sabato 31 ottobre 2026

ORRORE A 33 GIRI PER HALLOWEEN

 In vista di Halloween oggi parliamo di orrore musicale e, a riguardo, c'era un sito, Orrore A 33 Giri, 


che è stato uno storico progetto italiano (2006–2026) ideato e curato da Auroro Borealo (ascoltate qualche disco suo, così per curiosità), dedicato alla scoperta e alla catalogazione di musica "diversamente bella", dischi improbabili, bizzarri e artisti underground dimenticati. 
Nell'agosto del 2026, dopo 20 anni di attività, il sito web ufficiale Orrore A 33 Giri ha concluso la sua corsa attiva, ma rimane accessibile online come archivio storico dei contenuti prodotti in vent'anni. 
Il progetto si è trasformato ed è proseguito sotto il nome di Dischi Brutti (gestito sempre da Auroro Borealo), mantenendo lo stesso spirito di ricerca del pezzo musicale assurdo o dimenticato. 
Adesso mi tirerò addosso gli strali dei cultori del prog italiano che incensano e difendono a spada tratta certi prodotti cosiddetti di nicchia, perché l'ho cercato, ma stranamente nell'archivio del sito non ho trovato traccia di Aria di Alan Sorrenti

(dalla copertina bellissima completamente aperta) pubblicato l'8 giugno del 1972, che non è un disco horror in senso cinematografico, ma per me è un'opera sopravvalutata anche se molti Alan lo lodano per via del suo uso estremo della voce e delle atmosfere psichedeliche che in quegli anni 70 vorrebbero sembrare d'avanguardia. 
Intanto si parte con la suite ARIA

che occupa l'intera prima facciata (circa 20 minuti) e parte come una dolce ballata folk acustica, ma evolve rapidamente in un flusso sonoro inquietante dove Sorrenti usa la voce non come semplice strumento melodico per cantare, ma piuttosto, secondo alcuni, ricorda le sperimentazioni estreme di Demetrio Stratos o Tim Buckley, mentre a mio parere emette solo lamenti e parole a caso su strumenti che suonano a caso. 
L'idea dovrebbe essere d'avanguardia poiché nel disco suona anche Jean-Luc Ponty (già con Frank Zappa), ma tutto l'insieme così dissonante sembra provocare invece un vero e proprio "terrore psicologico.

Non va granché meglio sul lato B che comincia solo in apparenza bene con VORREI INCONTRARTI, una "canzone" dall ispirazione quasi rinascimentale che, dopo un inizio delicato cambia mood perché il nostro amico si fa prendere di nuovo la mano e riattacca ad urlare come un ossesso. 
Oppure brani come LA MIA MENTE

che accentuano questo senso di fastidio con la voce di Sorrenti che si spande su tappeti di sintetizzatori alienanti e pianoforti elettrici dal taglio jazz oscuro. 
Quel jazz che, mescolato al rock, ha fatto la fortuna di band internazionali e italiane dedite al prog. 
Ma qui, mi spiace, è un altro paio di maniche. 
Queste sono solo le mie impressioni eh... e per questo motivo ho messo questo disco orribile oggi in prossimità di Halloween tralasciando invece, per pudore, le ultime recenti esibizioni live di Alan dove massacra i suoi successi pop fine anni 70/inizio anni 80 andando completamente fuori tempo sulla base che sta suonando. 
Meglio ascoltare la versione di studio di, per esempio, FIGLI DELLE STELLE.

venerdì 30 ottobre 2026

ADDIO O CAPITANO, MIO CAPITANO... E AGGIUNGO UN ANNIVERSARIO CINEMATOGRAFICO

 Star Trek, seppure stavolta nella versione Next Generation, è di nuovo in lutto per la scomparsa di Patrick Stewart,


attore inglese celebre per essere stato il capitano Jean-Luc Picard in quel rinnovamento della serie andato in onda tra il 1987 e il 1994, compresi anche alcuni lungometraggi per il cinema, e poi anche il professore Charles Xavier nei film degli X-Men, ricoprendo ancora nuovamente il ruolo di Picard in una SERIE TUTTA SUA su Prime Video. 
Patrick è morto l'altro ieri ad 86 anni ed era malato di Alzheimer e di demenza. 
Prima dei ruoli che lo resero celebre al grande pubblico, Stewart era stato un ammirato attore di teatro shakespeariano. Passò poi alla televisione e al cinema, recitando tra gli altri in EXCALIBUR del 1981 e nel Dune del 1984 nella versione di DAVID LYNCH. 
L'ultima sua apparizione infine è stata ancora come professor Xavier in AVENGERS: DOOMSDAY, ma che vedremo a dicembre.

