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lunedì 28 luglio 2025

FASCISTI SV MARTE: IL CINEMA DI "FANTASCIENZA" DELLA PROPAGANDA FASCISTA

 Su Prime Video ho recuperato un film che avevo perduto quando era uscito nel 2006, cioè Fascisti Su Marte di e con Corrado Guzzanti.


Cioè una cosa da sbellicarsi dalle risate per come Corrado con gli altri comprimari, fra cui Lillo e Marco Marzocca, perculano più che ferocemente l'epopea del fascismo mostrandolo all'inizio come in uno di quei cinegiornali dell'Istituto Luce che mandavano al cinema prima del film con quella voce narrante stentorea (sempre di Guzzanti) che sottolinea le scene spesso con le didascalie come i film dell'epoca del muto. 
Per cui si ride di tutti quei cliché legati a quell'epoca dove DOVEVA regnare l'italianità assoluta dei nomi tipo il flashback che viene qui rinominato "retrolampo".
Il film è l'estensione di una serie di sketch televisivi sullo stesso tema dove un drappello di fascisti parte per conquistare Marte (i nazisti sulla luna di Iron Sky ancora non c'erano) dove ovviamente non c'è un'atmosfera respirabile, ma, se il gerarca Barbagli al comando dello sparuto gruppetto dà l'ordine di respirare ugualmente, lo si deve fare e lo si fa. 

Location, il nostro Marte, che è una cava alla periferia di Roma, resa marziana con la fotografia virata in rosso, e gerarca, che è ancora Corrado, che nei momenti di sconforto parla con il busto del Dvce, un po' come faceva Don Camillo con il crocifisso in chiesa, con la sola differenza che qui il busto non gli risponde.

Gli effetti speciali in chromakey sono spesso molto pezzenti, ma nel contesto fanno parte della comicità per cui vanno bene così. 
Marte, purtroppo per loro, appare disabitato, quindi senza nessuno a cui imporre il dominio fascista, così i nostri si inventano che certe pietre tondeggianti (fotografate veramente dalle sonde mandate sul pianeta) siano gli abitanti da loro definiti Mimimmi,

verso i quali i nostri disastrati dominatori si rivolgono come fossero vere entità viventi, finché l'arrivo di cinque belle aliene (un po' sullo stile delle amazzoni/valchirie del film animato Heavy Metal, se l'avete visto, e sennò dovete vederlo) non gli fa aprire gli occhi mettendoli davanti alla dura realtà sentendosi dire da loro che quelli sono in realtà solo dei semplici sassi inanimati (non sto spoilerando poiché è già tutto evidente).

Aliene la cui regina "capocciona" è Irene Ferri, mentre tra le altre una di loro è Caterina Guzzanti per la quale avevo un debole già ai tempi di Boris.
Il finale citazione di Kubrick conclude questo film che forse per alcuni risulta un po' tirato per le lunghe e quindi meno efficace dei brevi sketch in tv, ma da parte mia è stato un piacere tutto da gustare... sempre con l'opzione che deve essere preso nel verso giusto e deve piacere il modo di far ridere di Corrado Guzzanti. 

giovedì 8 agosto 2024

ADDIO AD UN GRANDE ATTORE DI TEATRO, ANCHE AL SERVIZIO DI BORIS, E AD UN "COLLEGA"

 Nei giorni scorsi mentre già si disputavano queste benedette Olimpiadi piene di polemiche sessuali e igieniche (la Senna forse non è poi così pulita come i fransuà vogliono far credere, eh?) è mancato un nostro famoso attore di teatro, cioè Roberto Herlitzka che aveva 86 anni.


