La nuova serie spin-off di Star Trek, quella che si chiama tutta intera Star Trek - Starfleet Academy (se riuscite a pronunciarla tutta d'un fiato),
è stata il bersaglio di critiche negative che l'hanno bollata come troppo woke. A guidare queste critiche è stato nientemeno che Stephen Miller, ovvero il vice-capo dello staff della Casa Bianca, una delle personalità più vicine a Trump (scrive lui i discorsi del Presidente) e più radicalmente conservatrici (lui e la moglie Katie Miller sono quelli che avevano più volte ribadito la necessità per gli Usa di ottenere la Groenlandia, per fare un esempio chiaro).
Stephen, che qui sopra sembra una delle caratterizzazioni di Antonio Albanese, e non ho scelto la foto a caso, è un fervente sostenitore del Make America Great Again, per cui quello che non gli è andato a genio è stato vedere personaggi femminili sovrappeso e il primo Klingon gay mettendo in discussione quella che sarebbe la razza guerriera per eccellenza.
E poi, essendo lui assolutamente contro l'immigrazione, ci ha visto dentro anche trooooppi neri come se fosse una propaganda per il Black Lives Matter.
Anzi, per ristabilire l'ordine Miller metterebbe tutto in mano a William Shatner, l'ex Capitano Kirk, che adesso ha 94 anni e ha ben altro a cui pensare tipo far dimenticare che ha recitato in un film come CREATORS - THE PAST.
Probabilmente il signor Miller non ama i teen drama perché è questo che in fin dei conti è Starfleet Academy dove i giovani cadetti (come fosse la scuola di Hogwarts) vengono formati per entrare nella Flotta Stellare, e forse l'America in cui vive adesso è molto più simile a quella mostrata nella serie piuttosto che quella che immagina lui composta da una sola razza perfetta superiore...(dove l'ho già sentita sta cosa?).
Insomma una serie che ha diviso il pubblico e, non essendo io un fan sfegatato di Star Trek, la notizia della sua prossima cancellazione già dopo la seconda stagione ormai in fase di post produzione mi ha lasciato abbastanza indifferente, anche perché ora con le piattaforme decido io cosa voglio guardare e se qualcosa non mi prende bene, come l'orrenda Canzonissima della Carlucci, non lo guardo e stop.
Primo d'aprile e tempo di scherzi anche cinquant'anni fa, quando due Steve appassionati di informatica in un garage della California, con pochi dollari in tasca e pochi componenti da assemblare decidono (per modo di dire) di giocare un pesce d'aprile all'appena fondata società informatica di Bill Gates e Paul Allen che ancora non si chiamava Microsoft (prenderà quel nome negli anni 80).
In realtà quel "pesce d'aprile" era l'inizio di un'avventura imprenditoriale senza precedenti, che in pochi anni diventerà la diretta concorrente della Microsoft e non solo poiché la società andrà a toccare anche il mercato di aziende già rinomate come la Hewlett-Packard (attiva dal 1939), l'Intel e la Xerox, tutte nate nella Silicon Valley californiana.
I due Steve erano Steve Jobs e Steve Wozniak che stringono un'amicizia dopo aver fatto conoscenza durante delle conferenze a Palo Alto. Il primo (sopra a destra) in quel periodo si occupava di videogames per Atari, mentre l'altro aveva in mente da tempo l'idea di progettare un computer tutto suo dal momento che quelli in commercio avevano prezzi inaccessibili per le sue tasche, e così mostra degli appunti a Steve Jobs che alza il classico sopracciglio di chi vede qualcosa di molto interessante.
Passa un pò di tempo durante il quale i due lavorano sodo nel garage dei genitori di Steve (Jobs) a Cupertino, finché, insieme a un vecchio amico, Ronald Wayne, il 1° aprile del 1976 fondano la società Apple Inc. con quella famosa mela morsicata che, con lo stesso nome, invece per i Beatles stava integra sul lato A dei loro dischi in vinile e divisa a metà sul lato B, dove già faceva da logo, ma con i computer dei due Steve non c'entrava nulla.
Da quel garage esce infine l'Apple I, messo in commercio nel 1976 mentre l'anno seguente viene lanciata la versione "II" che ottiene un considerevole riscontro di vendite.
Ma ecco che gli anni Novanta, come un karma, fanno rigirare contro la Apple lo "scherzo" di partenza che viene schiacciata dalla spietata concorrenza di Microsoft Windows anche per alcuni problemi di progettazione dei prodotti.
Sarà quindi Steve Jobs, nel 1997, ad avere l'idea dell'iPod che cambierà il modo di ascoltare la musica e insieme il mercato delle case discografiche, e poi l'infinita serie di iPhone per cui la gente ha fatto le code davanti ai negozi per averli subito (ma perché poi?).