Da un addio si passa ad un anniversario, anche se quando uscì al cinema il 29 ottobre del 1976, Febbre da cavallo di Steno non convinse nessuno. 
Incassi trascurabili e pessime recensioni lo liquidarono in breve come un film banalotto. 
Negli anni 90 invece Febbre Da Cavallo fu oggetto di un’insperata riscoperta da parte del pubblico televisivo in particolare del Lazio grazie alle numerose repliche mandate in onda sulle reti locali e private della regione. 
Oggi, 50 anni dopo, Febbre da cavallo è diventato un film di culto e non solo a Roma. 
Si può dire, anzi, che sia la commedia più famosa fra quelle con protagonista GIGI PROIETTI (Mandrake) che, pur avendo già lavorato con registi importanti come Ettore Scola e Mario Monicelli, ai tempi era ancora un attore emergente e qui divideva la scena con Enrico Montesano (Er Pomata) e un manipolo di nomi dell'epoca, come Catherine Spaak, Mario Carotenuto e Adolfo Celi.

Nel 2002 Carlo Vanzina, figlio di Steno, ne ha diretto il sequel, Febbre Da Cavallo - La Mandrakata, sempre con Proietti e Montesano, ma questo non è diventato un cult. 
Comunque Goodbye Patrick. 

giovedì 29 ottobre 2026

MASTERS OF THE UNIVERSE: MISSIONE COMPIUTA

 Tempo fa, nel 1987, c'era stato il primo tentativo di portare al cinema He-Man, Skeletor e tutta la ghenga de I Dominatori Dell'Universo, con il risultato di un colossale flop perché il film era veramente brutto e il suo problema più grosso probabilmente era che si prendeva pure dannatamente sul serio.


Cosa che invece non accade nel nuovo Masters Of The Universe che è un tripudio di caos postmoderno, una pellicola che sembra diretta da un Taika Waititi sotto l'effetto di sostanze psicotrope. 
Attenzione però: se cercate l'epica fantasy classica tipo Il Signore Degli Anelli, siete nel posto sbagliato perché questo He-Man è Adam, decisamente un imbranato, un eroe non-eroe che per poco non inciampa nei suoi stessi muscoli (notevoli, bisogna dirlo) e che appare costantemente confuso dalla sua stessa esistenza. 
In pratica si respira un'atmosfera tipo i GUARDIANI DELLA GALASSIA ed è questo che lo fa funzionare. 
Bisogna ammettere che ogni tanto lo sfondo si mostra per quello che è, cioè un green screen falso quasi a livelli di FLASH GORDON,

come spicca per fintissima anche una tigre animata in CGI pessima (Battle Cat). Probabilmente tutto il budget era stato investito per creare Skeletor interpretato da Jared Leto, il quale sul set indossava una tuta di lattice che dava l'effetto del corpo scarnificato con muscoli in evidenza, mantello, cappuccio e accessori, mentre il teschio gli è stato sovrapposto in post produzione.

Qui infatti il risultato visivo è perfetto. Tuttavia si riesce facilmente a superare quel saltuario basso livello di qualità di cui parlavo prima anche perché già il film (e non lo sapevo assolutamente) si apre con la chitarra di Brian May che intona il TEMA DI ETERNIA,

e poi più avanti arrivano tutti i Queen al completo (di nuovo come in FLASH GORDON, ma il brano arriva da HIGHLANDER) per sottolineare la classica citazione della "camminata degli eroi" vista in moltissimi film

che anche qui parte epica, ma finisce per prendersi gustosamente in giro. 
E che dire delle altre citazioni come il cameo di Dolph Lundgren (era stato lui He-Man nel primo, disastroso film) che, nella scena in palestra, apostrofa il giovane Adam dicendogli "Stai prendendo il mio posto!"

riferito in questo caso all'attrezzo che sta usando, ma ovviamente il "posto" che si intende nella gag è il ruolo cinematografico. 
E l'altra citazione è per ROBOCOP, quando vediamo Man-At-Arms (Idris Elba) che tiene l'arma nella coscia esattamente come Murphy (Peter Weller) faceva nel sanguinoso (ma insuperabile) cult di Verhoeven.

