gruppo di Tom Scholz.
Altro ospite era Don Henley degli Eagles in una canzone che parla di cuoio e pizzo ovvero LEATHER AND LACE, con un sound in stile country che starebbe bene anche addosso a Dolly Parton (come anche cuoio e pizzo, per la verità). Disco molto bello già a partire dalla copertina dove Stevie è semplicemente una Dea e pare altissima grazie a dei tacchi intorno ai 18 cm (lei è sotto al metro e sessanta), e mentre scrivo sto proprio pensando che in quegli anni le copertine erano particolarmente curate come dimostra anche quell'album solista del 1980 di Grace Slick dal titolo DREAMS, dalle atmosfere completamente diverse e di cui ho già parlato un bel po' di tempo fa su queste pagine web.
Poi ci aggiungi una voce roca e sensuale con vibrato incorporato come quella di Stevie, e sei fritto...
Per trattarmi bene ho preferito la versione deluxe uscita nel 2016 (nella foto in alto c'è, sempre in edizione estesa, anche il suo secondo lavoro solista The Wild Heart di cui parlerò in un'altra occasione) contenente l'album rimasterizzato, un secondo disco con versioni alternative delle stesse canzoni (quasi tutte) con altre invece inedite rimaste fuori dalla tracklist ufficiale, e ancora un terzo che contiene un live del 1982 (secondo alcuni è del 1981) che era stato pubblicato anche in VHS, dove Stevie esegue anche alcuni dei brani che cantava coi FLEETWOOD MAC come la splendida Dreams, e senti che dal vivo in molti pezzi mette ancora più grinta rock che in studio.
Beh, dato che tra poco tempo saremo invasi dal ciclone Sanremo, ci sta ogni tanto orientarsi su qualcosa di completamente diverso, no?
I FLEETWOOD MAC, storica band statunitense con all'attivo quel gran disco che fu Rumours, considerato dai critici uno dei migliori di tutti i tempi, hanno perduto una delle tre voci, cioè Christine McVie che ci ha lasciati a 79 anni dopo una breve malattia.
Christine (in rosso nella foto) era entrata nella band ancora agli inizi quando era presente PETER GREEN, e quando un bel giorno il chitarrista decise di lasciare il gruppo, lei, che sapeva a memoria già tutti i testi, lo sostituì al canto, ma dato che il suo strumento era il pianoforte, poco dopo arrivò anche il chitarrista Lindsey Buckingham che con Stevie Nicks formò il trio di voci definitivo consolidando la formazione per diverso tempo, fra coppie che si formavano e che poi scoppiavano come bolle di sapone.
Sui Fleetwood Mac avevo scritto un post un paio di anni fa perché anche loro hanno fatto parte della mia formazione musicale non solo tamarra, per cui, per chi vuole saperne di più, riporto il LINK e in particolare posto una delle canzoni anni 80 cantata da Christine, cioè LITTLE LIESaccompagnata da un videoclip bucolico dalla fotografia sfumata che ci riporta immediatamente al 1987.