Il 18 gennaio del 1964, sessant'anni fa esatti, i Beatles si svegliavano alla mattina con la loro colazione inglese a base di uova e bacon, e leggevano sul giornale una notizia niente male, perché la loro I WANT TO HOLD YOUR HANDS,
canzone che conosce chiunque anche se dei FabFour non gliene frega una mazza, entra alla posizione 45 della classifica di Billboard ed è appunto la prima volta che succede loro di trovarsi nella top 50.
Nel giro di una settimana il singolo sale fino al terzo posto e il 1 febbraio raggiungerà la vetta.
Tale successo negli Stati Uniti era assolutamente inaspettato e costrinse la Capitol Records che li distribuiva, a fare turni di lavoro 24 ore su 24 e a chiedere aiuto persino alla concorrente RCA Victor per stampare tutte le copie del 45 giri che venivano richieste dal pubblico con un vero e proprio assalto ai negozi che manco quello del 2021 a Capitol Hill
(capita la finezza? Capitol come la casa discografica... Vabbè... Niente).
Per tale motivo il loro album Meet The Beatles, quello che in patria e nel resto del mondo aveva invece il titolo di WITH THE BEATLES con la famosa copertina che non piaceva ai discografici, venne fatto uscire negli states qualche giorno dopo la data prevista per non saturare il mercato e anche perché solo una decina di giorni prima era stato pubblicato negli USA da un'altra casa discografica il loro primo LP PLEASE, PLEASE ME, dell'anno precedente, ma rinominato per gli americani Introducing... The Beatles, con non ti dico quante beghe fra le case per i diritti di distribuzione e i famosi tentativi di imitazione al pari della Settimana Enigmistica
Ancora di crimine si parla oggi, ma sempre quello fantasioso delle sere tv, perché, certo, Alex Pina dopo la prima stagione di La Casa Di Carta deve essersi reso conto di aver fatto un grosso errore, madornale direi.
Cioè quello di far morire Berlino, personaggio che già dalle prime battute si sentiva avere del potenziale.
Così nelle stagioni successive Alex si inventa dei FLASHBACK per avere Pedro Alonso (l'attore che lo interpreta) ancora a disposizione raccontando del suo passato e del figlio che ha avuto, senza cadere nel triste escamotage del fratello gemello che in altri casi è stato utilizzato, eccome se è stato fatto, pure nella SERIE SCRAUSA dei Visitors.
Non contento di ciò, lo sceneggiatore chiede aiuto ad Esther Martinez Lobato e insieme si inventano anche una nuova serie dedicata tutta a lui, ma che in realtà non può essere un vero prequel dato che la tecnologia che vediamo utilizzata è troppo recente, per cui l'ho presa piuttosto come una cosa a sé anche se un paio di personaggi della serie madre tornano anche qui.
E come nella serie madre c'è un GRANDE furto da portare a termine in GRANDE stile con GRANDE dispiegamento di mezzi al punto che ti chiedi sempre come Andres (che è il vero nome di Berlino) e la sua banda riescano a procurarsi tutto, ma forse basta solo pensare in GRANDE, come nei sogni condivisi di INCEPTION.
Facezie a parte, qui si calca tantissimo la mano sul suo essere innamorato della bella di turno fino al limite dello stucchevole.
Relazioni amorose che fra l'altro vengono fuori anche per gli altri compari, dando ragione al vecchio adagio che diceva donne e malfattori, gioie e dolori, o qualcosa di simile, perché proprio a causa del gentil sesso ci saranno diversi imprevisti.
Anche qui troviamo degli omaggi alle canzoni italiane e stavolta tocca ad AlBano e Romina 😱.
Tutto sommato carina come serie con l'unica pecca di una recitazione molto spesso troppo enfatica, alla spagnola, per cui a volte invece dell'heist movie che ti aspetti, pare di vedere una telenovela. Olé Pedro!
Esattamente un anno fa veniva arrestato il boss Matteo Messina Denaro, ma il post di oggi, seppure c'entri il crimine, parla di delinquenti di tutt'altro genere, ovvero personaggi con i quali, al contrario del boss di Cosa Nostra, si finisce per empatizzare, dato che su Prime Video c'è il film solista su Jigen Daisuke, il pistolero killer dinerovestito compare fidato di Lupin III (perciò criminale, si), che vediamo protagonista in una storia di violenza, prostitute, malavita, pistole, droga, gore, mutaforma, con tanto di villain su sedia a rotelle con menomazioni varie che non le impediscono però di fare evoluzioni esagerate e relativa carneficina a suon di revolverate in una scena fin troppo eccessiva, ma tutto sommato divertente nel suo essere completamente assurda.