Quindi, alla resa dei conti, personalmente posso dire che stavolta le cose sono andate molto meglio. 
Per cui consiglio di diffidare dai soliti troll in rete che lanciano escrementi su questo film (e molti altri, in effetti) probabilmente solo per provocare. 
Su di me tale accanimento ha avuto l'effetto contrario e mi ha spinto a vederlo, tantopiù che sta comodamente su Prime Video e c'è pure Morena Baccarin!!!

Ma che ve lo dico a fare?

mercoledì 28 ottobre 2026

DYLAN DOG HORROR SHOW: UN HALLOWEEN A TEATRO

 Dylan Dog come il Rocky Horror Show?


Non proprio, perché è pur vero che da oggi, ormai in vista di Halloween, va infatti in scena, allo storico teatro Eliseo di Roma, Dylan Dog Horror Show, di Tiziano Sclavi e Nicola Russo (c'è già stata un'anteprima il 22 accolta piuttosto bene e che in pratica è stata una prova generale on stage), con la regia di Valter Malosti, ma, anche se c'è musica e qualche canzone, non si tratta di un musical.
Dylan Dog qui è interpretato da Gabriele Graham Gasco,

mentre il suo fido assistente Groucho è Loris Fabiani che forse conoscete meglio nei panni del surreale comico Lunanzio, ma sfido chiunque a riconoscerlo nella foto qui sopra. 

Come gli sceneggiatori di Dylan Dog, anche Russo ha ricevuto da Sclavi un documento con indicazioni generali, ma precise, su come affrontare il personaggio di Dylan Dog. 
Una sorta di “bibbia”, come si dice in gergo, quando si deve rappresentare un personaggio famoso mantenendo intatto il suo background. 
Nello spettacolo Dylan incontra una serie di personaggi della sua storia, che riemergono quasi come fantasmi in una situazione sospesa tra sogno è realtà: e quindi ci sono l’ispettore Bloch, Bree Daniels, Xabaras, Morgana e altri ancora, come in un viaggio nel subconscio dell'Indagatore dell'Incubo. 
A tenere in equilibrio questo viaggio c’è però, come nel fumetto, l’ironia, incarnata soprattutto da Groucho (e meno male che c'è, mentre in quel FAMIGERATO FILM non era stato considerato importante, pensa te...) che sfonda la quarta parete e parla col pubblico, riportando Dylan alla realtà ogni volta che precipita nel suo incubo. 
Dicevo prima che non è un musical, ma la musica ha un ruolo centrale nella messa in scena. 
Sul palco c'è infatti un trio che suona dal vivo composto da Jacopo Battaglia alla batteria, Paolo Spaccamonti e Luca Cavina a chitarre, basso e sintetizzatori. 
Qualche dubbio vi sorge perché non avete mai letto un fumetto di Dylan Dog? 
Non c'è problema, perché lo spettacolo in sé riesce a creare interesse anche per chi rientra in questa categoria. 
Al momento non è dato di sapere se lo show sarà portato anche in altri teatri in giro per l'Italia, ma, da fan di Dylan Dog quale sono, spero di si. 

martedì 27 ottobre 2026

20 ANNI FA USCIVA UN GRANDE ALBUM, MA SAREBBE STATO ANCHE L'ULTIMO

 Compie oggi 20 anni infatti Back to Black, il secondo e celebre album in studio della cantautrice britannica Amy Winehouse,


pubblicato il 27 ottobre 2006, che oltre a essere anche il titolo del brano simbolo del disco, dà il titolo al biopic del 2024 diretto da Sam Taylor-Johnson, la regista moglie di Aaron Taylor Johnson, uno dei candidati al ruolo di nuovo James Bond, ma ormai fuori dalla terna che parrebbe ristretta ai tre nomi di Jack Lowden, Callum Turner e Josh O'Connor, con tutti i legittimi dubbi del caso dato che personalmente in loro non ci vedo niente di Connery, Moore, Brosnan, Craig, eccetera eccetera.