Molto teatro nella sua lunga carriera, si, però anche cinema avendo interpretato Aldo Moro in Buongiorno Notte di Marco Bellocchio ed essendo anche nel cast del film premio Oscar La Grande Bellezza di Sorrentino dove faceva la parte di un cardinale. 
Senza dimenticare anche che in tv lo avevamo visto in Boris nel ruolo di Orlando Serpentieri, personaggio con il quale ironizzava su se stesso proprio dando vita ad un bravissimo attore di teatro che veniva coinvolto nella sgangherata fiction diretta da Renè Ferretti. 
Altro addio che ci porta in un mondo completamente diverso lo dò ad un collega, ma molto più in grande di me per quanto riguarda le radio, dato che io bazzicavo solo nelle radio locali (che sono rimaste pochissime), mentre Massimo Cotto era una delle voci del colosso Virgin Radio. 
Massimo aveva 62 anni ed oltre ad essere dj aveva anche aiutato diversi cantanti italiani a scrivere dei libri biografici. 
Sto parlando per esempio di Max Pezzali con Non Ho Ucciso L'Uomo Ragno, VITTORIO DESCALZI con Una Volta Suonavo Nei New Trolls, e Ligabue con È Andata Così - Trent'Anni Come Si Deve, dal quale è stata tratta la DOCUSERIE su RaiPlay. 
Addio Roberto e Massimo. 

lunedì 15 luglio 2024

STAVOLTA WENDY NON L'HA SCAMPATA (E NEMMENO BRENDA)

 Anche questa settimana mi tocca aprirla con alcuni addii famosi dato che se n'è andata anche Shelley Duvall, la mitica Wendy di Shining perseguitata da Jack (Nicholson/Torrance) munito di accetta.


Shelley ottenne quel ruolo scelta da Kubrick per il modo così realistico in cui sapeva piangere. 
Cosa buona per lei, ma scoprirà poi sul set che la stessa scena in cui si disperava tra le lacrime l'avrebbe dovuta girare almeno una trentina di volte perché Stanley era fatto così e la disperazione alla fine te la faceva uscire per davvero anche se fossi stata una "cagna maledetta" (cit. Boris). 
Shelley non aveva studiato recitazione, ma quasi per caso era finita nelle grazie di Robert Altaman che la vorrà in diversi suoi film fra i quali il famoso Nashville,

film corale (secondo il tipico stile del regista) che ruota intorno a 24 personaggi presenti al famoso festival country che si tiene nella città del Tennessee e che non è mai stato doppiato in italiano, ma solo sottotitolato per cui difficilmente venne proiettato nelle sale normali, ma piuttosto confinato a quelle da cinestudio. 
Anche da Woody Allen Shelley ottenne una parte in Io E Annie, passando poi anche sotto la direzione di Terry Gilliam, Tim Burton e Steven Soderbergh, ma ultimamente l'attrice non era più esattamente in bolla e spesso vaneggiava cose senza senso. 
A portarla via a 75 anni sono state le complicazioni del diabete dal quale era affetta da tempo. 
Altro grande addio per Shannen Doherty,

53 anni e indimenticabile Brenda Walsh di Beverly Hills 90210. 
Da una decina di anni lottava contro un tumore al seno, ma le metastasi erano infine arrivate anche al cervello. 
La ricordiamo anche come Prue delle sorelle Halliwell della serie Streghe (Charmed), poi fuoriuscita con la morte scenica del personaggio, ma, in realtà per tensioni con Alyssa Milano, cioè la sorella Phoebe. 
Anche il cinema italiano perde un noto personaggio che arriva dal capolavoro Amarcord di Federico Fellini (probabilmente il suo film che preferisco) e sto parlando del giovane Titta interpretato da Bruno Zanin

(da giovane quasi identico a Tom Cruise) che attualmente aveva ormai 73 anni. 
La carriera di Bruno aveva avuto inizio proprio con quel film dopo che era capitato a Cinecittà in cerca di lavoro. 
Prima invece aveva avuto una pessima esperienza studiando da prete per volere dei suoi genitori, ma dovendo subire abusi da un religioso per cui molló tutto deciso a lasciarsi alle spalle quei brutti ricordi. 
Oltre che ad una decina di film, Zanin ha partecipato anche a fiction per la tv e lavori teatrali, scrivendo in più anche libri ed articoli per giornali. 
Per la musica invece devo segnalare la scomparsa di Tonj Acquaviva degli Agricantus

di cui è stato il fondatore polistrumentista e percussionista nel 1979, la pluripremiata band di musica inizialmente etnica evolutasi negli anni 80 in elettronica trance e i cui brani sono spesso stati usati come colonna sonora in film come questa AMATEVI tratta da I Giardini Dell'Eden.