Tetsuji Tamayama, in posa così nel poster di profilo rende anche bene, tanto che la foto sembra quasi un frame della serie animata, ma poi visto di fronte, come già nel FILM LIVE ACTION su Lupin III, ha quel faccione tondo che, vabbè, la Bolla lo paragona ad Umberto Smaila... e comunque se volete una recensione più classica la troverete proprio sul SUO BLOG.
Non è esattamente un film come mi sarei aspettato questo, perché, vista l'attitudine del personaggio, io pensavo ad uno spara spara a raffica mentre invece mostra molti momenti lenti, e non è nemmeno un John Wick che però a tratti te lo fa venire in mente forse per l'outfit total black.
Comunque ammetto che mi sono trovato ad alzare il sopracciglio come nello spot MCDONALD'S quando ho visto la 500 gialla che arriva dopo i primi end credits.
Oggi compie 50 anni Happy Days e qualcuno dirà "nooo!", perche l'abbiamo visto sul secondo canale Rai nel 1977.
Certo, da noi si, perché al tempo la distribuzione funzionava così e ci vedevamo in quegli anni e dintorni anche LUPIN III che era invece del 1971, ma sulla rete statunitense ABC il primo episodio di Happy Days veniva trasmesso proprio il 15 gennaio del 1974, in perfetto stile sitcom con le risate registrate, e che poi nel doppiaggio italiano tali risate verranno cancellate.
Serie quella di Happy Days che altri ancora collegano agli anni 80 perché in quel periodo era passata di proprietà Mediaset e la mandava in onda su Italia 1.
Le vicende della famiglia Cunningham e amici ci hanno tenuti incollati al video per ben 10 anni e 255 episodi, e quando gli ascolti sembravano in calo, ecco che gli sceneggiatori si inventano un doppio episodio che ci lascia col fiato sospeso con Fonzie che fa sci nautico saltando uno squalo.
Episodio che darà anche origine all'espressione "salto dello squalo" che viene usata nel giro proprio quando si cerca di risollevare gli ascolti in calo di una serie tv.
Anche gli spinoff hanno tenuto quasi tutti banco, primo fra tutti MORK & MINDY, poi LAVERNE & SHIRLEY, Jenny & Chachi (dove Jenny era sempre Erin Moran cioè Joanie, ma chissà perché il doppiaggio italiano aveva fatto questo cambiamento mentre Scott Baio rimaneva Chachi) e altri due con minore fortuna.
Cos'aveva di speciale Happy Days?
Direi tutto, come una rara congiunzione astrale a partire dalla musica anni 50 e certi riferimenti ad AMERICAN GRAFFITI di George Lucas (Ron Howard era anche l'anno prima in quel film e rende la serie un ideale pseudo-sequel della pellicola), e senza dubbio un cast azzeccatissimo, con anche un'altro modo di dire nato dalla scomparsa senza spiegazioni del fratello maggiore Chuck Cunningham che appare solo nella prima e nella seconda stagione soltanto in pochissimi episodi, e a conferma di ciò ecco due foto nelle quali potete contare chi è presente e chi no.
Tale modo di dire è la SINDROME DI CHUCK, ovvero quando un personaggio sparisce da una serie tv senza che vengano fornite giustificazioni.
In questo caso la scelta di cancellare Chuck era stata presa in base al poco interesse verso il personaggio che in partenza doveva essere la guida di Richie e dargli consigli da fratello maggiore com'era, mentre tale ruolo verrà invece coperto dal più iconico Fonzie, il quale adotterà il classico giubbotto di pelle nera alla Marlon Brando de Il Selvaggio solo dopo alcuni episodi.
Tale sindrome si ripete anche in SPAZIO 1999 dove nella seconda stagione spariscono ben tre personaggi importantissimi della precedente, e succede in moltissime altre produzioni, persino nella recente e nostrana MARE FUORI.
A sto punto, per concludere direi che ci sta di riascoltare anche le sigle della serie riunite in questo VIDEO che comprende diverse stagioni, e parlo di sigle al plurale perché nelle prime due l'apertura era affidata a Rock Around The Clock di Billy Haley & The Comets (altro punto di contatto con American Graffiti), mentre la theme song si sentiva poi in chiusura.
Uno degli argomenti di questi tempi votati al digitale sono i Bitcoin e tutti gli emuli, ovvero le criptovalute che cominciano ad incuriosire molta gente per via dei facili guadagni che promettono.
