Premetto che non ho nulla contro la kermesse musicale a parte la sua durata eccessiva (ma tanto c'è RaiPlay), anzi la seguo costantemente ogni anno (Fedez & Masini saranno i vincitori?), tuttavia oggi per la nostra musica del sabato porto in scena cose ben diverse da quelle che in questi giorni dominano anche l'etere radiofonico.
Sono morti infatti nei giorni scorsi alcuni artisti che Carlo Conti non ha nominato durante la lunga lista di personaggi famosi scomparsi (Pippo, Peppe, eccetera) e posso capirlo poiché forse non erano popolarissimi, specie nel caso di Des De Moor (quello più paffutello nella foto di copertina del disco) che, in coppia con il pianista Russell Churney, si era divertito a rileggere in versione alternativa stile cabaret/chanson una serie di canzoni di David Bowie come per esempio questa THE MAN WHO SOLD THE WORLD, ed è anche forse l'unica che si riesce a trovare su YouTube.
Des aveva 64 anni. Altra famosa cover uscita negli anni 90 riguarda I Will Survive di Gloria Gaynor che la band statunitense dei Cake aveva rifatto in una VERSIONE maschile strascicata, ma con il suo perché, e che sicuramente tutti abbiamo sentito passare in radio almeno una volta.
Oggi la pubblico qui perché Greg Brown,
il chitarrista co-fondatore dei Cake che aveva lasciato la band dopo la pubblicazione dell'album relativo, è mancato nei giorni scorsi all'età di 54 anni dopo una breve malattia.
Sempre di musica si parla con MARK KENNEDY, batterista australiano che è entrato a far parte dei Men At Work nel 1985 quando Jerry Speiser ha lasciato la band dopo quel periodo di grande successo dei primi due album che ce li avevano fatti conoscere con hit come WHO CAN IT BE NOW? .
Mark aveva 74 anni.
Infine una breve incursione nel cinema poiché Robert, il più giovane dei fratelli Carradine, si è suicidato a 71 anni.
Colgo l'occasione allora, restando con la famiglia Carradine, di mettere qui nel post anche suo fratello Keith che con I'M EASY appariva nello storico film Nashville di Altman.
E lasciamola andare avanti così la kermesse sanremese che sui social non si parla d'altro dato che da un giorno all'altro diventano tutti critici musicali, mentre qui oggi torno indietro di trent'anni perché il 27 febbraio del 1996 usciva in Giappone il primo videogioco dei Pokémon nella versione rossa e in quella blu, mentre in Italia arriverà il 5 ottobre del 1999 con il traino della serie tv in onda su Italia 1.
In realtà la Nintendo avrebbe voluto far uscire il gioco in concomitanza con il Natale del 1995, ma alcuni ritardi hanno fatto slittare tutto due mesi dopo, con il timore di non essere più in un periodo di grandi vendite.
La strategia però di mettere personaggi diversi nelle due edizioni fece in modo che molti giocatori acquistassero entrambe le versioni, quindi doppio guadagno.
La grande particolarità del gioco era che, tramite un collegamento tra due consolle Game Boy, ci si potevano scambiare i personaggi e partecipare ad eventi dedicati che in seguito si terranno anche in Italia. Ricordo infatti a Mirabilandia di aver visto in anteprima il film Lucario E Il Mistero Di Mew,
uno dei tanti lungometraggi realizzati su Pikachu & Co. Eh si, guardo pure quelle cose perché si tratta pur sempre di cinema e non sono mai cresciuto.
Non per nulla mi era piaciuto pure POKÉMON DETECTIVE PIKACHU, film live action al quale non avrei dato un euro, e invece...
Oggi prendo una pausa dal Festival per dedicarmi a Lavoreremo Da Grandi,
l'ultimo film di e con Antonio Albanese coadiuvato da Giuseppe Battiston e non moltissimi altri in scena in un film che a tratti potrebbe essere quasi una pièce teatrale dato che principalmente l'azione si svolge in casa.
La pellicola si apre con ON THE ROAD AGAIN nella versione originale dei Canned Heat che paragonata a quella micidiale degli argentei e spaziali ROCKETS ne pare una loffia cover, e invece è il contrario.
Si ride spesso tra morti presunti ed escort di passaggio,
mentre Albanese fa il musicista dodecafonico che fa sentire a tutti i costi le sue composizioni agli amici, definendole "struggenti", anche in auto e sarà anche quella la causa da cui partirà tutta la vicenda che si snoda nel film che fa ridere senza stare limitato dal solito politically correct...
A DITONELLAPIAGA è stata affidata l'apertura del Festival ed è stata una devastante apertura dato che pareva di sentire gli Underworld, cioè tutto quello che non è un classico brano da Sanremo e forse per questo l'ho già messa tra le mie preferite.
Un Festival questo che rende doverosamente omaggio a parecchi personaggi televisivi e musicali morti più o meno di recente.