Insomma... uno scherzetto ben riuscito, mentre non è uno scherzo il fatto che l'Italia, sconfitta ieri dalla Bosnia, sia fuori dai Mondiali per la terza volta come era già successo nel 2018 e ancora prima nel 1958, quando il Mondiale allora si chiamava Coppa Rimet.
Peccato, perché sarebbero state le uniche partite di calcio che avrebbero solleticato il mio interesse...
E dopo gli addii musicali di ieri, purtroppo non mancano quelli cinematografici di oggi dato che James Tolkan era apparso in tutta la trilogia di Ritorno Al Futuro, dapprima come preside che prendeva di mira Marty McFly e relativo padre bollandoli come "sfaticati", e poi come sceriffo nel terzo episodio.
Purtroppo l'attore è deceduto di recente a 84 anni dopo essere stato anche in Top Gun dove, invece di vessare Michael J. Fox, se la prendeva con Tom Cruise e colleghi.
Altro lutto nel cinema riguarda l’attrice statunitense Valerie Perrine,
nota soprattutto per alcuni film degli anni Settanta, tra cui Lenny con Dustin Hoffmann e Superman dove era la segretaria di Lex Luthor.
Valerie è morta la scorsa settimana a 82 anni dopo che nel 2015 le era stata diagnosticato il Morbo di Parkinson (guarda caso, come a Michael J. Fox).
Un intoppo alla sua carriera fu, secondo lei, l'aver recitato in Can’t Stop The Music, noto per essere il film con i VILLAGE PEOPLE (infatti era prodotto come la band da Belolo & Morali)
e uno dei film così malriusciti che nel 1981 ispirarono i famigerati Razzie Awards, delle specie di Oscar al contrario sui peggiori fallimenti cinematografici (ma a Steve Guttenberg, anche lui presente nel cast, era andata evidentemente meglio).
Non l'ho mai visto finora, ma chissà? Certe cose brutte mi incuriosiscono sempre; non per niente ho voluto guardare anche quel pastrocchio di SGT. PEPPER'S LONELY HEARTS CLUB BAND, il film musical con Bee Gees, Peter Frampton e tanti altri.
Di sicuro c'è che qui anche la CANZONE principale del film, rispetto alle produzioni famose dei Village People, era già di suo una mezza ciofeca.
Andò meglio per Valérie più di recente nella commedia del 2000 What Women Want.
Si apre la settimana con l'addio a David Riondino, cantante, autore di canzoni, attore e scrittore, diventato famoso per le sue partecipazioni satiriche in molte trasmissioni televisive tra gli anni Ottanta e Novanta, specialmente il Maurizio Costanzo Show. Aveva 73 anni David e all’inizio degli anni Ottanta era diventata molto popolare la sua canzone MARACAIBO,
(attenzione al testo di questa scarna versione originale che cita un certo Fidel che poi sarà modificato in Miguel nella versione ufficiale prodotta da Tony Carrasco e guarnita di fiati e percussioni) scritta e cantata qui insieme a Maria Luisa "Lu" Colombo, diventata anche un cavallo di battaglia degli spettacoli di Gerry Calà grazie al film Vacanze Di Natale.
Altra musica quella di Chip Taylor
che ci ricollega al film UNA DONNA PROMETTENTE, pellicola da vedere assolutamente il cui finale devastante fa suonare Angel Of The Morning nella cover di Juice Newton datata 1981.
Si perché quella canzone era stata scritta da Chip, il cui vero nome era James Wesley Voight ed era, come si può notarne la somiglianza dalla foto, il fratello dell'attore John, quindi anche zio di Angelina Jolie. Canzone incisa anche dallo stesso Chip nel 1971, ma prima di lui negli anni 60 era già stata resa famosa da almeno tre versioni precedenti di cui una anche italiana da parte di RENATO DEI PROFETI con un videoclip tratto da uno dei tanti film definiti "musicarelli" che venivano prodotti in quegli anni legati alle canzoni di successo.
Chip se n'è andato anche lui e aveva 86 anni.
Ancora più differente la musica heavy metal di Ross "The Boss" Friedman,
chitarrista fondatore dei Manowar e ancora prima dei punk The Dictators.
È deceduto a 74 anni affetto da sclerosi laterale amiotrofica.
Ci lascia a 67 anni anche Jon Dee Graham, texano ed ex membro di Skunk e True Believers, band che hanno fuso il punk con il classico country.
Ottanta sono gli anni che compie oggi un mezzo di trasporto assolutamente italiano, ma conosciuto in tutto il mondo per.... Cesare Cremonini? Si...gli piacerebbe...
Sto parlando infatti della Vespa che il 29 marzo del 1946 la Piaggio ha presentato per la prima volta sul mercato nella sua prima forma chiaramente vintage per passare attraverso i decenni con ritocchi estetici via via aggiornati, ma sempre rispettosi del modello iniziale.
