L'avevo detto che l'avrei visto e l'ho fatto di vedere Sei Nell'Anima, il biopic su Gianna Nannini tratto dalla sua autobiografia Cazzi Miei.
Difatti è proprio di quello che per buona parte della pellicola si parla, cioè degli affari suoi, dei suoi legami sentimentali, del rapporto molto conflittuale con il padre, dei deliri mentali e dell'incidente in pasticceria, due cose di cui non ero a conoscenza, ma Gianna racconta quei momenti di pazzia come un sovraccarico di impegni lavorativi dato che, oltre ai concerti e le registrazioni, stava lavorando con Salvatores recitando in Sogno Di Una Notte D'Estate.
Alla musica viene dedicato il rimanente minutaggio dove però le scene in cui Gianna (splendida Letizia Toni) canta con una band, gli attori che interpretano i musicisti sembrano impegnati a fare tutt'altro eccetto che suonare davvero.
Vedere quel playback così malfatto è l'unica cosa che mi ha dato molto fastidio, ma forse mettere gente più "sul pezzo" (haha!) costava troppo per la regista Cinzia Th Torrini esperta in fiction tv (Elisa Di Rivombrosa)?
Forse un'altro punto a sfavore è proprio anche lo stile da fiction con cui si svolge la vicenda che però rimane compressa nelle due ore dato che la storia si ferma tra il 1983 e il 1984, momento di rinascita artistica per la Gianna e anno di uscita di Fotoromanza registrato a Colonia grazie alla produzione da krautrock di Conny Plank, già collaboratore degli Ultravox ed Eurythmics, che dà quel tocco synth pop alla rockettara senese.
Letizia è molto più bella della vera Gianna, ma risulta credibile e nella voce la copia perfettamente, tanto che non senti la differenza quando a cantare è la vera Nannini (Gianna stessa ha detto che per una volta non si è rivista rifatta come una caricatura da Tale E Quale Show) quando la vediamo in persona nelle scene finali, e qui non ditemi che non avete pensato al finale di Bohemian Rhapsody, dai, dove nel film sui Queen quelle scene live rifacevano vedere pari pari l'esibizione del Live Aid, però erano state recitate ex novo dagli attori.
Da notare la Mara Maionchi del film che viene interpretata da Andrea Delogu con il linguaggio pepato tipico della produttrice, scelta che magari a qualcuno avrà creato qualche dubbio, visto il fisico mozzafiato di Andrea, ma se guardiamo qualche foto della Mara degli anni 70,
foto mostrate anche nel programma di Fabio Fazio, possiamo renderci conto che invece ci sono andati molto vicini.
Si ascoltano naturalmente le canzoni di Gianna, quelle classiche, ma anche alcune prese dall'ultimo disco che ha quel titolo simile, ma non uguale e di cui avevo PARLATO in occasione della sua uscita.
Tra l'altro, in occasione, invece, dell'uscita del film su Netflix, è stato ripubblicato il libro (pure rinominato)
con una nuova prefazione ed un'analisi/confronto con la pellicola.
Ed ora, tra libro e film, sono anche cazzi nostri.
Avendo nella testa la canzone festaiola per eccellenza degli statunitensi Village People, ovvero YMCA,
avevo sempre pensato che quell'associazione giovanile fosse nata negli States, mentre di recente ho scoperto che è stata fondata nel lontano 1844 in quel di Londra da George Williams di professione sarto, come organizzazione giovanile cristiano-evangelica gestita perlopiù da volontari, per poi piano piano espandersi in tutto il mondo con intenti il più delle volte esclusivamente rivolti allo sport e in modo marginale influenzati dalla religione.
Il fatto che poi in tali ambienti ci fosse anche una frequentazione gay, quello è un discorso collaterale poiché tale associazione non era stata fondata a tale scopo e la canzone dei Village People la celebrava in modo assolutamente estraneo ad ogni concetto omosessuale come ha dichiarato più volte il suo autore Victor Willis
che, insieme a Glenn Hughes (omonimo del bassista ex Deep Purple e Black Sabbath) e Ray Simpson era uno dei pochi membri etero del gruppo ora riformato con nuovi componenti e l'unico originale Ray.
