A 93 anni è mancato Piero Angela, divulgatore scientifico che ha avuto il pregio di portare la scienza in tv con un linguaggio semplice che potesse arrivare a tutti con programmi come Quark e Superquark.
Uno stile che contraddistingue una televisione, per fortuna, in contrapposizione con altri programmi (anche "demenziali con tribune elettorali" come diceva un amico) dove si urla e ci si insulta gratuitamente e dove il quoziente di intelligenza è ai livelli di un lavandino.
Piero era anche musicista e qui lo vediamo suonare il piano insieme a FRANCO CERRI, altro personaggio che purtroppo abbiamo già salutato tempo fa.
Alberto, suo figlio che ha portato e porta avanti tuttora Il suo lavoro nello stesso modo, lo ha salutato con un post essenziale su Facebook e Twitter che ho riportato anch'io qui.
Ma è stata fondamentalmente una settimana complicata, perché, oltre al ricordo del crollo del Ponte Morandi a Genova 4 anni fa, un'altra notizia clamorosa è stata quella riguardante la nota attrice Anne Heche che aveva avuto un brutto incidente d'auto il 5 agosto ed era finita in coma in condizioni gravissime e disperate.
Purtroppo Anne non ce l'ha fatta lasciandoci a soli 53 anni.
La dinamica dell'incidente non è stata molto chiara, ma, da quanto si sa, l'attrice è finita contro un edificio da sola con la sua auto che ha subito preso fuoco, e nel suo sangue sono state trovate tracce di alcool e cocaina.
Personalmente la ricordo in Donnie Brasco con Johnny Depp e Al Pacino, film che dovete assolutamente vedere, ma per favore non confondetelo con Donnie Darko (...ma che ve lo dico a fare...), e al fianco di Harrison Ford in Sei Giorni, Sette Notti, commedia avventurosa diretta da Ivan Reitman e che mostra anche la versatilità di Anne.
Molti sono comunque i suoi film e le serie tv a cui ha partecipato, ma francamente mentirei se dicessi che ho visto tutti i suoi lavori, e sarò pure canaglia, ma non fino a quel punto.
Si parla anche di addii nella musica perché è ancora un grandissimo nome che se ne va: si tratta di Lamont Dozier,
81 anni, colui che, insieme ai fratelli Holland, ha scritto decine e decine di brani indimenticabili che conoscete per forza maggiore tutti (e qui invece posso dire davvero di conoscere praticamente tutto), per esempio per artisti come (fra i tanti) Temptations, SUPREMES e FOUR TOPS,
in quegli anni 60 di smoking e parrucche cofanate, mentre in parallelo ha pubblicato dischi a suo nome o facendo parte di gruppi, ed ha scritto poi negli anni 80, a quattro mani con Phil Collins, TWO HEARTS, nel cui videoclip è sempre Phil ad interpretare tutti i musicisti della band, e LOCO IN ACAPULCO (questa cantata però dai Four Tops pronunciandola LOCO IN OCOPOCO) per il film Buster,
altro grandissimo successo discografico perché conteneva anche A Groovy Kind Of Love, ma un po' meno il film, seppure piacevole, dove il batterista dei Genesis era protagonista.
Ancora nel cinema abbiamo perso, anche lui ad 81 anni, Manuel Ojeda, attore messicano noto più che altro in patria con una filmografia mai arrivata da noi, ma che ha fatto però anche qualche sporadica toccata nella grande Hollywood come quando è stato il cattivissimo Zolo in All'Inseguimento Della Pietra Verde.
Per finire, è di qualche giorno fa la notizia della morte ad 83 anni del regista Mario Bianchi, in apparenza nome che, dopo Piero Turchetti, era stato legato ai programmi televisivi di Mike Bongiorno, ma non si tratta di lui, bensì di un suo omonimo, sempre regista, il quale era invece specializzato nell'industria del porno sotto decine di pseudonimi tipo Martin White.
In un'estate in cui la musica ha avuto finalmente il suo grande ritorno, ma anche i contagi da Covid-19, mannaggia, e i soliti tuttologi si scagliano contro JOVANOTTI, il piccolo comune siciliano di Milo ha reso omaggio ieri sera a due grandi nomi della musica che, a distanza di anni, ci hanno lasciati e che sono Lucio Dalla e Franco Battiato.
È stata inaugurata infatti ieri una statua che li rappresenta insieme, Lucio al piano e Franco vicino in piedi, come se stessero facendo un duetto mai accaduto nella realtà, ma poteva anche essere stato possibile perché entrambi hanno vissuto in quel paese alle pendici dell'Etna.