Perché sennò non sarebbe più una Vespa, quella che anche Vasco cita in Bollicine per chi "Mangia Le Mele"
come diceva un vecchio slogan che la pubblicizzava molto prima che la mela morsicata diventasse dominio Apple.
Mito anche nel cinema con Vacanze Romane dove nel 1953 Gregory Peck giornalista ci portava a fare il giro di Roma la principessa Audrey Hepburn, che avercela dietro pesava come niente con quel suo fisico esile invidiato da tutte, ma senza sapere allora che era dovuto a gravi problemi alimentari avuti in tenera età.
Vista la diffusione che ha avuto negli anni, potrei supporre che chiunque in vita sua abbia guidato con soddisfazione almeno un modello di Vespa, trovando magari una concorrenza maggiore più tardi con l'avvento in massa degli scooter giapponesi in prima istanza e poi coreani in anni più recenti, con anche il passo falso della Cosa che avrebbe dovuto sostituire la Vespa PX, ma non piacque a nessuno con, fra le tante modifiche estetiche, quelle scocche laterali che parevano come se fossero state montate al contrario.
Non essendo io il direttore di una rivista specializzata, non starò adesso certamente a spiegare il funzionamento del motore Piaggio, che rimane comunque un tipo di motore unico derivato dall'aeronautica (era un motorino d'avviamento degli aerei).
Giornata anche dedicata al Pianoforte questa e quindi mi viene da concludere il post con una canzone che non è delle più famose di Umberto Tozzi come potrebbe essere Gloria, ma è ugualmente bella e si chiama appunto AMICO PIANOFORTE.
Una pagina di storia della musica sta per chiudersi, infatti Don Henley ha parlato apertamente del futuro degli EAGLES, spiegando che il 2026 segnerà la fine del percorso ormai pluridecennale della band.
E io lo scrivo in questo sabato musicale, perché dopo oltre 50 anni di carriera, ed essere stati i musicisti di Linda Ronstadt, Henley ha raccontato il desiderio di rallentare, dedicare tempo alla famiglia, viaggiare davvero, coltivare passioni lontane dai palchi e affrontare con serenità anche i limiti imposti dall'età. Età che ultimamente ha sentito pesare anche Keith Richards dei Rolling Stones che per l'artrite ha dovuto rinunciare al prossimo tour perlomeno finché non si sentirà meglio (se si sentirà meglio), ma nel frattempo la band sta lavorando ad un nuovo disco dopo quel sorprendente HACKNEY DIAMONDS che non è certo il loro lavoro migliore, ma avercene dischi così.
Ma torniamo alle nostre Aquile, perché ALBUM STORICI gli Eagles li hanno incisi (HOTEL CALIFORNIA sta per compiere 50 anni), concerti sold out li hanno avuti, qualcuno di loro purtroppo non c'è più, quindi una decisione così sembra più che lecita.
Ma per i fans non ci sarà alcun pericolo di dimenticarli perché la loro musica rimane, su qualsiasi supporto disponibile, e quella non dirà mai che è arrivato il capolinea.
Chiudo il post di oggi con gli auguri a Lady Gaga per i suoi 40 anni,
artista che porta in scena spettacoli molto diversi da quelli degli Eagles, ma tutto sommato dotata di una versatilità tale che, sono sicuro, potrebbe interpretare benissimo anche le loro canzoni esattamente come già si è cimentata nello swing-jazz con Tony Bennett e in altri generi estranei al suo come nel film A STAR IS BORN.
Il giappone nutre un vero culto per gli anime e infatti ovunque trovi souvenir a forma di Dragonball o Pikachu, con un posto d'onore per i robottoni come Mazinga o quel Gundam la cui enorme replica troneggia davanti ad un edificio e ad orari prestabiliti si produce in movimenti e suoni, ma solo se siete fortunati che non ci sia qualche inconveniente tecnico come è capitato invece al sottoscritto, e inconveniente per colpa del quale lo spettacolo fu molto limitato.
Per una fetta di otaku molto minore rispetto a quelli che osannano i succitati personaggi, ma per i quali l'amore per la serie non cala ormai da trent'anni, il 27 marzo del 1996 è diventato un giorno storico poiché su Tv Tokyo venne trasmesso l'ultimo episodio di Neon Genesis Evangelion, serie di Hideaki Anno della quale ho parlato più volte e di recente in occasione dell'ANNIVERSARIO di quei trent'anni appena compiuti.
Se avete letto, come dovreste aver fatto, quel post precedente saprete già che l'ultimo episodio, in coppia con il penultimo, venne prodotto in un regime di crisi finanziaria per la Gainax, quindi con animazioni ridotte al minimo e con perlopiù pensieri recitati spesso su immagini fisse in un clima introspettivo che scavava dentro al subconscio del giovane Shinji.