Tutto questo sorretto da un grande impianto scenico che definire faraonico non rende l'idea perché adesso la Rai per il Festival non bada a spese con gente che ci lavora su mesi e mesi prima con uno sbattimento che non ti dico.
Ma immaginate invece un festival di Sanremo che andava in onda in tv solo con la serata finale (le altre si sentivano alla radio) organizzato in una manciata di giorni, con un presentatore che invece di stare sul palco rimane seduto a un tavolo sotto (Giancarlo Guardabassi aveva problemi a stare tanto in piedi) come si vede in apertura nel video più avanti, con la diretta della serata finale che finisce prima dell'annuncio del vincitore perché non c'erano santi... il tempo a disposizione per la diretta era già abbastanza (altro che i minutaggi spropositati di adesso) e doveva assolutamente andare in onda il telegiornale (sarà annunciato lì che Peppino Di Capri ha vinto con NON LO FACCIO PIÙ) che chiude la programmazione serale della RAI, allora ancora monopolista.
Era il 1976 e avevo registrato tutte le canzoni dalla tv con quel Philips K7 mio compagno musicale per lungo tempo, in un'Italia stretta tra sacrifici, crisi e poca movida, tra big in declino e tanti sconosciuti. C'era un Toto Cutugno già cotonatissimo, ma in gara come leader degli Albatros portando una canzone bruttissima, VOLO AZ 504, che narra di lui che supplica lei incinta che invece se ne va via da lui con l'intenzione di abortire, in pratica una soap-opera.
Personalmente invece avevo già la mia guilty pleasure in Mara Cubeddu, voce dei Daniel Sentacruz Ensemble che cantavano LINDA BELLA LINDA. Festival che sul fatto di essere sottotono se la giocava con quello dell'anno precedente di cui ho parlato IERI.
Entrambi parevano la sagra paesana citata da Vincenzo De Lucia mentre imitava Laura Pausini.
Poi sono arrivate le tv private e la Rai si è dovuta dare una svegliata per non perdere spettatori, così, anno dopo anno siamo arrivati a quel Festival supermaxi di adesso che personalmente seguo per buona parte il giorno dopo su RaiPlay.
Stasera ci risiamo come il titolo di un VECCHIO WESTERN comico con Tomas Milian,
e riparte il Festival di Sanremo, ma Carlo Conti, con le sue rivelazioni snocciolate giorno per giorno e gli spot dove tutti cantano, ha già fatto la sua bella operazione di marketing.
Abbiamo anche qui Laura Pausini, poi l’attore turco Can Jaman/Sandokan, Achille Lauro, Max Pezzali e altri ancora con pure la faccenda pseudo politica di Pucci.
In gara una serie di figli d’arte di cui uno (Tredici Pietro) identico al padre,
ma rapper, al contrario del genitore che si capisce benissimo chi sia, e molti nomi sconosciuti agli occupanti delle poltrone dell'Ariston e ai nostalgici dei Festival di Baudo e Bongiorno.
Poi ci sono quelli di Amici e X-Factor, e glorie del passato messe lì per il pubblico che ho citato prima.
A proposito di passato sanremese devo segnalare la scomparsa ad 87 anni di Angela Luce, cantante e attrice napoletana che nel 1975 si era piazzata seconda con IPOCRISIA (vinse Gilda con Ragazza Del Sud) e che mi era già capitata da queste parti parlando di un film tutto matto con Tomas Milian e Maria Grazia Buccella, DOVE VAI TUTTA NUDA?, dove lei faceva un personaggio secondario, ma fondamentale.
Aveva lavorato anche per Pasolini nel famigerato IL DECAMERON e per Luchino Visconti.
Ma torniamo a noi, che francamente quest'anno Carlo Conti ci ha già un pò fracassato le palle.
È comunque interessante dare un'occhiata come "magnifiche spie",
a quello che sta dietro, osservando tre cose: chi scrive, chi produce e chi firma.
Cioè sono grosso modo i soliti autori, il che, per certi versi, riporta un pò al modo in cui era stato concepito il Festival ai tempi di Nunzio Filogamo che lo presentava agli "amici vicini e lontani" e dove le canzoni in gara venivano eseguite da tre soli interpreti a cui venivano affidati i brani da portare sul palco.
La differenza è che qui adesso si lavora a più mani, ma tante, nel senso che il brano di Fedez e Marco Masini arriva con sei firme.
Quello delle Bambole Di Pezza ne porta otto.
Forse più che canzoni sono associazioni a delinquere a giudicare da quanti nomi le firmano.
Ci sono quasi solo major discografiche, mentre le alternative sono molto poche nonostante Conti avesse parlato di apertura alle etichetta indipendenti.
Fatto clamoroso, manca LaTarma Management, quello di Marta Donà che ogni anno vince con il suo artista.
Era lei, Marta, quella signora che seguiva passo passo i Maneskin all'Eurovision e non una groupie fuori tempo massimo che qui sta abbracciando e baciando Victoria.