E forse proprio per questa sua dichiarata estraneità ad ogni tentativo di catalogarla, la canzone dei Village People rimane un momento di aggregazione che si ripete ogni volta mettendo insieme tutti ad ogni festa estiva e non, dove suona una PARTY BAND o dove c'è un dj che mixa, e attenzione (!!!) non dico che un dj suona perché sono stato dj pure io e non ho mai sostenuto una fandonia simile, ma semplicemente dicevo che mettevo i dischi (ora manco più quello perché si usano files digitali).
Perciò lo dico bonariamente (lo diceva anche Luca Carboni) di diffidare dai dj di adesso che dicono che "suonano", perché al massimo "spippolano" sulla consolle.
Ed ora vai col balletto di YMCA in originale ed anche disponibile in versione Just Dance per la Nintendo Wii.
"Mannaggia che sfiga", avrà pensato tradotto in inglese Ringo Starr quel giugno del 1964 quando tutto era pronto per l'inizio del tour dei Beatles che partiva da Copenaghen il 4 di quel mese e lui era invece ancora a Londra costretto a letto da una tonsillite dopo che nei giorni prima era svenuto durante le pose per alcune foto promozionali a causa della febbre alta.
Viste le sue condizioni e il legame di amicizia che c'era fra di loro, i Beatles, in particolare George Harrison, avrebbero voluto rimandare le date per attendere la guarigione del batterista, ma Brian Epstein, il manager, invece decise di farlo sostituire da Jimmy Nicol, un drummer dell'ambiente del rock'n'roll che cominciò quindi una estenuante sessione di prove per imparare i brani da suonare, e per fortuna sua allora erano concerti solo di mezz'ora, non come quelli di Bruce Springsteen che adesso sta sul palco bello bello per tre ore filate.
Ad ogni domanda che i Beatles facevano per sapere poi le condizioni di Ringo, la risposta era sempre "He's getting better", cioè "Sta migliorando" e si dice che quella frase sia rimasta così in testa a Paul da fargli partorire un brano che troverà posto anni dopo in Sgt. Pepper, ovvero proprio GETTING BETTER, titolo dato anche al libro del blogger Leonardo Tondelli dove l'autore commenta, valuta e cataloga le 250 migliori canzoni dei quattro, ovviamente a suo parere, e lo sappiamo bene che quando si parla di questa band ogni fan ha i suoi brani preferiti che molto spesso sono quelli scritti da George Harrison il quale, come da accordi, poteva contrastare l'egemonia di Lennon & McCartney con una sola canzone per ogni album.
Ma torniamo a Jimmy Nicol, il protagonista di oggi che attualmente ha 84 anni e che partiva allora 60 anni fa travestito da Ringo Starr indossando quegli abiti creati da PIERRE CARDIN, suonando per cinque date del tour fino a quando, il 14 giugno a Melbourne, dietro alla batteria torna il legittimo proprietario a riunirsi con i compagni.
Jimmy racconta anche di aver avuto un apprezzamento da parte di John Lennon, il quale gli avrebbe detto in confidenza che, a suo parere, suonava meglio di Ringo, ma purtroppo i giochi erano già fatti.
Da allora il titolare Ringo non ha più mollato le bacchette dei Beatles, nemmeno in quel periodo di crisi (anzi lui era sempre il primo a presentarsi alle prove) che porterà poi allo scioglimento raccontato da Peter Jackson nella splendida serie GET BACK.
Scioglimento però che a volte pare non sia mai avvenuto, perlomeno per me, perché mi basta mettere su un qualsiasi loro disco, tipo QUELLO NUOVO uscito verso la fine dello scorso anno, e loro ci sono, ancora lì tutti insieme.
Nei giorni scorsi purtroppo lo abbiamo appreso da tutti i media e social che, dopo una lunga malattia, ci ha lasciato anche Philippe Leroy a 93 anni, indimenticabile interprete del salgariano Yanez De Gomera nel SANDOKAN televisivo con Kabir Bedi, e anche Leonardo Da Vinci nella produzione sempre per la tv della Rai, nonché vescovo in Don Matteo.
Per il cinema lo ricordo personalmente con grande piacere nei DUE FILM della serie dei 7 Uomini D'Oro (in quello NELLO SPAZIO Philippe non c'entra nulla perché è il solito fake da guardare solo per spernacchiarlo) e in molte altre pellicole dove dava il suo tipico tocco di charme.
La tradizione attoriale viene comunque portata avanti da sua figlia Philippine (molto somigliante al padre) che invece è una delle protagoniste della fortunata serie EMILY IN PARIS di cui è in arrivo la quarta stagione.