Hideaki Anno in seguito realizzò una nuova versione più curata dei due episodi (nel cofanetto che raccoglie gli episodi ci sono entrambe), ma, sotto pressione dei fans, anche un nuovo film per le sale che mostrava un finale diverso e senza risparmiarsi sulle scene violente e disturbanti.
In seguito arriverà sempre per il cinema anche una nuova TETRALOGIA tuttora su Prime Video che parte dallo stesso soggetto per poi seguire strade molto diverse, con nuovi personaggi introdotti nella storia ed eventi eclatanti come l'incidente di Asuka che le costerà la perdita di un occhio.
Insomma mi ci metto anch'io in quel gruppo di otaku appassionati di Evangelion, e la ragione sono i motivi che ho già elencato nei post precedenti e che non ho mai trovato sviluppati in altri anime, magari anche più spettacolari, ma senza quel sottotesto che rende speciale un'opera audiovisiva come questa.
Come il titolo di quella sua meravigliosa canzone (cantata anche da Mina e da Ornella Vanoni, sua amica e anche compagna per un periodo) è finita a 91 anni la storia di Gino Paoli, cantautore della vecchia scuola genovese che adesso si ritrova tutta riunita nell'aldilà con, partendo da sinistra in senso orario, Umberto Bindi, Paoli, Fabrizio De André,Luigi Tenco,Bruno Lauzi e Vittorio DeScalzi dei New Trolls.
Uomo magari un pò burbero il Gino, ma che ci lascia un bagaglio musicale mai passato di moda con pezzi che tuttora fanno parte della nostra storia.
SAPORE DI SALE, Il Cielo In Una Stanza, di cui è grandiosa la versione cantata da Mina, Senza Fine che, oltre ad essere anche questa una canzone che Ornella cantava, è il brano che apre NAVE FANTASMA, quel film che parte benissimo, ma che poi si perde per strada, e poi La Gatta, fino ad arrivare al suo ritorno alla vetta delle classifiche nel 1991 con QUATTRO AMICI che ospita anche Vasco Rossi sul finale. Gino Paoli aveva sfidato la morte nel 1963 quando il cantante si sparò al petto in un momento di depressione, ma la pallottola non colpì organi vitali.
I medici decisero di non rimuovere il proiettile perché ritenuto troppo rischioso, lasciandola incapsulata nel corpo, precisamente vicino al pericardio, ma contemporaneamente Paoli venne denunciato per possesso illegale di arma da fuoco.
Gino ha avuto anche un periodo in politica ed era il padre dell'attrice Amanda Sandrelli.
Prima di Paoli se n'è andato anche Louie Louie Cordero, 64 anni, attore e cantante portoricano che potete vedere nel ruolo del fidanzato di Madonna nel videoclip di BORDERLINE qui sotto.
Infine, dalla musica al cinema, è morto nel sonno per cause naturali l’attore statunitense Nicholas Brendon, noto soprattutto per il ruolo di Xander Harris, uno degli amici della protagonista che ha il volto di Sarah Michelle Gellar in Buffy L’Ammazzavampiri,
una delle serie tv più famose di fine anni 90 e primi anni 2000 tratta da un omonimo film del 1992 con tutt'altro cast che però fu un fiasco colossale.
Giornata molto triste per la musica italiana poiché è mancato ieri il grande Gino Paoli a 91 anni (ne parleremo domani insieme ad altri nomi che se ne sono andati), mentre, secondo la tradizione cattolica, oggi che è il 25 marzo sarebbe stato molto tempo fa il giorno del Passaggio del Mar Rosso, evento che è stato immortalato in I Dieci Comandamenti di Cecil B DeMille,
film kolossal che aveva soffiato l'Oscar per gli effetti speciali a IL PIANETA PROIBITO (infatti anche questo "peplum", come il classico della fantascienza, compirà 70 anni il prossimo ottobre), e che, al contrario di quello che si potrebbe pensare, non è per niente un mattone anche perché si avvale di un cast di altissimo livello con nomi come Charlton Heston (Mosè), Yul Brynner, Anne Baxter,
Edward G. Robinson, John Derek, Yvonne De Carlo, Vincent "Thriller" Price e altre celebrità dell'epoca.
Tale scena del Mar Rosso che apre le sue acque per permettere il passaggio degli ebrei e le richiude subito dopo mentre stanno passando anche i soldati egizi che gli stanno dando la caccia, rimane tuttora un effetto speciale grandioso specie se si pensa che venne realizzato nel 1956 proiettando al contrario il riempimento di un vascone d'acqua che in questo modo dava l'idea del mare che si apriva.
Molto meno imponente la versione di Franco Zeffirelli nel televisivo Gesù Di Nazareth dove vedevamo l'acqua ritirarsi come una bassa marea, ma a conti fatti forse era questa la versione più realistica.
Cioè io ve lo confesso anche se vi sembrerà strano, ma quel 25 marzo non c'ero proprio a verificare come fossero andate veramente le cose.