Oltre che nei dischi ufficiali degli Agricantus, che sono una decina, i loro brani sono reperibili anche in quelle compilations lounge della serie Buddha Bar che funzionavano un po' di tempo fa. 
Tonj aveva 61 anni. 
Concludo con colui che è stato vittima dell'attentato a Donald Trump durante un comizio un paio di giorni fa,

cioè il cinquantenne ex vigile del fuoco Corey Comperatore che ha fatto scudo con il suo corpo per proteggere moglie e figlia rimanendo ucciso. 
L'ex presidente in corsa per la Casa Bianca invece è stato ferito ad un orecchio di striscio. 
Addio Shelley, Shannen, Corey, Bruno e Tonj. 

giovedì 1 febbraio 2024

NO ACTIVITY - NIENTE DA SEGNALARE: FORMAT DI SUCCESSO, SI REMAKKA

 No Activity è una serie tv prima di tutto australiana, poi l'hanno rifatta gli americani, e solo adesso è arrivata su Prime Video la sua versione italiana con un cast corale tutto incentrato sulle coppie di persone al lavoro, anche se di lavoro ci si trova anche quello poco ortodosso, per non dire fuorilegge.


Quindi ci sono due poliziotti in appostamento (Luca Zingaretti e Alessandro Tiberi), due narcotrafficanti (Rocco Papaleo e Fabio Balsamo), e due centraliniste della polizia (Carla Signoris ed Emanuela Fanelli), con altri personaggi di contorno (tipo Lorella Cuccarini, Diego Abatantuono, Maccio Capatonda e altri ancora) che creano una serie di sketch del tipo Camera Café, ma in locations diverse. 
Si ride perché gli attori coinvolti sono tutti molto bravi, ma, essendo uscito su una piattaforma come Prime Video, potrebbe essere un prodotto che non passerà alla storia, mentre invece Camera Café aveva dalla sua Italia 1 che lo mandava in onda, eppure ha i numeri, se non altro perché è una produzione Groenlandia, cioè la casa fondata da Matteo Rovere e Sydney Sibilia e questo si sente molto perché, come in tutti i lavori di Sibilia, non c'è una sola scena girata male, tutte basate sull'interazione fra gli attori.
Può ricordare anche per certi versi Boris e non solo per la presenza di alcuni del cast. 
Cioè per farla breve durante i sei episodi in effetti non succede granché, perché non è un prodotto d'azione né un crime, però intanto succede di tutto fra i personaggi con, secondo me, un momento top nell'episodio con Francesco Pannofino quando Emanuela Fanelli sbotta, e scena paragonabile alla TELEFONATA di Aldo in Tre Uomini E Una Gamba.

Su tutti comunque si fanno notare per qualche punto in più la Signoris, scontrosa e cinica, e Zingaretti con la sua passione per Marcella Bella... 
...e pure Marcella Bella...

giovedì 2 novembre 2023

LA CASA DEI FANTASMI: NUOVA VERSIONE, MA VECCHI PROBLEMI

 Rosario Dawson e Owen Wilson, in virtù del bel contratto  firmato con la Disney, ce li possiamo vedere separatamente una in AHSOKA e l'altro in LOKI, oppure in combo insieme invece in questo remake de La Casa Dei Fantasmi che già 20 anni fa, nonostante la presenza di Eddie Murphy, non era andato granché bene al botteghino.


Forse per questo motivo la Disney aveva pensato di farne un remake affidando la regia a Guillermo Del Toro, ben sapendo quanto il regista ami questo genere di film, al punto però da arrivare spesso a calcare un po' troppo la mano sul lato horror. 
Difatti non ci volle molto per far sì che Guillermo venisse licenziato proprio per le sue idee di far correre il film su binari non coerenti con l'idea di partenza.

Cioè la casa voleva un film commedia con spruzzate di horror come lo fu GHOSTBUSTERS e cavoli se c'è riuscita: dico solo che verso il finale certi fantasmi svolazzanti non sono meglio di quelli creati nel 1984 per il film di Ivan Reitman, e persino le scariche violacee che catturano quel certo morto vivente sono parenti strettissime dei flussi degli zaini protonici che devi sempre stare molto attento a non incrociare, perché se succede è male. 