Ma bando alle divagazioni e torniamo al film Back to Black che ripercorre la vita, l'ascesa musicale e le gravi difficoltà personali di Amy Winehouse, interpretata dall'attrice Marisa Abela. 
L'album invece, prodotto principalmente da Mark Ronson, mescola soul, R&B, jazz e pop retrò degli anni '50 e '60 e si può considerare uno dei più grandi album del XXI secolo. 
Brano in particolare BACK TO BLACK

(traducibile come "ritorno al nero" o "al lutto") che era stato scritto di getto da Amy Winehouse insieme a Mark Ronson e nasceva dal dolore profondo per la fine della sua tormentata relazione con Blake Fielder-Civil, che l'aveva lasciata per tornare con la sua ex e del quale è famoso il video qui sopra in bianco e nero che mostra un vero e proprio "funerale dell'amore", con Amy e un corteo funebre a Londra. 
Oltre alla title-track naturalmente c'è la famosa REHAB,

che, su un ritmo apparentemente dance/soul/R&B, parla invece seriamente del suo rifiuto di andare in un centro di riabilitazione per alcolisti (sappiamo poi com'è andata a finire purtroppo). 
Nel titolo del post dico che è l'ultimo disco perché, voglio precisare, il successivo Lioness è uscito postumo nel 2011, l'anno della sua morte, ed è solo una raccolta di demo e brani scartati messa insieme da Mark Ronson, e che contiene tuttavia qualcosa di buono.
Dobbiamo oggi dare anche l'addio a Nigel Durham

che è stato un batterista britannico noto principalmente per la sua militanza nella storica band heavy metal Saxon, ed è scomparso recentemente il 24 ottobre 2026 a 61 anni. 
Era entrato nel gruppo alla fine degli anni '80, registrando le tracce di batteria per il celebre e controverso album "Destiny" uscito nel 1988. 
Controverso perché i Saxon quella volta fecero storcere il naso ai loro fans più metallari con questa cover di RIDE LIKE THE WIND

presa dall'album di debutto di Cristopher Cross, uno che con il metal ci stava come i cavoli a, merenda. 
Eppure il brano era innegabilmente bello e fece conoscere ad un pubblico più ampio la band. 
Dopo la  militanza di un paio di anni nei Saxon, Nigel ha poi sempre collaborato con altri musicisti nel giro dell'heavy metal, anche fuoriusciti dai Saxon.
Dalla serie classica di Star Trek dobbiamo anche dare l'addio a Walter Marvin Koenig, 90 anni e celebre in tutto il mondo (e oltre) per aver interpretato il guardiamarina e navigatore russo Pavel Čechov anche nei primi sette film del franchise. 
Il personaggio di Čechov è salito a bordo dell'Enterprise a partire dalla seconda stagione della serie originale, si dice grazie alla forte somiglianza fisica di Walter

(a destra) con Davy Jones dei MONKEES (a sinistra), con l'obiettivo di attrarre anche il pubblico femminile più giovane.
Oltre a Star Trek, Koenig ha interpretato il personaggio di Alfred Bester nella nota serie televisiva di fantascienza Babylon 5. 
Goodbye Nigel e Walter, con il ricordo di Amy. 

lunedì 26 ottobre 2026

INTELLIGENZE ARTIFICIALI MOLTO DIVERSE TRA LORO AL CINEMA

  Amanti del cinema sul grande schermo, in questo autunno Nexo Studios, con Back to Cult, riporta in sala due titoli visionari molto lontani fra loro nel tempo, ma che hanno in comune il merito di aver rivoluzionato la storia del cinema. 

Millemila infatti sono state le ispirazioni e le imitazioni (oltre ai SEQUEL, quelli VERI e quelli FASULLI) di questi due titoli di cui parlo oggi, di cui il primo appuntamento è per oggi fino al 28 ottobre con Matrix, scritto e diretto dalle attuali Lana e Lilly Wachowski nel 1999 quando ancora erano fratelli maschi, e vincitore di quattro Premi Oscar.