Certo è che la versione hollywoodiana è senza dubbio più spettacolare, fatta apposta per lasciarti a bocca aperta.
Restando sempre nel cinema, il 25 marzo è considerato anche il giorno in cui Dio mise alla prova Isacco ordinandogli di sacrificare il suo primogenito, ma fermandolo un attimo prima di compiere il gesto.
La scena in questo caso era stata inserita da John Houston nel 1966 in La Bibbia,
film dove il regista interpreta Noè e con molti nomi italiani nel cast poiché era una ambiziosa produzione di Dino De Laurentiis.
Sempre lo stesso giorno di marzo, ma in anni/ere differenti, oltre ad essere anche la data della caduta di Lucifero che, ricordiamolo, era stato un angelo bellissimo (il nome significa "portatore di luce") prima di finire giù negli Inferi, è anche quella che il cristianesimo attribuisce alla creazione di Adamo (anche quella raccontata nel film di Houston) ma, in questo caso, preferisco lasciare la parola al maestro Francesco Guccini che ce la racconta in quell'irresistibile, divertentissimo brano che è LA GENESI. Enjoy!
Anche oggi un pò di musica qui dalle mie parti poiché ha appena compiuto trent'anni BREATHE di Midge Ure, ex Ultravox,
e quando capita di ascoltare la canzone ogni tanto alla radio, nel ritornello succede di andare dietro al cantato in falsetto perché quel pezzo adesso ce l'abbiamo dentro un pò tutti.
Eppure alla sua uscita il 22 marzo del 1996, il brano con il videoclip qui sopra, scritto dallo stesso Midge Ure e prodotto da Richard Feldman, è stato un clamoroso flop, forse anche perché dall'ex Ultravox (e anche Visage quindi due mondi pieni di new wave elettronica) il pubblico non si aspettava una cosa così, quasi folk scozzese.
Destino vuole che, senza il bisogno di remix o nuove versioni, una campagna pubblicitaria della Swatch abbia scelto quel brano due anni dopo la sua pubblicazione come colonna sonora del suo SPOT (tra l'altro bellissimo, ma la qualità del video purtroppo non è granché) mandandolo in breve tempo alla numero 1 della classifica italiana e austriaca, compreso l'album in cui era contenuto.
L'unica modifica è stata la realizzazione di un NUOVO VIDEO MUSICALE rifatto nello stile dello spot Swatch con anche qualche product placement abilmente inserito.
È proprio il caso di dire che era solo "questione di tempo"...
E anche questi Oscar sono passati ormai da una settimana premiando secondo me le persone giuste e nel frattempo, come AVRETE LETTO, ho cominciato a fare i compiti.
Ma torniamo per un attimo al lontano 1956 quando 70 anni fa (per la precisione era il 21 marzo) fu Anna Magnani la prima attrice italiana della storia degli Oscar a ricevere la statuetta per la parte di protagonista del film La Rosa Tatuata e con tale evento si ritrovò tra i grandi nomi di Hollywood.
Per il pubblico americano allora il cinema italiano era conosciuto per VITTORIO DE SICA, l'attore e regista che aveva guadagnato la prestigiosa ribalta degli Academy Awards, e primo italiano a farlo, con due insuperabili capolavori come Sciuscià (1946) e Ladri di biciclette (1948), per cui venne definito padre del neorealismo cinematografico.
Nel 1941 la Magnani, già soprannominata Nannarella, ottenne i primi consensi grazie allo stesso De Sica, che la scelse come coprotagonista in Teresa Venerdì.
Ma quel successo internazionale arrivò quattro anni dopo con la straordinaria interpretazione di Pina nel capolavoro neorealista di Roberto Rossellini (che le fu compagno di vita per un periodo), Roma Città Aperta, per il quale ottenne il Nastro d'argento come "miglior attrice non protagonista".
Con il ruolo principale in Bellissima (1951), del grande Luchino Visconti (regista di cui ho già parlato spesso), le si spalancarono definitivamente le porte di Hollywood.
A pensare per primo a lei fu lo sceneggiatore Tennessee Williams, quello del dramma teatrale UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERO, portato sullo schermo da Elia Kazan.
La sceneggiatura che Williams scrisse nacque pensando all'attrice romana nel ruolo della protagonista Serafina.
Quindi con il regista Daniel Mann le proposero la parte e quest'ultima accettò, seppure ancora incredula di essere stata scelta e con i dubbi sul fatto di lasciare Roma per andare a lavorare oltreoceano.
Uscita nel 1955, la pellicola conquistò la platea statunitense e fece incetta di nomination (otto in tutto) all'edizione degli Oscar dell'anno seguente, portando a casa tre statuette: "miglior fotografia", "miglior sceneggiatura" e "miglior attrice protagonista" vincendo la concorrenza di star del calibro di Susan Hayward e Katharine Hepburn.
