Agosto ci ha riportato ieri in alcune sale italiane, in occasione del quarantesimo anniversario, con anche alcuni gadget, il ritorno rimasterizzato di Sotto Il Vestito Niente
di Carlo Vanzina con Enrico come co-sceneggiatore, quando ancora non avevano associato definitivamente il loro cognome alla comicità pecoreccia e provavano a realizzare un thriller ambientato nella ottantiana "Milano da bere", nel mondo delle top model in quegli anni in cui le modelle erano idolatrate come delle star di Hollywood anche se in realtà non facevano altro che portare addosso degli abiti firmati da mostrare in pubblico con quell'espressione glaciale quasi incazzata tipica di chi calca quelle passerelle.
Uno di quei miti degli anni 80, quello delle top model, del quale ormai se ne riesce a fare volentieri a meno, al contrario invece della musica di quella decade e dei suoi film diventati mitici.
Film questo invece che fa debuttare Renée Simonsen (carriera brevissima come attrice) e titolo preso da un romanzo del direttore di Amica Paolo Pietroni pubblicato sotto lo pseudonimo di Marco Parma, ma che i due fratelli rivoltarono come un calzino (però d'alta moda) perché consideravano la storia bruttissima, e tirando fuori una cosa ispirata nelle intenzioni al mitico Brian De Palma, e che l'autore del libro, dopo aver visto il risultato, definì invece "una ciofeca".
Ci avrà bevuto poi su un Ramazzotti ghiacciato per dimenticare...
Apriamo la settimana purtroppo con l'addio ad Adriana Asti scomparsa nei giorni scorsi a 96 anni.
Nata a Milano, Adelaide Aste (era il suo vero nome) fuggì di casa a diciassette anni per unirsi a una compagnia teatrale itinerante.
Il suo talento venne presto notato da Giorgio Strehler, che la introdusse al Piccolo Teatro di Milano, dove recitò in Miles Gloriosus e Il Crogiuolo di Arthur Miller sotto la sua direzione, segnando l’inizio di una solida carriera scenica.
Il suo debutto cinematografico avvenne già nel 1948 con il cortometraggio Buio In Sala di Dino Risi, seguito da ruoli importanti nei film di Visconti come Rocco E I Suoi Fratelli (era la ragazza della lavanderia) e Ludwig.
Negli anni Sessanta diventò figura centrale del cinema d’autore italiano: interpretò Amore, la prostituta in Accattone (1961) di Pier Paolo Pasolini, di cui fu anche grande amica intellettuale, e la zia Gina in Prima Della Rivoluzione (1964) di Bernardo Bertolucci, suo primo marito.
Negli anni Settanta arrivarono per lei dei ruoli provocatori e intensi: da Il Fantasma Della Libertà di Luis Buñuel (1974) a Io, Caligola di Tinto Brass (1979), fino a pellicole come Nipoti Miei Diletti di Franco Rossetti (1974).
Negli anni Duemila l'abbiamo ritrovata ne La Meglio Gioventù (2003), per il quale vinse il terzo Nastro d’Argento e un Ciak d’Oro, e Quando Sei Nato Non Puoi Più Nasconderti (2005), entrambi diretti da Marco Tullio Giordana.
Anche il doppiaggio ha usufruito della sua voce dando espressività ad attrici certamente belle come Claudia Cardinale, Catherine Spaak, Magali Noel, ma che così hanno goduto di un valore aggiunto.
Rimane comunque il palcoscenico il suo migliore primo ambiente dove cominciò ad esprimersi, e dove durante la sua carriera si confrontò con i grandi nomi come Beckett, Pinter, Shaw, Goldoni.
Sempre legato al teatro è il nome di Robert Wilson, 83 anni, regista noto per le sue scenografie molto particolari (era laureato in architettura)
e per aver collaborato con Lady Gaga e la visionaria Marina Abramovic, che stanno benissimo entrambe nella sua visione scenica.
Anche lui è mancato nei giorni scorsi, mentre più recente è la morte per arresto cardiaco del rapper JESTO a 41 anni. Justin Yamanouchi (il suo vero nome) era figlio del compianto cantautore Stefano Rosso, ma portava quel cognome esotico perché, quando nacque, la madre, Teresa Piazza, era ancora sposata, ma prossima al divorzio, con Hal Yamanouchi, attore e doppiatore nonché la riconoscibilissima voce degli spot Suzuki.
