martedì 29 luglio 2025

MUSICA E CINEMA OGGI IN SCENA

 È scomparso ieri il più grande arrangiatore italiano (bum! esagero?) o sicuramente è stato uno dei migliori in assoluto.


Celso Valli, qui sopra con Vasco Rossi e spesso sul palco del Festival Di Sanremo come direttore d'orchestra, è colui che con la canzone italiana (e non solo) ha davvero fatto la storia in un periodo veramente florido realizzando album per Claudio Baglioni, Vasco Rossi, appunto, Eros Ramazzotti, Mina, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Fabio Concato, Jovanotti, Raf, Andrea Bocelli, Renato Zero, Giorgia, Mia Martini, Enzo Jannacci, Adriano Celentano e tanti altri. Cioè, per farla breve, tutta quella serie di canzoni che poi la gente ha massacrato nei vari Karaoke improvvisati, ma se questo è "successo" un motivo c'è ed è appunto il "successo" che hanno avuto tali canzoni grazie al modo come erano state costruite, perché alla fine, parlando della genesi di una canzone, di una vera e propria costruzione si tratta. 
Coetaneo di Baglioni, Celso aveva arrangiato per Claudio "La Vita È Adesso" e quel lavoro fatto 40 anni fa rimane ancora di molto superiore alla nuova versione che di recente è stata pubblicata dall'artista romano e della quale ho già parlato QUI in termini non del tutto entusiasti. 
Partirono in due ed erano abbastanza, come direbbe Venditti, quando Celso e Claudio si recarono a Londra per fare quel disco (torneranno più avanti nel Regno Unito anche per Oltre), ma prima si erano incontrati e conosciuti per bene e anzi Celso aveva voluto ascoltare per intero l'opera omnia di Claudio per cercare di entrare meglio in sintonia con lui, cioè proprio nella sua testa, riempiendolo di domande su ogni canzone che ascoltava. 
Dopodiché vai con le canzoni nuove che Claudio con Celso modificavano continuamente perché c'era sempre un'idea migliore da mettere giù in diretta negli studi londinesi davanti alle facce perplesse dei tecnici che invece erano abituati ad un lavorare più definitivo.

Ed è con queste parole che Claudio saluta l'amico:

Celso caro
giorni fa ripensavo, sorridendo, a quante alterne avventure avevamo passato insieme, fianco a fianco, tra giorni di dubbio e di creazione, di abbattimento e di esaltazione, in un tempo lungo ormai quarant’anni. Da La vita è adesso a Oltre a In questa storia.
Imprese impossibili e ardite che diventavano, pian piano e man mano, opere nuove.
Vicende di musica, di lavoro e di gioco.
D’altronde suonare e giocare, in inglese, tedesco e francese, si dicono con lo stesso vocabolo. E ragionare e praticare di musica è un trastullo serissimo e anche infantile.
Così, specialmente, quest’ultime storie ricordavo meglio e di più.
Le ore trascorse negli studi e gli alberghi di mezza Europa quando, spesso per distrarci dall’ansia delle progettazioni, ci davamo al cazzeggio più assurdo, sfrenato, insensato su qualunque argomento e su qualsiasi fatto accadesse.
Un passatempo, spassoso per noi e incomprensibile agli altri, era riportarci a vicenda, ogni mattina, i saluti e gli auguri, inventati di sana pianta, di qualche illustre collega.
Non voleva dir niente ma quanto ci abbiamo brigato e riso e ghignato.
Oggi, nel giorno del tuo commiato, ti salutano tutti. Con affetto e ammirazione.
Bravo Maestro.
Hai fatto cose bellissime e memorabili ed è stato, è e sarà sempre un onore grande
e un privilegio speciale avere avuto la possibilità di condividerle con te.
Aver partecipato a una partita avvincente e sublime.
E alla fine, al di là di ogni pronostico, aver pure vinto.
Claudio

Dicevo prima che Celso non ha messo la mano solo negli arrangiamenti della musica italiana tradizionale,

perché il suo contributo c'è stato anche nella italo-disco di fine anni 70/inizio 80, con diversi brani straballati come HILLS OF KATMANDU dei Tantra e HE'S SPEEDY LIKE GONZALES dei Passengers, 45 giri quest'ultimo magari sciocchino, è vero, ma che possiedo con orgoglio.

Merito suo è stato anche il ritorno sulle scene di Adriano Pappalardo con quella RICOMINCIAMO che è diventata il suo manifesto dopo alcuni anni di oblio durante i quali il massiccio cantante si era dedicato a canzoni più serie, ma certamente meno popolari.