Anzi, Lucio in particolare aveva anche una vigna da cui produceva un vino a cui aveva dato il nome di Stronzetto Dell'Etna, esattamente nel suo stile goliardico che metteva in alcune sue canzoni e nella vita stessa, dove sulla targhetta del citofono aveva messo il nome Domenico Sputo.
A questo proposito voglio anche segnalare sul blog di CLAUDIA il post del giorno che è una delle più belle canzoni di Dalla, dedicata però alla città di Roma, poiché Lucio è nato si a Bologna, ma ha vissuto un po' ovunque assimilando la cultura e lasciando il suo segno personale.
Franco invece a Milo vi ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni arrivata lo scorso anno.
Appuntamento musicale importante questo mese con i 55 anni del disco di esordio della band che mi ha chiamato a vederla IN CONCERTO per ben tre volte lì a 20 metri dal palco (più una a Venezia e un'altra a Londra, ma queste le ho vissute solo in diretta tv), cioè i PINK FLOYD.
Era infatti il l'agosto del 1967 (precisamente la data cadeva la scorsa settimana) quando usciva The Piper At The Gates Of Dawn, fantasioso titolo preso direttamente pari pari dal capitolo di un libro, dove in tale capitolo entrava in scena Pan il famoso dio dei boschi ritratto come un satiro che suona appunto quel particolare flauto, strumento che prenderà a sua volta il nome di Flauto Di Pan, appunto, e, per capirci, è quello che caratterizza la colonna sonora di PICNIC AD HANGING ROCK e lo si sente anche in Kill Bill di Tarantino nel brano (bellissimo) THE LONELY SHEPHERD,
spesso attributo erroneamente ad Ennio Morricone, mentre è firmato da James Last e Gheorghe Zamfir (quest'ultimo è il suonatore di flauto).
Però, ad onor del vero, quelli che ho visto dal vivo fra gli anni 80 e i 90 erano palesemente un'altra band rispetto a questa dove David Gilmour ancora non c'era e al suo posto invece ci stava quel diamante pazzo di Syd Barrett che con i compagni sfornava un disco dai suoni che ricordavano un po' i Beatles, i quali erano nati già da 7 anni, ma solo da 5 con Ringo nella formazione, e solo due mesi prima avevano pubblicato il mitico SGT. PEPPER, mentre già l'anno precedente era toccato a Revolver, altro disco fondamentale, ma, rispetto ai Fabfour, in questo lavoro e in questo gruppo c'era qualcosa di ben più bizzarro dentro.
Quella bizzarria che porterà Syd a rinchiudersi in un mondo tutto suo fatto di sostanze psicotrope che gli bruceranno il cervello fino a renderlo una specie di zombie, e restando in tale condizione fino alla morte nel 2006 per un tumore al pancreas.
Le installazioni visuali e faraoniche che caratterizzeranno i concerti della band dovranno ancora arrivare, ma il disco è comunque geniale e da riscoprire, nel caso ancora non lo conosceste.
Piccola curiosità: questo era il singolo SEE EMILY PLAY, che venne aggiunto nella track list solo per la pubblicazione negli U.S.A. e in Giappone, mentre in Gran Bretagna la canzone non c'era.
Un'altra curiosità del disco è che in Italia, dato che un tempo la distribuzione non avveniva in contemporanea come adesso, venne pubblicato solo nel 1971 con una foto di copertina scattata due anni prima
che mostrava già Gilmour al posto di Barrett provocando ovviamente un bel po' di confusione.
In effetti Syd nel 1969 era già stato estromesso dalla band poiché ormai incapace di stare su un palco a causa dei suoi problemi, però forse, essendo questo un disco praticamente tutto firmato da lui, e lo si sente come in questa ASTRONOMY DOMINEoppure in quest'altra dal simpatico titolo LUCIFER SAM,canzoni che sono incluse entrambe nella tracklist originale, meritava comunque che fosse mantenuta la sua foto in copertina.
Ma sono le solite scelte di marketing delle grosse case discografiche (la EMI) che, nel tempo, ne faranno di cotte e di crude.
Seconda stagione per L'assistente Di Volo Cassie Bowden (Kaley Cuoco anche produttrice) che, dopo un anno dalle vicende della PRIMA, adesso fa da collaboratrice civile per la CIA e pare che sia riuscita pure a vincere la sua dipendenza dall'alcool con le classiche sedute dove vai li e dici "Ciao sono Cassie eccetera eccetera...".