Philippine era nata dalla prima relazione con la modella Francoise Laurent, mentre in seguito Philippe avrà altri due figli dalla figlia di Enzo Tortora, Silvia.
Un'altra produzione televisiva piange la sua protagonista e si tratta de La Tata, ma nella sua versione russa che aveva il titolo che non saprei mai scrivere in caratteri cirillici, perché, nonostante da buon contrabbandiere spaziale conosca parecchie lingue della galassia, è uno degli idiomi a me più oscuri (e tanto ben pochi lo capirebbero), ma che, tradotto in inglese dalla sua lingua, suonava come My Fair Nanny, chiaro riferimento a My Fair Lady.
L'attrice che la interpretava, Anastasija Zavorotnjuk (ho fatto un copia incolla per scriverlo giusto), considerata una delle donne più belle del mondo (e mi sento d'accordo), è mancata a soli 53 anni perdendo la sua battaglia contro il cancro.
Serie tv di grandissimo successo The Nanny, dimostrato dal fatto che questo remake non era l'unico poiché ne esistevano anche le versioni polacca, greca e indonesiana, nonché quelle dei paesi di lingua ispanofona virate sullo stile delle telenovelas.
La versione invece che conosciamo noi, quella statunitense con Fran Drescher come protagonista e produttrice,
aveva un adattamento italiano che chiamava la tata Francesca Cacace rendendola di origini italiane cattoliche, mentre nell'originale era ebrea e si chiamava Francine Joy Fine, e in ogni episodio sfoggiava degli outfit a dir poco appariscenti anticipando di anni sia Lady Gaga che Katy Perry e tutte le altre sulla loro scia.
In conclusione segnalo anche che da ieri, fino a domani, in molte sale è visibile il film DONNIE DARKO in versione rimasterizzata in 4k, operazione interessante poiché anche il Blu-ray aveva qualche problema in fatto di definizione (o forse era una cosa voluta per mantenere l'effetto straniante della trama).
Film che per tanti (pure per me) è un capolavoro, mentre per altri è una porcheria immonda.
De gustibus... ma quello davvero brutto è il sequel dal titolo S. Darko, dove la S puntata sta per Samantha, la sorella di Donnie.
Oggi 3 giugno è la Giornata Mondiale Della Bicicletta, istituita il 12 aprile del 2018 per sensibilizzare la consapevolezza dei benefici che tale mezzo di trasporto porta alla persona e all'ambiente.
Certo, qui in Italia non è come a Londra e Amsterdam dove la bici è più che rispettata sulla strada per cui metà della popolazione gira senza problemi sulle piste ciclabili anche per andare al lavoro in giacca e cravatta e ci sono parcheggi antifurto appositi.
Vale anche naturalmente come mezzo per il tempo libero e personalmente la mia mountain bike la utilizzo a tale scopo, non per fare arditi percorsi come vedo fare a certi ammirevoli atleti che vengono giù da percorsi accidentati a velocità pazzesche (e qualcuno si fa anche molto male), ma piuttosto per macinare tanti chilometri come il buon Jovanotti ha raccontato nelle sue AVVENTURE su RaiPlay, ad un certo punto, però, facendosi molto male pure lui.
Può capitare infatti anche ai più esperti l'incidente di percorso che a volte arriva invece per colpa di terzi alla guida di qualche mastodontico mezzo, i quali "non vedono", o meglio non rispettano il ciclista intento a fare "l'equilibrista che sul mondo sfida il crollo" (CITAZIONE) sul lato della strada.
Da fruitore delle due ruote muscolari da molto tempo (capita spesso di ricordarlo nei post), per mia fortuna non ho mai avuto incidenti gravi anche perché non sono Brumotti che fa cose da paura, ma lo ammetto che certe volte sull'asfalto trafficato un po' di strizza viene sempre.
Per cui prediligo i percorsi campagnoli dove c'è anche meno rumore, anzi, spesso senti solo i suoni della natura che magari ci sono anche in città, ma sepolti dal fragoroso bordello di motori e clacson.