E poi vabbè che se parliamo di fantasmi non siamo certo con le luci a palla tipo "apri tutto Biascica!", ma diamine, una fotografia un pelino migliore forse avrebbe giovato alla visione di questo film che ho guardato proprio la sera di Halloween, giusto per avere l'atmosfera adatta. 
Qui a fare il villain c'è Jared Leto quasi sempre coperto dalla CGI, e quello lo fa anche bene, ma perché ancora una volta mi devono doppiare il personaggio con l'effetto sulla voce da pentito della mafia?

Possibile che non ci sia più un tecnico italiano capace di tirare fuori un tono cavernoso senza dover rendere per forza tutto confuso? 
Se ascoltate la voce di Jared con l'audio originale, quella viene effettata anche lì, ma con un risultato tutto diverso. 
Sarà come per la faccenda dell'autotune nella musica, che ormai nessuno sa più cantare bene e con quella "macchinetta" gli correggono tutte le imperfezioni, ma se vai ad abusarne il risultato diventa irritante. 
Boh, fatto sta che il confronto con il gemello del 2003 viene perso per tutti questi motivi e servono a poco le partecipazioni di Danny DeVito, Jamie Lee Curtis

(nel ruolo che 20 anni fa era stato di Jennifer Tilly) e Winona Ryder in un film che già dall'inizio fa fatica a prendere i giri e quando lo fa c'è sempre qualcosa che non va per il verso giusto. 
Eppure coi fantasmi e stregonerie io mi ero fatto sane risate con la Disney e i suoi film vintaggi come Pomi D'Ottone E Manici Di Scopa (l'esercito di armature vuote era meraviglioso)

con Angela Lansbury strega principiante, e Il Fantasma Del Pirata Barbanera con uno strepitoso Peter Ustinov a dividere la scena con i soliti fedeli disneyani Dean Jones e Suzanne Pleshette. 
Davvero non c'è più la Disney di una volta e non vorrei mai che qualcuno si facesse passare per la testa di andare a rifare anche due cose così, perfette come sono. 
Meglio piuttosto una bella riedizione in 4K, no? 

giovedì 9 marzo 2023

SONO LILLO, CIOÈ SONO PASQUALE, CIOÈ SONO POSAMAN

 Su Prime Video c'è Sono Lillo, serie incentrata sul personaggio di Pasquale Petrolo (come l'originale) detto Lillo (come l'originale) e il suo alterego Posaman (come l'originale) che comincia però ad andargli un po' stretto per come sta invadendo la sua sfera privata.


Tutta fantasia ovviamente in una serie che ricorda un po' anche BORIS per la presenza di alcuni del cast (Sermonti, Calabresi, Guzzanti) e per come è ben realizzata e recitata, cosa ormai rara nelle fiction televisive.

Dimostra però che, se si vuole, si riesce a fare un buon prodotto divertente e comunque Lillo è uno che dove passa lascia il segno anche in cose stiracchiate come UNA FAMIGLIA MOSTRUOSA dove anche lì c'era Paolo Calabresi.

Francamente sul finale dell'ultimo episodio magari si poteva lavorare meglio, ma tutto sommato è una cosa leggera con dei tempi comici perfetti fra Lillo e Sermonti

al punto che sembra abbiano lavorato insieme da sempre, e poi sui titoli di coda sempre dell'ultimo episodio c'è tutta una serie di outtakes davvero molto divertenti. 

mercoledì 21 dicembre 2022

ODIO IL NATALE: ECCO UN ALTRO ESEMPIO DI FICTION FATTA BENE

 Gianna non perdeva neanche un minuto per fare l'amore, infatti è single e lo è da talmente tanto tempo che agli occhi di tutti ormai è diventata la classica "eterna single", cosa che per un po' va anche bene, ma, Natale dopo Natale, la nostra amica comincia ad averne piene le scatole, e non sono quelle dei regali, di ritrovarsi sempre così al pranzo di famiglia ed essere considerata tale e senza speranza alcuna di trovare l'anima gemella.