Ambientato in un futuro distopico, il film con Keanu Reeves, Laurence Fishburne e Carrie-Anne Moss ci mostra un mondo in cui le macchine, che allora non chiamavamo ancora intelligenze artificiali, hanno soggiogato l’umanità. 
Cosa che, a detta di molti, adesso non è così di fantasia, ma allora erano altri tempi.

Si proseguirà il 16, 17 e 18 novembre con 2001: Odissea Nello Spazio di Stanley Kubrick. 
Uscito nel 1968 (notate bene la data!) e ispirato al racconto La Sentinella di Arthur C. Clarke, il film con Keir Dullea e l'inquietante A.I. Hal 9000 fin troppo intelligente, è un capolavoro assoluto della storia del cinema anche se a certi spettatori capisco che possa apparire noioso. 
Ma immaginate solo che effetto può fare, per dire, ascoltare ALSO SPRACH ZARATHUSTRA in una sala con l'audio a palla?

Insomma, due titoli iconici che torneranno sul grande schermo in 4K per farti pensare sul rapporto fra uomo, macchina e A.I. per poi proseguire con altri titoli che saranno via via annunciati.

domenica 25 ottobre 2026

L'ALMANACCO DEL GIORNO DOPO, MA QUELLO ORIGINALE

 Nella memoria collettiva c'è un programma televisivo che debuttava 50 anni fa ed è rimasto come simbolo di una televisione garbata e d'altri tempi.


Era L'ALMANACCO DEL GIORNO DOPO, trasmesso ininterrottamente su Rai 1 dal 25 ottobre 1976 al 26 febbraio 1994 (con una breve pausa nel 1992), andando in onda ogni sera alle 19:45, subito prima del Tg1 e delle previsioni del tempo con quella famosa sigla che ho messo in apertura del post e che era Chanson Balladée, un pezzo d'ispirazione rinascimentale composto da Antonino Riccardo Luciani, mentre scorrevano in orizzontale le incisioni all'acquaforte raffiguranti i mesi dell'anno, tratte dalle opere dell'artista Giuseppe Maria Mitelli. 
La trasmissione durava pochi minuti e manteneva una formula fissa con la conduttrice, l'annunciatrice Paola Perissi, a volte alternata da altre colleghe come Maria Giovanna Elmi

(guilty pleasure) o Nicoletta Orsomando, annunciando la data del giorno seguente e il santo celebrato dalla Chiesa. 
Venivano comunicati gli orari dell'alba, del tramonto, della levata e del calare della luna, e ovviamente ci avvisava anche del cambio dell'ora quando era il momento di passare dall'ora legale a quella solare o viceversa. 
A proposito... ve ne siete ricordati? 
Beh, adesso gli smartphone lo fanno da, soli, ma una volta non era così e, anzi, ricordo una domenica pomeriggio di primavera che il gestore del cinema che frequentavo anni e anni fa se ne era dimenticato ed aveva aperto la sala con un grande ritardo mentre la gente aspettava fuori, io compreso, per un film che poi, nonostante un cast di nomi famosi, si era rivelato un bella ciofeca: L'Odissea Del Neptune Nell'Impero Sommerso.

Nel programma si ricordavano anniversari ed eventi storici e c'erano spazi rapidi dedicati a cucina, giardinaggio, animali, fai da te e curiosità linguistiche. 
Si concludeva infine con la lettura di aforismi e citazioni famose e con la breve sigla che c'è di seguito sempre nel video lassù. 
Nel 2022 è stato riproposto da Rai 2 con una RIEDIZIONE completamente diversa intitolata Drusilla E L'Almanacco Del Giorno Dopo, condotta appunto da Drusilla Foer. 
Si possono rivedere i contenuti storici e gli archivi della trasmissione cinquantenne su RaiPlay.

Un pò di più, cioè 90 invece, sono gli anni di Bill Wyman, storico ex bassista dei Rolling Stones, compiuti proprio ieri e sul quale esiste un bel documentario, THE QUIET ONE
che avevo visto su RaiPlay, ma credo non sia più disponibile.
Sicuramente da qualche altra parte si trova.
Auguri Bill!!! 

AHS - 13: PAURA, RIBREZZO O DISAGIO?

 American Horror Story 13 (intitolata semplicemente "13" perché il numero ha un ruolo fondamentale) è uscita il 24 settembre 2026...