La cosa buffa è che quando le telefonarono per avvertirla della sua nomination, pensò subito a uno scherzo e non si presentò a Los Angeles, ma poi, alle cinque di mattina, un'altra telefonata le fece capire che forse il primo d'aprile era ancora lontano.
Quindi fu Marisa Pavan, coprotagonista nel film, che le portò la statuetta dopo averla ritirata al posto suo.
Se c'era una sola minima possibilità di risolvere i conflitti in corso, questa è ormai svanita poiché Chuck Norris ci ha lasciato ad 86 anni e quindi non potrà intervenire con la Delta Force.
Si scherza su quel film che ha appena compiuto 40 anni, distribuito dalla Cannon, percio già di suo di serie B, ma diventato lo stesso un cult anche perché i nomi coinvolti erano piuttosto importanti, compreso Alan Silvestri per la colonna sonora, però purtroppo l'ex Walker Texas Ranger se n'è andato lasciando anche il ricordo di quando per un pochino le ha suonate a Bruce Lee
nel Colosseo (finto, ricreato in studio) per poi comunque perdere quel duello rimasto nella storia del cinema.
Comunque si è sempre scherzato anche con i tantissimi meme su Chuck e, anzi, qualcuno sui social ha continuato a scherzarci su scrivendo che dopo tre giorni tornerà.
Purtroppo stavolta non è un meme.
Ancora cinema in lutto per Tom Georgeson, il capobanda di UN PESCE DI NOME WANDA dove oltre a Jamie Lee Curtis, John Cleese e Michael Palin (questi ultimi due ne arrivavano dai Monty Python) c'era un pazzesco Kevin Kline.
Piccola curiosità sul personaggio che Tom interpretava nel film e che aveva il suo nome praticamente invertito diventando George Thomason.
Tom aveva 88 anni.
Lasciando da parte il cinema è mancato anche Umberto Bossi il Senatur della Lega Nord da tempo affetto da gravi problematiche fisico-motorie indotte da ictus.
Un paio di settimane fa nel centro di Milano è apparso questo cartellone pubblicitario con questa sibillina domanda:
Tramite quel codice QR si accedeva ad un sondaggio che non ho bisogno di dirvi che risultati ha portato, miei cari lettori birichini.
Tutto ciò poi si è rivelata essere la manovra promozionale del nuovo singolo di Annalisa uscito una settimana dopo, e che, come dice il titolo, non è una CANZONE ESTIVA, ma lei si porta già avanti. Anzi, presenta un brano completamente opposto al vincitore del Festival di Sanremo snobbando platealmente la manifestazione canora come a dichiarare che tutto ciò a lei non serve.
Ed è vero, perché Annalisa è quella che ti sforna comunque la hit che non ti togli più dalla testa grazie anche a delle notevoli doti vocali e un team di produzione che ha messo da parte la proposta degli esordi, molto più casta e melodica, in favore di suoni e ritmi che starebbero perfettamente in un disco di Lady Gaga, senza dimenticare certi look tutti basati sulla lingerie esposta con nonchalance.
Ecco, questo è il punto che mette dei seri dubbi poiché Annalisa le doti, come dicevo, le ha davvero e certi mezzucci promozionali non sarebbero così necessari in realtà.
Scelte sue o del management?
Anche questo comunque, come il Festival, non le servirebbe.
anche se astronomicamente la stagione sarebbe arrivata in effetti nel pomeriggio di ieri, non posso non ricordare che i Dik Dik nel 1969 l'avevano pure cantata con parole di Mogol questa stagione in arrivo, in una canzone il cui intro con l'organo Hammond ricorda da vicino l'altro loro famoso successo SENZA LUCE, che altro non era che una bella cover di A Whiter Shade Of Pale dei Procol Harum.
Ah, abbiamo anche un referendum domani, ma vuoi vedere che con quest'arrivo della bella stagione potrebbe capitare che non si raggiunga il quorum?
Nessun problema perché tanto stavolta non serve raggiungerlo, e quelli che sto referendum lo verrebbero boicottare già rosicano.
Vabbè... anche oggi quindi auguro a tutti un buon weekend, il primo primaverile con le giornate che hanno già cominciato ad allungarsi lasciando un pò di luce in più giorno dopo giorno.
Come promesso, ho inziato a vedere i titoli relativi agli Oscar di quest'anno e non potevo non iniziare dal trionfatore Una Battaglia Dopo L'Altra di Paul Thomas Anderson, regista che avevo scoperto anni fa con lo splendido MAGNOLIA e che finora, per quello che ho visto, riesce a proporre sullo schermo ogni volta un prodotto completamente diverso.
Qui si parte con Leonardo DiCaprio e Teyana Taylor nel ruolo di rivoluzionari in un'America distopica che fanno esplodere cose e poi fanno sesso, e poi fanno sesso mentre fanno esplodere cose, e poi fanno esplodere cose mentre...