Che poi lei, la Gianna (Pilar Fogliati) a trovarsi un fidanzato ci prova anche con tutta la sua buona volontà, ma ogni volta per motivi diversi il flirt non finisce esattamente come sperava.

E così Gianna, che nel frattempo sosteneva tesi e illusioni e non credeva a canzoni o U.F.O., si sfoga anche con gli spettatori, rivolgendosi direttamente in camera, ma non durante le scene come in SHE-HULK o ENOLA HOLMES; qui ci sono dei momenti ritagliati appositamente come se fosse il confessionale del Grande Fratello.

Miniserie italiana di sei episodi su Netflix ambientata a Chioggia che per fortuna non ha la pesantezza classica delle fiction nostrane, anzi ha un ottimo ritmo come è stato anche con il ritorno di BORIS (e qualche volto della quarta serie lo ritroviamo qui) e gli episodi sono sui 30 minuti come le sitcom americane. 
A dirla tutta, non è un'idea originale, perché è un remake di una serie tv norvegese, pure quella su Netflix, però perlomeno è fatta bene, portandosi però dietro qualche critica per gli accenti romaneschi (siamo nel Veneto eh) e un po' di confusione sui vini. 
Comunque da gustare in fretta sotto le feste. 

martedì 29 novembre 2022

THE PLAYLIST: SPOTIFY E TUTTO QUELLO CHE C'È DIETRO

 The Playlist è su Netflix ed è una serie tv svedese, forse perché Spotify è una piattaforma svedese, e in sei episodi se ne racconta la storia di com'è nata.


Ma la cosa forte è che la stessa storia ti viene raccontata in ogni episodio, ogni volta con particolari nuovi, dal punto di vista diverso di sei individui diversi, perciò, un po' come in Jackie Brown di Tarantino, ti trovi a rivedere la stessa scena in un contesto diverso a seconda di chi sia il personaggio in questione, dal fondatore al socio, all'avvocatessa (o avvocata), dal discografico al programmatore, fino ad uno degli artisti coinvolti, ma in quest'ultimo caso la storia si sposta più avanti nel futuro ipotizzando che non siano rose e fiori esattamente per tutti come invece sarebbe stato nelle intenzioni di Daniel Ek, colui che ebbe tale idea molti anni orsono, con un finale metacinematografico che per un attimo ti fa uscire dalla finzione e ti fa chiedere "ma cosa ho visto finora?". 
Ma lo spirito, anche se a tratti si sorride pure, rimane sempre sul realista, mai sulla parodia, con alcuni momenti ancora differenti in cui ci si trova in mezzo ad una narrazione che va per allegorie, come nel cinema svedese più classico (vedi Bergman) come nell'episodio dedicato all'avvocatessa (o avvocata) dove tutto sembra ambientato un un unico palazzo con tanti uffici diversi da cui lei entra ed esce in pochi secondi cambiandosi la giacca. Impressionante il protagonista come da modello superfigo si è calato nel personaggio di Daniel, sovrappeso e con calvizie incipiente

(quello nel centro è il vero Daniel).
Ma tutto il cast fa un ottimo lavoro in un prodotto che si allinea a The Social Network di David Fincher nello spiegare cosa sta dietro ai fenomeni del mondo web in cui tutti, ma proprio tutti, ormai siamo invischiati, io per primo poiché sto scrivendo proprio sul web da circa tre anni. 
E a sto punto chissà come sarebbe una serie basata invece sulle piattaforme streaming tipo Netflix? 
Ah, già... è vero... ESISTE GIÀ 😊. 

martedì 22 novembre 2022

BORIS 4: MA CI VOLEVA DAVVERO COSÌ TANTO PER FARE UNA FICTION FATTA BENE?

 Ed ecco il ritorno di una delle serie più amate della tv, se tralasciamo la terza stagione un po' così così, cioè Boris.