Ma dato che l'abilità di Cassie è quella di tirarsi addosso i guai come una calamita, in men che non si dica pure stavolta si trova immischiata in una storia misteriosa con, ovviamente, dei morti ammazzati e una sua sosia che cerca di metterla nei pasticci.
E se nella stagione precedente Cassie parlava con un cadavere sgozzato in un bagno di sangue che si era ritrovata nel letto dopo una sbronza, qui si ritrova a battibeccare con versioni diverse di sé stessa, cosa che, se già da sola buca lo schermo, figurati moltiplicata sempre di più episodio dopo episodio.
La seconda stagione è un filino meno sorprendente della prima (l'effetto sorpresa manca appunto e un episodio in particolare è parecchio noioso), ma un plauso particolare va ad Eleonora Reti che doppia Kaley Cuoco in maniera eccelsa e vale da sola la visione per rendersi conto come deve essere fatto un lavoro fatto bene (e non quella roba brutta e incomprensibile fatta per Vecna di STRANGER THINGS 4), con intonazione adeguata e tempi perfetti, sbalzi di voce, momenti isterici.
Insomma bravissime sia Eleonora che Kaley.
Anche la musica rende benissimo lo stato d'ansia in cui si trova continuamente Cassie, con i temi composti da Blake Neely, forse ancora più frenetici e ossessivi che nella prima stagione.
E fra i nuovi arrivi nel cast dei quali uno, il più sbandierato, si chiama Sharon Stone, torna, anche se per poco, anche Michelle Gomez,
la Missy di DOCTOR WHO del periodo con Peter Capaldi.
Ron Howard è Ron Howard e, se gli metti in mano il film giusto e non quella cosa raffazzonata che era SOLO, una delle più cocenti delusioni della mia vita da (finto) cinefilo, è uno che sa come fare un buon lavoro, specialmente se è tratto da una storia vera tipo quella dove dicono HOUSTON ABBIAMO UN PROBLEMA.
Qui il problema invece sta sulla terra e sono dei ragazzini di una squadra di calcio thailandese con il loro allenatore intrappolati dentro ad una grotta allagata a causa delle forti piogge monsoniche che spazzano quei paesi orientali.
Le Tredici Vite del titolo sono loro e, se avete seguito le cronache del 2018 non solo per i pettegolezzi delle coppie che scoppiano, vi ricorderete di questa vicenda.
Il film è terribilmente claustrofobico perché si svolge tutto dentro a strettissimi cunicoli allagati dove già ci si passa a fatica, figurati con un'attrezzatura da sub addosso che continua a raschiare sulle rocce (e purtroppo fra i soccorritori si conterà una vittima per questo motivo).
A cercare di salvare la situazione intervengono soccorsi da tutto il mondo e dalla Gran Bretagna arrivano due esperti di salvataggi in grotte interpretati da Viggo Mortensen, che qui ricorda molto Ed Harris ai tempi di The Abyss, e Colin Farrell.
Pur sapendo già l'esito della vicenda, il buon Ron riesce lo stesso a farti reggere 2 ore e mezza di tensione con un cast che ci crede parecchio e che vede anche Joel Edgerton e Paul Gleason.
Oggi il post sarà un po' più lungo del solito perché lo sapevo che lei era malata da tempo, che lottava contro un cancro, ma la notizia della morte di Olivia Newton John, arrivata ieri sera mentre ascoltavo la radio in cuffia stendendo il bucato, è stata lo stesso una botta fortissima.
Che poi, a ben vedere, Olivia in Italia ha avuto quel momento di fulgore grazie al personaggio di Sandy da lei interpretato in Grease nel 1978, film diretto da Randal Keiser, con lo strascico di Due Come Noi, dove era ancora al fianco di John Travolta, e con in mezzo quel bistrattato XANADU con Michael Beck e Gene Kelly, che però a me piace un sacco perché lo si deve prendere per quello che è, cioè una favoletta magica oppure un lungo videoclip con canzoni una più bella dell'altra grazie anche alla ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA di Jeff Lynne che ha realizzato metà della soundtrack, e con MAGIC,cantata da Olivia nel film, che era una di quelle canzoni che in discoteca si mettevano quando partivano i lenti (un' usanza ormai obsoleta, arcaica e pure atavica, lo so), ed è stata utilizzata anche dal sottoscritto come colonna sonora di momenti romantici (ma sono sicuro di non essere il solo ad averne fatto tale uso).
Anche per quanto riguarda la discografia, se si eccettuano le canzoni legate ai film che ha interpretato, in Italia non è mai stata al top delle vendite se non per quella PHYSICAL,canzone simbolo della nascente mania del fitness tutto lycra, fascette per i capelli e scaldamuscoli, canzone ripresa di recente da Doja Cat con una citazione in KISS ME MORE.