Celso ci ha lasciati a 75 anni e ormai è evidente che la musica non sarà mai più la stessa. 
Non c'entra con la musica, ma con il cinema invece Enrico Lucherini, press agent delle star della celluloide del tempo che fu come Sylva Koscina e Sandra Milo, e personaggio noto per aver creato ad hoc certi scoop e gustosi aneddoti passati alla storia e raccontati nel suo libro come avevo raccontato molto tempo fa in un VECCHIO POST.

Enrico aveva 92 anni. 
Addio Celso ed Enrico. 

lunedì 28 luglio 2025

FASCISTI SV MARTE: IL CINEMA DI "FANTASCIENZA" DELLA PROPAGANDA FASCISTA

 Su Prime Video ho recuperato un film che avevo perduto quando era uscito nel 2006, cioè Fascisti Su Marte di e con Corrado Guzzanti.


Cioè una cosa da sbellicarsi dalle risate per come Corrado con gli altri comprimari, fra cui Lillo e Marco Marzocca, perculano più che ferocemente l'epopea del fascismo mostrandolo all'inizio come in uno di quei cinegiornali dell'Istituto Luce che mandavano al cinema prima del film con quella voce narrante stentorea (sempre di Guzzanti) che sottolinea le scene spesso con le didascalie come i film dell'epoca del muto. 
Per cui si ride di tutti quei cliché legati a quell'epoca dove DOVEVA regnare l'italianità assoluta dei nomi tipo il flashback che viene qui rinominato "retrolampo".
Il film è l'estensione di una serie di sketch televisivi sullo stesso tema dove un drappello di fascisti parte per conquistare Marte (i nazisti sulla luna di Iron Sky ancora non c'erano) dove ovviamente non c'è un'atmosfera respirabile, ma, se il gerarca Barbagli al comando dello sparuto gruppetto dà l'ordine di respirare ugualmente, lo si deve fare e lo si fa. 

Location, il nostro Marte, che è una cava alla periferia di Roma, resa marziana con la fotografia virata in rosso, e gerarca, che è ancora Corrado, che nei momenti di sconforto parla con il busto del Dvce, un po' come faceva Don Camillo con il crocifisso in chiesa, con la sola differenza che qui il busto non gli risponde.

Gli effetti speciali in chromakey sono spesso molto pezzenti, ma nel contesto fanno parte della comicità per cui vanno bene così. 
Marte, purtroppo per loro, appare disabitato, quindi senza nessuno a cui imporre il dominio fascista, così i nostri si inventano che certe pietre tondeggianti (fotografate veramente dalle sonde mandate sul pianeta) siano gli abitanti da loro definiti Mimimmi,

verso i quali i nostri disastrati dominatori si rivolgono come fossero vere entità viventi, finché l'arrivo di cinque belle aliene (un po' sullo stile delle amazzoni/valchirie del film animato Heavy Metal, se l'avete visto, e sennò dovete vederlo) non gli fa aprire gli occhi mettendoli davanti alla dura realtà sentendosi dire da loro che quelli sono in realtà solo dei semplici sassi inanimati (non sto spoilerando poiché è già tutto evidente).

Aliene la cui regina "capocciona" è Irene Ferri, mentre tra le altre una di loro è Caterina Guzzanti per la quale avevo un debole già ai tempi di Boris.
Il finale citazione di Kubrick conclude questo film che forse per alcuni risulta un po' tirato per le lunghe e quindi meno efficace dei brevi sketch in tv, ma da parte mia è stato un piacere tutto da gustare... sempre con l'opzione che deve essere preso nel verso giusto e deve piacere il modo di far ridere di Corrado Guzzanti. 

domenica 27 luglio 2025

DOC VA IN AMERICA

 Una volta tanto non siamo noi italiani a prendere esempio dagli americani, e stavolta succede con Doc,


versione a stelle e striscie di DOC NELLE TUE MANI. 
Medical drama che funziona anche in questo modo e il cui titolo era già stato utilizzato nel 2001 per un'altra serie che non c'entra nulla dove il protagonista era Billy Ray Cyrus, cioè il papà di MILEY. 
Lo stile all'americana è molto diverso dal nostro, ma il prodotto è molto buono. 
Niente male come idea anche quella di ribaltare i ruoli per cui è una donna il personaggio che invece in Italia è interpretato da Luca Argentero, ed è anche differente la modalità dell'incidente da cui parte tutto. 
Prima stagione andata, e adesso aspettiamo la successiva dai. 

sabato 26 luglio 2025

GIORNATA DEGLI ZII, GIUSTO PERCHÉ MANCAVA

 Il 26 luglio è considerata la Giornata Degli Zii, non per un vero motivo preciso, ma solo per dedicare una festa alla categoria parentale che non aveva ancora un giorno tutto suo.