Torna il cast al gran completo con l'assenza di Itala, la segretaria di edizione (finta) che viene però omaggiata con il primo episodio dove si tiene il suo funerale poiché l'attrice Roberta Fiorentini purtroppo è mancata lo scorso anno. 
Un altro omaggio viene fatto ad uno degli sceneggiatori (veri), Mattia Torre, anche lui deceduto lo scorso anno, con Valerio Aprea che interpreta uno dei tre sceneggiatori (finti), cioè quelli che scrivono i soggetti per le fiction copiando a destra e a manca, sotto forma di fantasma ancora in contatto con gli altri due colleghi, cosa che lì per lì non avevo capito da subito, ma poi tutto ok.

Come per ogni serie tv attuale adesso anche René Ferretti deve fare i conti con le piattaforme streaming, e anche la nuova serie in lavorazione, cioè La Vita Di Gesù e non più Gli Occhi Del Cuore, deve essere approvata da una fantomatica piattaforma di cui è diventato responsabile l'ex stagista Alessandro.

Quindi si parla di algoritmi che decidono la validità delle trame e tutto il bel mondo backstage pieno di vincoli che ormai è diventato il lavorare nelle fiction, magari un po' esagerando, ma nemmeno poi tanto. 
Per me che ho un cervello fatto a modo mio, vedere la lavorazione di una fiction su Gesù con Pietro Sermonti che fa il pagliaccio sul set non può non far pensare ai Monty Phyton e il loro BRIAN DI NAZARETH, ma è solo un fugace momento perché poi tutto si sviluppa diversamente.

Un'altra cosa che Boris ti spiega a modo suo è il frequente uso degli "spiegoni" stravisti anche negli ultimi film di Harry Potter, dove intere scene vengono solo raccontare dai protagonisti, in quel caso del maghetto per snellire la lunghezza dei libri, qui invece perché non ci sono i fondi e il tempo per realizzarle quelle scene tipo la strage degli innocenti, la moltiplicazione dei pani e dei pesci e così via. 
Ritornano tutta una serie di guest star che già avevano partecipato in precedenza fino ad un finale surreale e folle che comunque è un piccolo capolavoro con Francesco Pannofino che si presta a fare una cosa che mai ti aspetteresti da lui. 
E meno male che qualche fiction italiana che funziona ancora c'è, dopo aver visto certe robe brutte brutte brutte...


venerdì 28 ottobre 2022

NURSE 3D: COSE DA "PAZ"

 Un film questo che, nel mucchio, per Halloween ci può stare, ma che si tira anche addosso come una calamita tutto il peggio che può arrivare dalla critica, per la regia, la sceneggiatura, la recitazione e quant'altro sia possibile aggiungere.


Certo, Paz De La Huerta è un po' "cagna maledetta" ed il regista Aarnokowsky, esattamente come il René Ferretti (anche oggi qui, ma lo sapete già che Boris ritorna, eh) specializzato in serie tv, di più non riesce a spremere da lei, anche perché lui stesso non sa dirigere meglio un film che vorrebbe essere un thriller, giocato pure sugli effetti 3D (esiste anche la versione 2D per tutti i gusti),

ma che aldilà di un po' di splatter con sangue che schizza, mischiato ad erotismo alla Tinto Brass, non riesce a metterti quella tensione che richiederebbe un prodotto del genere.

Anzi la nostra infermiera assassina diventa spesso una parodia di sé stessa con le espressioni che le dà Paz, più che altro smorfie, e più intenta a mostrare le forme che a rendere credibile quello che sta facendo in scena.
Si, espressioni tipo questa:

Fa anche un po' specie che sia stata proprio lei una delle prime ad accusare Harvey Weinstein per molestie sessuali nella famosa vicenda dello scandalo. 
Certo è che quando la locandina ed il relativo materiale promozionale (foto abilmente photoshoppate e non) sono così accurate da averci speso probabilmente un capitale per veicolare un certo tipo di messaggio, andando poi a finire in economia sul resto della produzione, forse a sto punto c'è proprio qualcosa che non va.


E poi non mi venire a dire che non pensavi che il film fosse così.
E non è nemmeno un porno, pensa te...
 

venerdì 7 ottobre 2022

IRMA VEP - LA VITA IMITA L'ARTE: TITOLO PERFETTO ANCHE AL CONTRARIO PER LA SERIE SU SKY

 L'ho già raccontato su queste pagine di come il film del 1996 di Olivier Assayas fosse entrato furtivamente in casa mia, quasi felinamente come la sua protagonista, per cui, se volete saperne qualcosa di più ecco IL LINK AL POST.