Beh, forse non proprio così, ma quasi, finché non nasce una figlia che sarà ricercata da un orribile invasato a cui dà volto e movenze Sean Penn
che si è preso giustamente la statuetta come attore non protagonista.
Da lì il film diventa un road movie con Leo molto simile al Grande Lebowski e Benicio Del Toro sensei che lo aiuta grazie a passaggi segreti claustrofobici.
In certi momenti mi è tornato anche in mente Will Smith in Nemico Pubblico che scappa e corre in accappatoio come se non ci fosse un domani.
Film questo di Paul Thomas che dura ben 2 ore e 40 minuti, ma correndo correndo passano in un botto con anche la colonna sonora ossessiva e pure inquietante di Jonny Greenwood dei Radiohead.
E grazie a tutto questo finalmente per il nostro Anderson, dopo tante volte passate dove ha ricevuto in totale undici nominations, è arrivato il giusto riconoscimento con tre Oscar durante la notte più importante per il cinema.
Oggi è la Festa del Papà, quindi da qui parte un augurio a tutti i papà, anche quelli che magari sembrano un pò burberi e brontoloni, ma sotto sotto sono dei teneri genitori (il mio era così).
Per fortuna quei papà insensibili come Gendo Ikari che in NEON GENESIS EVANGELION costringe il giovane figlio Shinji a pilotare senza alcuna esperienza l'Eva 01 a rischio della vita, e con la motivazione che solo lui può farlo (e ne capiremo il motivo molto più avanti negli episodi della serie, ma non faccio spoiler), beh quelli, per fortuna sono solo frutto di fantasia...
Oppure no, purtroppo esistono anche quelli, come esistono anche mariti e compagni violenti e le cronache ce lo ricordano ogni giorno, ma nella mia ingenuità e nel mio mondo ideale spero che le cose possano cambiare.
E, anzi, con il massimo rispetto posto anche una foto che è un piccolo regalo per un'amica,
un omaggio realizzato grazie all'intelligenza artificiale che fa tanto discutere a seconda dell'uso che ne viene fatto, ma in questo caso credo che l'uso stia dal lato buono di tutto questo mio mondo ideale.
Come la storia di Cenerentola, a cui questa stagione di Bridgerton SI ISPIRA,
alla fine, con gli ultimi quattro episodi arrivati su Netflix durante il Festival di Sanremo, possiamo vedere che vivranno quasi tutti (perché un decesso improvviso ci sarà) felici e contenti, alcuni magari meno soddisfatti di altri proprio come succede durante la kermesse musicale che quest'anno si è tirata addosso un mare di critiche, forse ancora più del solito specialmente per la "toccata e fuga" dei Pooh mandati in onda durante la finale con una sola canzone, Uomini Soli,
e la consegna sbrigativa del premio alla carriera che Conti non poteva mica perdere tempo, mentre in Piazza Colombo hanno tenuto un vero e proprio mini-concerto con orchestrali al seguito.
Ma torniamo alla nostra serie tv dove, oltre alla vicenda principale, ricordiamo che Penelope,
la novella moglie di Colin Bridgerton, alla fine della STAGIONE PRECEDENTE aveva promesso di smettere con le pubblicazioni gossipare di Lady Whistledown, ma qualcuno non ben identificato ne raccoglie l'eredità e la Lady misteriosa riappare a condire e pepare le giornate di quella Londra ucronica che vediamo sullo schermo, oppure leggiamo nei libri dai quali sono tratte le sceneggiature seppure con alcune libertà.
Stagione poi particolarmente interessante perché questi ultimi episodi mi hanno fatto fare tardi con il binge-watching per la curiosità che ad ogni chiusura mi rimaneva, e nemmeno mi calava la palpebra,pensa te.
Quindi, miei cari lettori e gentili lettrici (per dirla in tono), potete stare tranquilli che Bridgerton tornerà ancora a deliziarci con la giusta ricetta di ironia, erotismo e anche molta fantasia che non ci sta mai male.
Oggi si canta e si balla a tempo di musical con il celeberrimo My Fair Lady che un paio di giorni fa ha compiuto 70 anni.
Era infatti il 15 marzo del 1956 quando lo show debuttava a Broadway con Julie Andrews (futura Mary Poppins) e Rex Harrison come protagonisti rimanendo in scena per oltre 2700 repliche, un record per l'epoca.
Non chiedetemi perché, ma si tratta di un musical definito dai critici "perfetto", basato sulla pièce Pigmalione di George Bernard Shaw.
Ambientato nella Londra edoardiana, quella corrispondente più o meno alla Belle Époque francese con quei cappelli femminili dalle tese larghissime, racconta la trasformazione per scommessa di Eliza Doolittle, una povera fioraia con un forte accento cockney, in una sofisticata signora dell'alta società grazie all'aiuto del cinico professor Henry Higgins.