A questo proposito non sono io la persona più ferrata sull'argomento, però bisogna specificare che non si tratta di una cosa che ti fa diventare ricco senza fare una mazza, anzi, se la prendi seriamente ci deve essere un costante monitoraggio dell'andamento della valuta un po' come si seguono le quotazioni in borsa.
Per cui uno come me che, oltre a fare il contrabbandiere spaziale e aiutare certi ribelli, vive di musica, cinema e tv, non potrebbe certo fare da solo, ma nemmeno tanta altra gente che ha una vita da portare avanti.
Complice di questa crescita di popolarità è stato anche per un certo periodo il proliferare sui social di falsi post dove il vip di turno esaltava le possibilità di guadagno grazie a questa valuta, ma non era necessario essere dei geni della finanza per capire che si trattava di bufale scritte anche in un italiano pieno di errori (Jovanotti era definito "la cantante").
Ma cosa mai potrà c'entrare questo argomento con un blog molto spesso poco serio dove si parla più che altro di musica, cinema e tv?
Ecco, quest'ultima c'entra eccome perché di recente il programma di Rai 3 Far West condotto da Salvo Sottile si è accanito particolarmente su questo fenomeno paragonandolo a situazioni già viste in passato che seguivano lo schema Ponzi, e cioè che si dovevano portare persone nel giro e grazie ai loro investimenti ci guadagnavi una percentuale, ma solo chi stava in cima aveva un introito sicuro e il più delle volte finiva che quel "fondatore" un bel giorno spariva senza lasciare traccia.
Adesso non sembrerebbe che questa sia la stessa tecnica, però chi è stato a certi eventi dove le società che si occupano di criptovalute presentano i loro prodotti (io ci sono stato per curiosità), ha potuto constatare che viene messo in scena uno show "very impressive" con effetti speciali, ballerini, musica ad alto volume e pubblico che salta come fosse ad un rave party.
E dal palco i relatori ti arrivano con tutto l'entusiasmo possibile per farti capire che questo è il futuro.
Fatto sta che l'autore del servizio mandato in onda su Far West, è già stato querelato dalla società che si vede nel video, sostenendo che quanto viene riportato non risponde a verità.
In effetti nessuno viene obbligato a comprare i prodotti di qualsiasi genere pubblicizzati in tv, sui giornali, sul web, e anche questo modo di promuovere le criptovalute non è altro che marketing.
Sta tutto poi alla capacità individuale di decidere delle persone, dato che non viene fatto nessun lavaggio del cervello, ma solo presentato un qualcosa che fino a ieri non c'era e oggi c'è, con tutte le diffidenze del caso che sono perfettamente legittime.
Il mondo cambia ed ora è un po' come quando nasceva internet, cioè era una cosa nuova che poteva essere usata sia nel bene che, purtroppo, anche nel male, ma alla fine in tutte le cose conta sempre essere prudenti e pensare che la verità sta nel mezzo.
C'è uno spot particolare in cui il prodotto vero e proprio non lo vedi, ma viene solo suggerito e comunque il messaggio arriva chiaro.
Parlo dello spot MCDONALD'S dove in un ufficio ad un certo punto parte il segnale fatto con le sopracciglia come fossero il simbolo del fast food e sottolineato da una musica molto, ma molto particolare che pare fatta oggi e invece ha una quarantina d'anni belli buoni. Il brano è OH YEAH! che all'epoca era finito anche in un film con Michael J. Fox, ovvero Il Segreto Del Mio Successo, tipo nella scena del rossetto, ed è degli Yello, duo svizzero che produce musica ipertecnologica dagli anni 80 appunto (un po' sullo stile dei Kraftwerk, ma con una punta di sarcasmo in più), promossi alla grande durante le edizioni di Mr. Fantasy e già in precedenza abbinati ad un altro spot, quello di Euronics, ma qui il pezzo era THE RACE. Entrambe le canzoni erano poi accompagnate da Videoclip artigianali, ma molto efficaci in simbiosi con i suoni che ne uscivano.
A proposito poi della catena Euronics, un po' di anni fa girava uno spot, sempre con la musica degli Yello, dove protagonista era un leone in parte animato. Dal BACKSTAGE ci viene rivelato che quel leone in realtà era Alessandro Betti, il comico che allora capitava di vedere anche in Buona La Prima! con Ale & Franz.
Paola e Chiara invece sono tornate con un nuovo singolo, SOLO MAI, che pesca pure quello dagli anni 80 (con anche una evidente citazione a BLADE RUNNER nell'apertura del video), e precisamente si ispira alla italo disco molto più easy dell'epoca dei vari Martinelli, Giombini, Turatti e Chierigato, nomi che, se avete compilato dei borderò in quegli anni, ricorrevano molto spesso.