Adesso il regista dimostra una volta di più che questo film è molto speciale per lui, quasi un tassello della propria vita poiché ne ha fatto una serie HBO in onda su Sky, dove la realtà si mescola con il racconto e dove si parla di un regista impegnato sul set di una serie tv sempre tratta dallo stesso soggetto che arriva dal cinema muto degli anni 50, cioè un remake de Les Vampires che aveva come protagonista la star Musidora, di cui lui aveva già girato un film e sposato la protagonista. 
Cioè nient'altro che la storia vera di Olivier Assayas, ma qui non ci sono più le tute di latex in cui recitava sudando, anche se non lo dava a vedere, Maggie Cheung (diventata poi davvero sua moglie) nel film del 1996 di cui se ne vedono brevi spezzoni, sostituite da altre tute non meno feline, ma di velluto, quindi suppongo più confortevoli, 

nelle quali si muove sinuosa Alicia Vikander, che pare ricevere da tale outfit persino dei super poteri rendendo il tutto molto surreale (e inoltre si ripete anche qui la stessa scena del film con la frase sulla fragilità del materiale), outfit aderenti come anche il costume che indossa Severine, ma questo in apparenza fatto con un tessuto più "tecnico" alla Avengers.

Avengers che sono presenti per René Vidal, il regista personaggio protagonista della serie tv e chiaro alter ego di Assayas, anche in una seduta dalla psicanalista, ma gli Avengers di cui si parla lì non sono Marvel, bensì quelli british di Emma Peel e John Steed (serie conosciuta in Italia come AGENTE SPECIALE), dove il regista spiega nei dettagli la sua ossessione per tali outfit fetish come quelli appunto indossati da Diana Rigg.

Quindi, anche se la storia è un remake di quella del 1996, la sceneggiatura riprende le parti vere di vita vissuta di Assayas come in un gioco di rimandi visuali e cerebrali, con tocchi fetish e pure bondage, e con il regista della finzione che si chiama René come Pannofino in Boris, analogia che curiosamente non sembra nemmeno capitata per caso perché ritroviamo quasi tutte le magagne e imprevisti che costellavano anche il set di Gli Occhi Del Cuore 2 (ditemi se il personaggio di Edmond non vi ricorda Stanis con tutte le sue fisime).
Cristian Iansante aggiunge il suo tocco doppiando come solo lui sa fare il personaggio di Gottfried, tossicodipendente, egocentrico e intrattabile. 
L'impressione che ho avuto però è che mentre in Boris funzionava tutto, e ti faceva scompisciare, pare che qui si sia allungato un po' troppo il brodo mettendo in mezzo anche un ex rapporto lesbo impregnato di dominazione che però non aggiunge granché alla storia in sé stessa, ma sta lì giusto per tirarne fuori una serie di 8 episodi (eh, se la produzione vuole così si fa così), mentre il film del 96 girava molto meglio restando sotto i 100 minuti, con un finale però a dire il vero un po' buttato lì. 
Ed è anche surreale come la realtà si incroci ancora con la finzione come quando René Vidal dice che lui non sta dirigendo una serie, ma un lungo film diviso in 8 parti, oppure nel terzo episodio quando alcuni membri del cast commentano le sceneggiature delle serie tv delle piattaforme streaming fatte con gli algoritmi, probabilmente esprimendo il vero pensiero di Assayas nei confronti di Netflix e simili. 
Com'è pure surreale che ad un certo punto arrivi anche Kristen Stewart che ai vampiri (ma quelli veri coi canini affilati) deve buona parte del suo successo nel cinema.