Si parla di classe sociale, linguaggio e amore perché c'è l'inevitabile love story, diventando un classico senza tempo, e secondo me dando in parte l'ispirazione, la scintilla di partenza a UNA POLTRONA PER DUE.
Nel 1964 è stato trasposto nell'omonimo film diretto da George Cukor, vincitore di 8 premi Oscar, con Audrey Hepburn doppiata nel canto da Marni Nixon (trucchetto usato spesso) nel ruolo di Eliza e Rex Harrison che riprende il ruolo di Higgins. Qui sopra UNO dei brani tratti dal film dove "the rain in Spain" diventa "la rana in Spagna" per una pratica questione di sync labiale e anche qui per la versione italiana il canto è affidato a Tina Centi, cantante professionista, mentre Maria Pia Di Meo ha doppiato Audrey solo per le parti recitate.
Già che ci sono, posto anche la locandina italiana, molto differente da quella originale statunitense,
e che mostra Audrey nel famoso outfit divenuto iconico come lo è anche il tubino di Colazione Da Tiffany.
Il musical ha avuto diverse versioni italiane di successo, tra cui quella recente interpretata da Serena Autieri nel ruolo di Eliza e Ivan Castiglione come Higgins.
Purtroppo legati alla musica abbiamo anche due addii a cominciare con Paki Canzi, 78 anni, voce e leader de I Nuovi Angeli, gruppo pop italiano nato negli anni 60 che, come tanti dell'epoca viveva di cover di successi stranieri (anche Obladì Obladà in versione italiana), ma non solo, poiché nel 1971 Roberto Vecchioni aveva contributo con loro per il successo più famoso, DONNA FELICITÀ.
Sempre musica, ma giusto un pò più dura quella dei Motörhead il cui chitarrista Phil Campbell è mancato di recente a 64 anni per le conseguenze di una difficile operazione chirurgica.
Phil era stato nella band per 31 anni dopo Brian Robertson.
Quindi auguri per i 70 anni a My Fair Lady e addio a Paki (Pasquale) e Phil.
Ovviamente sappiamo tutti che non era una Studebaker quella usata nel film Ritorno Al Futuro,
ma se ho citato quella marca di auto americane il motivo c'è perché anche oggi si va al cinema e in più si viaggia nel tempo dato che era il 16 marzo del 1966 quando dagli stabilimenti di Hamilton nell'Ontario, usciva l'ultimo esemplare di Studebaker, auto dalle linee austere, rigorose, massicce, molto diverse dalle più appariscenti Cadillac o Lincoln che, al contrario, parevano veicoli spaziali e, opportunamente modificate, erano state anche le prime Batmobili in tv.
Difatti la produzione maggiore della casa era stata improntata verso i pick-up, ovvero i camioncini che nei film americani abbiamo sempre visto specie nelle zone rurali.
Anche in Ritorno Al Futuro infatti nel 1955 dove finisce Marty McFly, c'è la concessionaria Statler Motors che a Hill Valley vende le Studebaker ed è pubblicizzata sul giornale che legge per rendersi conto di che anno sia quello in cui si trova
dato che intorno a lui le cose appaiono un pochino cambiate rispetto a com'erano solo pochi secondi prima.
La stessa Statler Motors, invece, nel 1985 dal quale era partito stava distribuendo il marchio Toyota con in particolare quel pick-up che tanto piace al nostro ragazzo (anzi, piaceva a moltissimi all'epoca e anche tutt'ora) e che poi alla fine del film troverà nel suo garage dopo aver un pò modificato gli eventi del passato, anche se non si dovrebbe mai fare (ricordatelo casomai doveste andare indietro nel tempo).
Sempre la stessa concessionaria Statler nel futuro 2015 del secondo episodio venderà la Pontiac, che in realtà invece è fallita nel 2010, mentre nel 1855, l'epoca del terzo episodio western, sempre la ditta Statler noleggia cavalli, e due di quelli tireranno il calesse guidato da Clara facendole rischiare così la vita, dopo che Doc si era dimenticato di andarla a prendere alla stazione, con tutto quello che poi ne è conseguito.
Non so se tutti abbiano notato questa continuità nella trilogia di Zemeckis.
Personalmente l'ho scoperto da poco questo particolare e mi ha confermato ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, che si tratta di una grande, geniale terna di film che spero non verranno mai toccati da remake o sequel, come infatti hanno anche dichiarato tutti coloro che ci hanno lavorato. Geniale, si, ma senza nessun riconoscimento da premio Oscar che invece quest'anno ha dato ben sei statuette a Una Battaglia Dopo L'Altra con Leonardo DiCaprio e Sean Penn e che vedrò a breve perché ho promesso di recuperare i titoli che erano in lizza, o almeno il vincitore.