Idea venuta ad una blogger americana, perciò cosa abbastanza recente, e diffusasi poi a livello mondiale per sottolineare il rapporto che spesso c'è tra nipoti e zii, dato che, non essendo essi i loro genitori, capita che diventi anche più libero e confidenziale.

Nella musica abbiamo avuto zii famosi celebrati in canzoni per l'infanzia, ma divenute immortali anche grazie al QUARTETTO CETRA e sto parlando di NELLA VECCHIA FATTORIA dove sta zio Tobia in mezzo a tanti simpatici animali, e, sempre a livello infantile, c'è anche la famosa ZIA DI FORLÌ che quando va a ballare fa così e così è così.

Per i più grandicelli invece si va al cinema dove rimane il ricordo dell'esordio alla regia di Salvatore Samperi nel 1968 con Grazie Zia, con Lisa Gastoni e Lou Castel

(che "da grande" poi indosserà anche la tonaca di Don Camillo dopo Fernandel), e tutto l'opposto con Keith Moon nel perverso ruolo dello zio Ernie dall'allucinogeno film TOMMY degli Who.

Gli zii più famosi dei fumetti poi sono certamente quelli della famiglia dei paperi, cioè Paperino, Paperina e Paperone, e quelli di Topolinia ovvero Topolino, Minnie e Pippo. 
Da chiarire invece un equivoco che avviene quando si parla di Dionne Warwick,

grande interprete di Burt Bacharach, ma nota anche per HEARTBREAKER scritta da Barry Gibb (e si sente), e spesso definita la zia di Whitney Houston, mentre invece erano cugine seppure con molta differenza di età. 
E per finire un caloroso saluto anche allo zio più famoso per gli amanti dell'horror,

ovvero Zio Tibia. 
Auguri a tutti!!! 

venerdì 25 luglio 2025

TARON E LA PENTOLA MAGICA, MA LA MAGIA DISNEY STAVOLTA NON FUNZIONA

 Usciva nelle sale statunitensi il 24 luglio del 1985 (ovvero ieri, ma in tale giornata ho preferito dedicare il post ad OZZY), Taron E La Pentola Magica,


primo film Disney in cui viene usata la CGI per animare una sfera di luce galleggiante e altri particolari nelle scene come la stessa pentola magica. Film questo il cui titolo originale non nomina Taron, ma un Calderone Nero, e che tra tutti i classici Disney finisce tra quelli di minor successo (infatti ben pochi se lo ricordano). 
Questo probabilmente perché la pellicola aveva dei toni fin troppo horror (cosa già accaduta con THE BLACK HOLE, curiosamente sempre con quel "black" portasfiga nel titolo) per un pubblico infantile verso il quale era in teoria rivolta, e forse ciò era dovuto al fatto che nel team c'era anche quel Tim Burton che più avanti delle atmosfere gotiche/spaventose ne farà un uso personale ben più fortunato e nemmeno in modica quantità.

Anzi, nella prima proiezione di prova tale contenuto macabro era ancora più accentuato, al punto che, prima di farlo uscire ufficialmente nelle sale, ne vennero sforbiciati via circa 12 minuti per non rischiare dei divieti verso i minori di 17 anni non accompagnati. 
Sarà quindi in questa versione che arriverà in Italia il 28 gennaio del 1986, casualmente lo stesso mese ed anno in cui sulla copertina di Pro Wrestling Illustrated 

appariva il mitico wrestler Hulk Hogan al meglio della sua forma dopo essere apparso già diverse volte anche al cinema, per esempio in Rocky III procurando tanto male a Sly, e in moltissime serie tv. 


Hulk, il cui vero nome era Terrence Gene Bollea, è deceduto per un arresto cardiaco a 71 anni nella sua casa di Clearwater in Florida, e continua così la triste saga delle leggende che se ne vanno poiché anche lui, nel suo campo, lo era senza dubbio.
Devo segnalare anche la scomparsa ad 84 anni di Chuck Mangione, trombettista dalle radici jazz che per un breve periodo era finito anche nelle radio commerciali grazie a quel brano raffinato che era FEELS SO GOOD.