Tanto tempo fa... in questa galassia vicina vicina, quando era il 3 agosto, ma del 1975, la ormai ridimensionata Atari, che appariva, come la Coca Cola, anche con una maxi insegna luminosa nei due Blade Runner, perciò la si immaginava ancora attiva anche nel 2046,
lanciava sul mercato la versione domestica di Pong, quel videogioco che era forse la cosa più minimale in assoluto che potesse esistere e che comunque funzionava.
Era il classico Ping Pong fatto su uno schermo tv (ancora piccolo rispetto agli attuali) con due semplici barrette a simulare le racchette e un quadratino (perché farla tonda era ancora impossibile) come pallina e adoperavi due semplici joystick per giocare.
Altro grande successo della Atari era stato ASTEROIDS del 1979, di cui avevo già parlato.
Da allora di byte ne sono passati sotto i controllers e nel tunnel della PLAYSTATION (l'avevo raccontato), ci sono passato anch'io comprando i giochi usati dal defunto Blockbuster, ma per fortuna per un periodo piuttosto breve.
Chi non conosce o non ha mai usufruito del Velcro? Quel sistema di chiusura che fa tanto futuro e fantascienza quando lo vedi in certi outfit come quelli di Ed Straker presenti nella mia SERIE TV PREFERITA.
Ehm... Forse vi siete distratti con la meravigliosa Gabrielle Drake, ma Ed è quello biondo a sinistra nella foto con la giacca aperta che mostra appunto la striscia bianca di Velcro.
Pare proprio un qualcosa da fantascienza, si, eppure quel sistema venne brevettato il 2 agosto del 1955, esattamente 70 anni fa!!!
Vabbè, più avanti nel secondo episodio di Ritorno Al Futuro vedremo anche le Nike autoallaccianti, ma quella è un'altra storia (e che storia!).
2 agosto, quello del 1955, che è anche un giorno che ha visto la pubblicazione di diversi brani importanti, tra cui BO DIDDLEY di Bo Diddley e Ain't That A Shame di Fats Domino della quale, fra le tante esistenti (con anche una da parte di John Lennon), è una degna COVER rivoltata hard rock quella fatta dai Cheap Trick nel 1979.
Anche la SIGLA delle prime 2 stagionidi HAPPY DAYS, Rock Around The Clock, è legata all'anno del Velcro poiché,
nonostante fosse stata registrata nel 1954 e pensata come lato B di un 45 giri, la sua grande popolarità esplose nel 1955, dopo essere stata inserita nella colonna sonora di Il Seme Della Violenza, diventando un inno del rock and roll. Un'altra canzone degna di nota del 1955, ma decisamente meno rocknroll, è UNCHAINED MELODY, anche se la sua versione più famosa, quella dei Righteous Brothers ormai legata al film Ghost e ai suoi vasi di creta, è del 1965, mentre questa qui sotto è la sua versione originale.
Quindi, oltre a sancire la nascita del futuristico Velcro, il 2 agosto del 1955 può essere considerato un giorno significativo per la musica rock and roll, con la pubblicazione di brani che hanno definito il genere e che oggi, nelle mie intenzioni, allietano il nostro sabato.
Quel 1 agosto del 2005 avrebbe cambiato tutto anche nel cinema poiché partiva da quella data il divieto dell'Unione Europea di pubblicizzare prodotti a base di tabacco come invece accadeva anche nei film degli anni 70
con certi pacchetti rossi e bianchi in bella vista (allora non si chiamava ancora product placement) e gente che fumava come dei turchi, quei turchi delle fiction che ora vanno fortissime su Canale 5, al punto da farsi assegnare la prima serata e che invece pure loro adesso non possono farlo in scena.
Pensate che anche X-Files aveva un personaggio che continuamente fumava,
e infatti la serie (non per quel motivo credo) è finita nel 2002 con due ritorni nemmeno troppo eclatanti una quindicina di anni dopo.
Tempi che cambiano, è vero, e anche in meglio se non contiamo le sigarette elettroniche e gli svapatori che sanno ancora di più di dipendenza.