I suoni sono esattamente quelli, ma le due sorelle, ricordiamolo, sono figlie dei fenomeni dance musicali anni 90, e la loro Vamos A Bailar ne è un esempio, per cui per loro questa è una vera e propria immersione nel decennio in cui erano ancora bambine intorno ai 10 anni, proprio come il titolo del loro primo album Ci Chiamano Bambine uscito dopo la vittoria alle Nuove Proposte al Festival Di Sanremo del 1997 con AMICI COME PRIMA
qui eseguita all'Ariston con anche quel piccolo, dolce errore di Chiara al minuto 2:13 che ti fa fare un sorriso dato che è facile sbagliarsi perché rispetto al giro precedente c'è una battuta in più.
E rimanendo sempre nel mood anni 80, quarant'anni fa usciva anche un disco che di quel sound non aveva nulla di nulla, perché Milk And Honey era un disco postumo di John Lennon pubblicato da Yoko Ono utilizzando alcune registrazioni incomplete fatte all'epoca di Double Fantasy (forse anche precedenti) che era del 1980, e poi rimaste lì nel solito famoso cassetto che ogni artista possiede.
Il singolo scelto per promuovere tale album era NOBODY TOLD ME, canzone carina che usciva il 6 gennaio, forse un po' troppo simile ad Istant Karma, mentre l'album vedeva la luce tre giorni dopo, ma il tutto non era niente di speciale e difatti non si può dire che quel disco fosse stato acclamato come un capolavoro.
Poteva però essere comunque interessante per chi volesse avere davvero tutto quanto riguardava l'ex beatle.
E gira gira anche sto sabato, fra svizzeri e italiani, c'è stato anche un pochino di Beatles che non guasta mai.
Pur avendolo visto all'epoca della sua uscita, al tempo non bloggavo ancora, perciò ne parlo solo oggi di un sequel che molti non ritenevano necessario, ma che invece non intacca assolutamente il CAPOLAVORO di Scott degli anni 80, anche perché collocato temporalmente molti anni dopo e quindi le cose cambiano anche per i cacciatori di androidi.
Nel 2017 infatti scrivevo corbellerie sul web solo per commentare su altri blog , ma adesso di Blade Runner 2049 posso dire che avevo trovato ottima la regia di Villeneuve del quale, dopo il meraviglioso Arrival, avevo già capito che sa come dosare le attese e i silenzi senza cadere nella noia.
Belle le ambientazioni, attori tutti in parte, forse Jared Leto leggermente sopravvalutato, come spesso accade d'altronde, ma vista la tipologia del personaggio che interpreta può anche andare.
Certo sempre meno ridicolo che in HOUSE OF GUCCI, guarda caso sempre di Scott, o nella PEGGIOR VERSIONE del Joker che io possa ricordare.
Ritroviamo qui Harrison Ford, Edward J.Olmos, Sean Young
(anche se non è proprio lei in realtà, ma un simpatico deep fake come abbiamo visto fare in Rogue One con Leia e Tarkin), mentre c'è il valore aggiunto di Dave Bautista (anche se per poco) massiccio come non mai e Ana DeArmas vera, ma virtuale al tempo stesso.
Una cosa che si nota è che mancano tanto le musiche di Vangelis, anzi in alcuni momenti manca proprio la musica che invece, nel primo Blade Runner, provocava emozioni quasi più della recitazione degli attori, senza nulla togliere agli attori, sia chiaro.
Solo che i suoni e i temi proposti da Vangelis avevano un qualcosa che calzava perfettamente con quello che stavi vedendo sullo schermo, mentre i due nuovi autori si limitano ad un commento sonoro simile ma senza quel tocco particolare.
Inoltre il voiceover di Gammino/Ford, oltre a funzionare da spiegone, ci stava bene perché dava una speciale atmosfera hardboiled, anche se Scott nelle edizioni successive lo soppresse definitivamente, perché era stato voluto solo dalla casa di produzione, proprio perché alla prima proiezione sembrava che molti punti non fossero ben chiari vedendo il film senza voce fuori campo.
Un commento anche in questo nuovo episodio però non ci poteva stare, perché comunque la situazione viene presentata in un modo diverso e proprio la storia si snoda verso un altro obiettivo.
Sicuramente non resteranno frasi memorabili, come accadde per Ho Visto Cose... ma il film scorre bene nonostante la durata non da poco.
E sembra anche lasciare un cliffhanger per un ulteriore sequel.