Giovanni Veronesi fece a tutti un brutto scherzo quando anni fa, sotto natale, fece uscire Il Mio West, con Pieraccioni, Bowie, Keitel e... la Marcuzzi: tutti che ci aspettavamo un po' di divertimento e invece era una roba brutta brutta, noiosa, che non stava in piedi nemmeno coi puntelli. Per fortuna stavolta le cose vanno diversamente, con Favino, Mastandrea, Rubini, Papaleo nei panni dei famosi spadaccini creati da Dumas, ormai anzianotti e ritirati ad altre vite meno avventurose, ma richiamati in servizio dalla regina. È divertente il fatto che gli attori mantegano i loro caratteri regionali italiani eccetto per il D'Artagnan di Pierfrancesco che parla con uno sbilenco accento mezzo francese/extracomunitario. Proprio questa caratteristica recitativa degli attori è forse il punto di forza della pellicola, al punto che sarebbe quasi più adatta ad una pièce teatrale, ma al cinema ti godi anche le riprese dei droni sui verdeggianti paesaggi, che anche se non ricordano la Francia non importa, e l'uso del dolly modifica le prospettive di visone dello spettatore. Bravissimi anche gli attori comprimari, da Margherita Buy ad Alessandro Haber, Giulia Bevilacqua, tutti perfettamente in parte, ma sempre con quella particolare caratterizzazione italiana del personaggio che lo rende diverso da quelli che eravamo abituati a conoscere attraverso i romanzi e i film precedenti sui moschettieri (Anderson, la Jovovich e i moschettieri ninja non prendiamoli nemmeno in considerazione). Ma per capire la vera ragione di tali interpretazioni basta attendere la fine del film e tutto sarà spiegato.
mercoledì 8 maggio 2019
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