Ma adesso, da parte di una canaglia che non ha mai fumato in vita sua, la vera domanda è:
ma francamente ce lo avreste visto voi un Clint Eastwood al cinema senza quel sigaro?
Verso la fine del luglio 1995, precisamente il 28 (per l'Italia sarà il 15 settembre), usciva nelle sale il film che da allora viene ricordato come un grande flop, ovvero Waterworld con Kevin Costner per la regia di Kevin Reynolds.
Entrambi i Kevin, dopo quell'avventura non esattamente edificante, finiranno in una china discendente rispetto ai grandi successi che avevano entrambi avuto in precedenza.
Ma tutto sommato, a pensarci bene, Waterworld non era un brutto film, anche perché anticipava di molto quello a cui stiamo assistendo oggi, cioè il riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacciai con il conseguente aumento del livello delle acque che, nel film, vanno a coprire buona parte del pianeta, ma Greta Thunberg allora non era ancora nata sennò sai che promozione per entrambi?
Proprio per realizzare tale situazione Reynolds e Costner, che pure produceva il film, vollero girare davvero in mare aperto alle Hawaii, senza ascoltare i consigli di Steven Spielberg che ancora ricordava i problemi avuti sul set de LO SQUALO proprio perché girato in mare.
In effetti mica tutti siamo James Cameron che mette un TITANIC dentro una maxi piscina
oppure vi fa immergere Ed Harris come se fosse giù negli abissi più profondi e lì dentro tutto lo staff può muoversi con maggior comodità grazie anche alla CGI.
No, e infatti sul set di Waterworld accadde di tutto, dalle tempeste tropicali agli incidenti gravi a cui uno scampó per un pelo proprio Kevin Costner che interpretava il protagonista Mariner, un uomo in un futuro post apocalittico alla ricerca della ormai ridotta terra emersa e mutato con branchie e dita palmate, che secondo alcuni era anche un riferimento a Sub-Mariner, il principe Namor della Marvel.
Ma chiaramente l'analogia più grande è quella con la saga di Mad Max però in versione acquatica invece che desertica, cioè l'esatto opposto.
Tali inconvenienti di cui sopra insieme ai problemi tecnici nel girare, fecero allungare a dismisura i tempi di lavorazione (con penali da pagare) e sforare anche di parecchio il budget iniziale.
Quindi il flop è stato probabilmente più sul lato economico poiché gli incassi non ripagarono le ingenti spese sostenute, mentre poi andò un po' meglio con la distribuzione home video.
Anche perché ricordiamoci che nel film c'era quello che era un villain perfetto incarnato da uno schizzato Dennis Hopper,
per cui una buona parte del lavoro era bella che pronta dato che un "buon cattivo" (pare un ossimoro eh?) ha sempre una grande importanza.
Oggi, 30 luglio, è la Giornata Internazionale Dell'Amicizia proclamata nientemeno che dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per promuovere l'unione dei popoli senza distinzioni di razze, ideologie ed etnie.
Certo... vaglielo a dire a chi invece fa della guerra un business, perché alla fine si tratta di quello, come spiega chiaramente l'inizio di quel film Trafficanti che AVEVO POSTATO un po' di tempo fa.
Cercando di starne fuori dalla guerra finché sarà possibile, metto qui oggi una vecchia canzone dell'immmenso Herbert Pagani (chissà però quanti se lo ricordano?) dei tempi di quando lo si vedeva ancora in tv negli show del sabato sera. L'AMICIZIA è il titolo ed è palesemente vecchia nello stile valzerato vagamente alla francese (Herbert, nato a Tripoli, aveva doppia cittadinanza italiana e francese ed era stato anche speaker di Radio Monte Carlo), ma quello che dice rimane sempre attuale.
In coda purtroppo devo anche aggiungere l'addio a Livio Macchia,
bassista e co-fondatore dei Camaleonti che erano finiti in UN POST anche di recente.
Livio aveva 83 anni, malato da tempo, ed era quello con i baffoni, per capirci, che divideva le canzoni da cantare con l'amico TONINO CRIPEZZI, quello dal particolare vibrato incorporato.
Addio Livio, anche tu sei stato pur sempre un nostro amico in musica.