Goodbye Hulk & Chuck. 

giovedì 24 luglio 2025

SI POTREBBE ANDARE TUTTI QUANTI AL TUO FUNERALE, "VENGO ANCH'IO!" DISSE OZZY

 Forse se lo sentiva il Madman che la fine era vicina, forse l'aveva scritto anche sul suo "Diary", e così il 5 luglio scorso aveva organizzato un super mega maxi CONCERTO reunion dei Black Sabbath


dove hanno partecipato tantissimi ospiti, chi più chi meno legato all'heavy metal come i Metallica, Slash, Alice In Chains, Slayer (per cui non c'era gente tipo Fedez o Tony Effe), tutti intorno ad Ozzy Osbourne che si è esibito a Birmingham (dove cominciò la sua carriera) davanti a 40mila fans, seduto su un trono d'effetto scenografico, ma necessario perché il rocker, affetto da Parkinson, non poteva più reggersi sulle gambe, con la voce magari ormai non perfettamente in bolla, ma che ha tenuto botta per quasi tutto lo show.
E dopo nemmeno tre settimane ecco che arriva la notizia che Ozzy ha terminato per sempre il suo show, quella sua vita da rocker portata anche in tv in una fortunata sitcom-reality

che ha anche lanciato la carriera di cantante della figlia Kelly. 
Vita piena di sregolatezze ed eccessi la sua, ma non sono sicuramente quelli che gli hanno portato quella subdola malattia poiché conosco persone ben più posate che sono affette dallo stesso male bastardo. 
Ozzy aveva 76 anni, cioè nemmeno un'età così avanzata se pensi ai Rolling Stones, ma al destino non si comanda e quel concerto reunion adesso rischierà di rimanere nella storia come il vero, ufficiale, surreale funerale di Ozzy Osbourne con ancora lui presente. 
Sempre una sitcom è stata fonte del successo, certamente meno clamoroso, di Malcolm-Jamal Warner, ovvero colui che interpretava Theo,

l'unico figlio maschio nella famiglia Robinson della tv, quella il cui patriarca Cliff era Bill Cosby. 
E famiglia che nell'edizione originale aveva invece il cognome Huxtable, considerato giustamente poco adatto a noi italiani e perciò ribattezzata Robinson. 
Cosa questa degli adattamenti italiani estremi molto frequente all'epoca, basti pensare a La Tata

che per noi era Francesca Cacace di origini italiane ciociare mentre invece il nome originale era Fran Fine ed era di famiglia ebraica, e quella che ci veniva presentata come la sua zia perennemente arrapata era, nella sceneggiatura, sua madre.

Malcolm aveva 54 anni ed è annegato mentre nuotava nelle acque dell'Atlantico. Successo il suo che si era limitato alla sitcom poiché in seguito la sua carriera di attore non era decollata come sperava. 
Goodbye Ozzy & Malcolm-Jamal. 

mercoledì 23 luglio 2025

ANDY WARHOL, IL COMPUTER E DEBBIE HARRY

 Era la metà degli anni 80, con i computer che stavano prendendo piede in diverse applicazioni e con già gente tipo i Kraftwerk che li utilizzavano da anni nella LORO MUSICA.


Quel 23 luglio del 1985 la Commodore International, per lanciare sul mercato il nuovo Amiga 1000, chiama come testimonial nientemeno che Andy Warhol, il quale si esibirà in una "performance". 


No, quella di Virginia Raffaele alias Marina Abramovich è un'altra cosa. 
Quella di Andy fu un'esecuzione live di arte grafica digitale fatta disegnando tra le altre cose il ritratto di Debbie Harry dei Blondie come si vede nella foto più in alto, cioè una rilettura digitale dell'immagine della bella cantante. 
Una cosa questa che adesso puoi fare direttamente con un cellulare tramite le migliaia di app esistenti e con risultati ancora più spettacolari, il che magari ti fa un pochino pensare a che razza di potenziale ordigno abbiamo sempre tra le mani dato che lo si usa davvero per telefonare solo al 20 per cento del tempo di utilizzo totale, mentre per il resto ci affidiamo totalmente al device per pagare, per postare foto sui social, per ascoltare musica e guardare video, per leggere le mail, per tradurre in tempo reale, per tenere conto delle calorie ingurgitate/bruciate e via così (si anche per scrivere queste cose, l'ho già detto). 
E se tanto mi dà tanto (vedi anche la BAND INESISTENTE creata dall'A.I.), l'evoluzione porterà sviluppi ancora maggiori che però adesso non riesco ancora ad immaginare. 
Ma sono sicuro che mi lascerò ancora stupire dallo scorrere degli eventi cercando di prendere sempre il meglio da ogni nuova situazione, come d'altronde sto facendo da sempre perlomeno nelle cose di mia competenza. 

UN PEZZO DELLA NOSTRA INFANZIA CHE SE NE VA

 Siamo tutti molti tristi oggi, noi bambini un pò grandi, perché è morto a 100 anni Giuseppe “Peppino” Mazzullo, lo storico doppiatore di To...