La serie in originale avrebbe anche parecchi dialoghi recitati in francese e sottotitolati poiché la vicenda si svolge a Parigi, ma il nostro doppiaggio ha preferito far parlare in italiano integralmente il cast (metti che ci son dei pigri come me), mentre anche il film del 96 manteneva tali differenze linguistiche a forza di sottotitoli. 
Ora lo so che alla fine del polpettone, magari a tratti non si capiva se in quel momento stavo parlando di Assayas, del suo film, della serie HBO o di quella di cui si racconta la travagliata lavorazione, ma è esattamente la sensazione che si prova mentre si sta davanti alla tv, fino ad arrivare ad un finale diverso, fantasioso e per questo forse più soddisfacente di quello visto nel film. 

lunedì 16 maggio 2022

CORRO DA TE: REMAKE, SI, MA FATTO BENE

 Il cinema italiano forse soffre della mancanza di buone sceneggiature, fatto sta che sta pescando spesso da quello francese come anni fa con il grande successo di Benvenuti Al Sud, e lo fa stavolta con il remake del film Tutti In Piedi.


Miriam Leone qui recita davvero e dimostra a quelli che in DIABOLIK l'avevano definita "cagna maledetta" (definizione passata alla storia con Boris) che si era solo attenuta alla direzione dei registi i quali volevano esattamente una cosa forzatamente finta. 
Si ride e a volte anche a denti stretti per Favino così cinico nel suo ruolo di direttore di un'azienda produttrice di scarpe da running e donnaiolo inguaribile. 
Sarà così finché non si troverà a cambiare il suo modo di vedere le cose e di trattare le donne. 
Il film vede nel ruolo della nonna l'ultima apparizione di PIERA DEGLI ESPOSTI, scomparsa lo scorso anno, ed ha anche un simpatico cameo di Michele Placido che contribuisce a far ribaltare il punto di vista del protagonista. 
Giulio Base e Pietro Sermonti (un altro pezzo di Boris con anche Carlo Luca De Ruggieri che interpreta il fratello gemello, ma eterozigote, di Favino) sono invece due degli amici con cui Gianni (Favino appunto) scommette sulle sue conquiste, mentre Vanessa Scalera, vista anche lei in quel "Diabbolik", si ruba la scena diverse volte nella parte della segretaria. 
Considerando poi che l'originale francese non l'ho mai visto, io mi son divertito il giusto. 
Insomma, chissenefrega se è un remake, dai... 

mercoledì 3 febbraio 2021

UN ADDIO A BAYSIDE SCHOOL E UN BENTORNATO A BORIS

 Notizie buone e cattive che arrivano oggi sulle serie tv. Per le cattive, un carcinoma ai polmoni si è portato via a soli 44 anni (dico... 44!!!) Dustin Diamond, il giovane attore noto per il ruolo di Screech in Bayside School in tutte le sue declinazioni da serie tv a film tv.


Grande simpatia, senza alcun dubbio, ma purtroppo la sua carriera non si può dire che fosse decollata dopo il grande successo iniziale, per cui sarebbe assolutamente fuori luogo decantare le supposte doti artistiche del nostro amico. Non voglio denigrarlo, sia chiaro, ma semplicemente è stato fortunato ad essere ritenuto adatto per essere quel personaggio ed è così che ce lo ricorderemo. Buone notizie invece per i fans (io in primis) della serie Boris perché sembra sempre più sicuro l'arrivo della quarta stagione (un filino in ritardo, se proprio vogliamo essere pignoli) con confermato il cast originale eccetto per uno degli autori, Mattia Torre, e l'attrice Roberta Fiorentini che interpretava la segretaria di produzione, purtroppo entrambi deceduti un paio di anni fa. Quindi il lato triste in fondo c'era anche un po' qui. L'unica cosa che mi dà dei dubbi è che la terza serie aveva avuto un certo calo, e si era ripresa solo in parte con il film. In parte anche perché il film si poteva anche vedere se non conoscevi la serie, però ti perdevi un sacco di riferimenti e ti dava l'effetto di una commedia come tante altre. A me è successo così infatti: ho visto la serie solo dopo il film, e solo allora sono riuscito a sistemare per bene le cose. Ma alla fine della storia lascio comunque il mio doveroso (e ripeto, rispettoso) saluto al compianto Dustin:

Ciao Screech.


CON QUELLA FACCIA UN PÒ COSÌ

 Ma sarà un effetto ottico o sono tracce di vita extraterrestre? Questo si domandavano in milioni tra spettatori e lettori di fronte alla f...