E poi la bicicletta, oltre a Don Matteo, ha fatto anche il cinema, signori miei, quello degli anni 80 di E.T., e le citazioni successive di film come IT e la serie tv Stranger Things, perché non fai un film ambientato bene negli anni 80 se non ci metti almeno una BMX, mentre sulle bici da corsa vi si sono cimentati anche Kevin Costner in IL VINCITORE e Dennis Quaid in All American Boys, e naturalmente il nostro Totó Al Giro D'Italia, senza dimenticare che la bici era il mezzo di locomozione di Fernandel, alias Don Camillo, e infine, certamente, il classico di Vittorio De Sica, Ladri Di Biciclette, dal quale avevano preso il nome Paolo Belli & Co. che metto qui oggi insieme con Francesco Baccini intenti a pedalare SOTTO QUESTO SOLE.
Oggi, che casualmente è domenica, è la Festa Della Repubblica che adesso cade sempre il 2 giugno, ma non sempre è stato così perché dal 1977 al 2001 qualcuno aveva pensato di farla cadere la prima domenica di giugno perché infrasettimanale pareva brutto.
Tale modifica si disse che era dovuta al periodo di ristrettezze economiche degli anni 70 per le quali era nata anche l'Austerity (una cosa tutta matta di cui avevo parlato QUI), e pareva che, collocandola fissa di domenica come la Pasqua, si potessero contenere meglio i costi.
Fu Carlo Azeglio Ciampi, allora presidente, a far tornare tutto come prima al 2 giugno anche se cadeva infrasettimanale dicendo "ma che? scherziamo?" (non è esattamente così ma il senso è quello).
E quindi buona Festa Della Repubblica a tutti, a chi parteciperà ai festeggiamenti a Roma con musei gratis e parata, e a chi magari invece se la gode su qualche spiaggia.
Questo sabato potrei dire con quasi assoluta certezza che DISCOTECHE ABBANDONATE, il nuovo singolo di Max Pezzali può vincere il premio per la peggiore canzone dell'anno poiché dubito che possa uscire qualcosa in grado di superarne il primato.
Max, che già ha una voce agli antipodi del melodioso, canta con l'autotune o una diavoleria simile che ipersatura per fare il moderno (???) con il risultato che già ho sottolineato sulle voci maschili effettate in questo modo, cioè che quasi sempre diventano odiose (nel caso di Ghali, non so perché, ma non succede), mentre su quelle femminili lo trovo a volte quasi piacevole.
Max rientra appunto nella maggioranza delle voci maschili effettate e se si aggiunge anche la sua caratteristica di buttare gli accenti delle parole un po' a caso, la comprensione del testo (brutto già di suo) diventa molto complicata.
Forse non per niente le parole delle migliori canzoni degli 883 avevano la firma di Mauro Repetto che però quando ha provato a cantare era pure peggio di Max.
Di buono il brano ha che strumentalmente sembra un pezzo di Den Harrow degli anni 80... ma brutto.
Per fortuna ci sono cose molto più interessanti che prendono sempre spunto da quegli anni 80, in particolare dalla canzone Safety Dance dei Men Without Hats (provate a cercarla su YouTube) i cui suoni e mood ho ritrovato in LONELY DANCERS di Conan Gray che se la canta su due registri vocali totalmente differenti al punto che quando l'ho sentita alla radio ero convinto che si trattasse di una coppia tipo i Roxette.
Anche qui c'è il suono synth e l'arrangiamento quarantennale come nella canzone di Pezzali ma, anche se non ho ancora analizzato bene il testo in inglese, sono sicuro che sia meno brutto di quello di Max, così sulla fiducia.
Eh... se mi vengono da dire le dico senza girarci intorno, per cui per me rimane fastidioso come sempre anche il modo di cantare a mascella stretta che ha preso d'abitudine Irama anche nella sua nuova GALASSIE, ma mai come sentire Pezzali eh.
E sempre con il sound anni 80 c'è anche SHUT UP AND DANCE di Sophie & The Giants dove lei sarebbe sempre molto bella, ma conciata in modi un po' troppo strani per poter essere presentata in casa come la propria fidanzata. Carina anche VABBÈ CIAO di Alfa che si fa perdonare quel PLAGIO SPUTATO sanremese di Vai con una canzone fresca fresca che alle nuove generazioni piace un sacco, sia la canzone che lui, perché ha il viso tipico del bravo ragazzo, che lui si che lo puoi presentare ai tuoi come fidanzato. Beh, come si può vedere c'è di molto meglio che dover per forza ascoltare Pezzali che mi stava pure simpatico, giuro, ma oggi son così e certe cose brutte non gliele perdono.