Però è accaduto che recitare (e CANTARE) la parte di Sandy
in Grease l'abbia dipinta talmente intensamente nel nostro immaginario collettivo che per tutti Olivia è diventata una star (boom! la sparo grossa) al livello di Barbra Streisand, e le continue repliche del film, con anche gli adattamenti in musical pure in versione italiana con la Cuccarini al suo posto, hanno reso il personaggio di Sandy un'icona che mai nessuno cancellerà dalla memoria.
Di conseguenza anche la sua interprete originale, Olivia, ci è rimasta inevitabilmente nel cuore anche se non la vedevamo in giro da tempo proprio per le sue condizioni di salute che a 73 anni si sono aggravate portandocela via.
C'è poco altro da aggiungere se non che ora Olivia è entrata definitivamente nel mito.
Comunque non è il solo addio di oggi quello ad Olivia, perché il mondo del doppiaggio deve salutare ad 85 anni Carlo Bonomi, voce che (mi ci gioco quello che volete) abbiamo sentito tutti indistintamente anche senza conoscere il suo nome in quanto era sua la risata di Scacciapensieri,
il cartone animato conosciuto anche come Stripy, firmato da Bruno Bozzetto e Guido Manuli, sigla del programma televisivo della tv Svizzera.
Ma non solo.
Oltre quello, Carlo era anche colui che faceva i versi della Linea di Osvaldo Cavandoli nel famoso spot della Lagostina, e, più di recente, tutte le voci della serie animata in plastilina a passo uno di Pingu.
Anche tutti i film di Bruno Bozzetto sul signor Rossi erano stati doppiati da Carlo.
Inoltre, curiosità ancora più curiosa, era lui la voce degli annunci delle stazioni di Milano Centrale e Firenze S.Maria Novella fino al 2008.
Da Magnum P.I. invece abbiamo perduto Roger E.Mosley, ovvero T.C. nella serie con Tom Selleck.
Roger è deceduto ad 83 anni a causa di un incidente d'auto.
Un addio sempre a causa di un'altro incidente stradale, anche ad un attore britannico che, dopo il debutto non eclatante in patria, ha trovato il grande successo in Italia.
Stiamo parlando di John Steiner, 81 anni, che appare in numerosi spaghetti western e poliziotteschi degli anni 60 e 70, in Salon Kitty di Tinto Brass, e pure in Troppo Forte di Verdone
nei panni dell' impresario americano.
In conclusione salutiamo anche un ex attore che era Vito Annicchiarico, cioè il bambino di Roma Città Aperta,
che aveva lasciato il cinema dopo poche pellicole per andare a lavorare per una multinazionale, ma era comunque sempre invitato a presenziare agli eventi riguardanti il capolavoro di Rossellini, film dove però era doppiato da un altro ragazzino (allora) che si chiamava Ferruccio Amendola.
Oh via..., ll'è vero che replicare il successo di un film come Il Ciclone ll'è praticamente impossibile, perché si è trattato chiaramente di tutta una serie di fattori e congiunzioni astrali che si ripetono una volta ogni millemila anni, ma maremma... almeno una cosa decente falla, oh via, almeno provaci mio caro Leonardo Pieraccioni, che ultimamente fai più ridere nelle ospitate televisive che in sul grande schermo.
E si, perché anche questo Il Sesso Degli Angeli ti lascia lì con un embè stampato in faccia dopo una serie di situazioni che magari sulla carta lle ti parevano forti, ma all'atto pratico lle ti strappano solo un quarto di sorriso perché son pure recitate male, oh via, come forzate, come se l'attore già sapesse la battuta del partner (che lo so che ll'è così, ma non si dovrebbe capire), e stavolta non si tratta della piaga del doppiaggio neh.
Piccola parentesi di curiosità: il film ha lo stesso titolo di un thriller italiano del 1968 condito da LSD, dove fra i protagonisti appariva una giovane Laura Troschel.
Tornando a noi invece, eqquà ci si trova davanti ad una situazione piccante coi prevedibili fraintendimenti contro sto povero malcapitato prete che eredita un bordello, cosa che di solito funziona, ma qui lascia il tempo che trova e pure un po' d'amaro in bocca perché il momento migliore mi è sembrato quello con il cameo di Vincenzo Salemme, oh via, attore che non sopporto.
Altro cameo col Ceccherini fantasmatico che cita Nuti e le "puppappera".
Non so se mi son spiegato, ma io mi son capito... Oh via.