Forse Carlo avrà pensato che, se avesse vinto anche stavolta, alla fine qualcuno si sarebbe chiesto se non ci fosse qualche sotterfugio?
Ma alla resa dei... "Conti" voglio sperare che questi siano solo dei miei pregiudizi e che poi lo spettacolo ci sia...
Può riposare tranquilla Agatha Christie? in questo caso si, mentre invece nutro dei dubbi per il film con Christian DeSica, Lillo e TonyEffe uscito di recente.
Ma niente paura perché invece il titolo del post si riferisce al fatto che parliamo oggi di Wake Up Dead Man: Knives Out, ovvero il terzo episodio, diretto ancora da Rian Johnson, delle avventure, o meglio, le indagini di Benoit Blanc, il detective interpretato da Daniel Craig che stavolta appare nel personaggio decisamente più in forma fisica che negli episodi precedenti dove lo abbiamo visto invece più appesantito rispetto famosa alla spia britannica a cui ha dato il volto negli ultimi cinque capitoli.
Il caso che si presenta parrebbe rasentare il soprannaturale con un parroco sopra le righe di quelli che durante l'omelia si scaldano e lanciano invettive a tutti (Josh Brolin) morto assassinato in uno sgabuzzino in chiesa durante la messa con la chiesa piena (il classico delitto della "camera chiusa") e che risorge testimoniato dalle telecamere di sorveglianza, ed ecco la tomba inquieta che citavo nel titolo del post.
Ecco, si, e sappiamo bene che quando si parla di un giallo, ogni parola di troppo rischia di diventare spoiler, perciò adesso sarò muto come una... tomba...
Haha! Capito il giochino? Morti, tombe, risorgere...
E nemmeno siamo a Pasqua! Però si avvicina...
Scherzi a parte, completano il cast Glenn Close, Jeremy Renner, Mila Kunis e molti altri come in ogni classica storia di delitti misteriosi dove ognuno è sospettato, e segnalo sui titoli di coda la bellissima CANZONE di Tom Waits che vale la pena di lasciare andare e ascoltare per intero, che tanto per la musica più leggera ci penseremo da domani per tutta la settimana.
Anche oggi c'è musica dalle mie parti, legata al fatto che 50 anni fa nella storia dei Genesis, un bel giorno di febbraio (era per la precisione il 13) del 1976, arrivava il momento di una svolta importante poiché usciva allora l'album A Trick Of The Tail, ovvero il primo dopo che Peter Gabriel aveva abbandonato il gruppo portando via con sé tutto il suo bagaglio di particolarità istrioniche teatrali e il suo posto di vocalist sarà preso dal batterista Phil Collins, non senza qualche dubbio iniziale da parte dei colleghi che stavano provinando altri cantanti.
Ecco che i Genesis, che i più davano per finiti, si ritrovano ad essere guidati principalmente dai soliti Tony Banks e Mike Rutherford per un album registrato in tempi relativamente rapidi.
È un disco che non cerca più di disturbare con le storie inventate da Peter, ma di affascinare e avvolgere.
Lo si vede già dalla copertina che mostra una sfilata di personaggi (ce n'è uno per ogni canzone) bizzarri, buffi.
Mai disturbanti.
Il disco è comunque straordinario e contiene anche questo grandi visioni in stile "gabrieliano", quasi dei rimandi a SELLING ENGLAND BY THE POUND.
Le vere novità sono rappresentate dagli inediti accenni jazz rock (DANCE ON A VOLCANO, LOS ENDOS) dato che Phil in quel periodo suonava contemporaneamente anche nei BRAND-X, e da SQUONK dove Collins si è ispirato, per sua stessa ammissione, a John Bonham dei Led Zeppelin. Insomma un gran disco che tornerà con ben quattro brani contenuti nel live Seconds Out, uno dei miei primi approcci con i Genesis.
Tale successo porterà Banks, Rutherford e Collins a voler sempre più indirizzarsi verso il pop più commerciale.
I risultati li conosciamo tutti, nel bene e nel male con ancora un disco a quattro con presente Steve Hackett e in seguito ridotti a trio proprio per le divergenze creative del chitarrista.
Diventeranno sempre più Pop, ma sempre di gran classe.
Grande la musica degli anni 80, eh? E questo sabato, per un preciso motivo, ne abbiamo un pò da ascoltare, ma ci vuole una breve premessa. Se siete stati nel giro della musica eseguita in pubblico, vi sarà capitato di compilare il famoso borderò della SIAE dove scrivevi il titolo della canzone e il cognome di chi l'aveva composta. Badaben.... non il cantante o il paroliere, ma l'autore della musica perché i profitti andavano tutti a lui e su quella questione ci sono stati fior di litigi anche in tribunale.
Beh, compilando quel modulo, molto spesso abbiamo scritto il cognome di Tom Kelly (quello barbuto nella foto) perché, come una macchina instancabile, in quegli anni ha sfornato una quantità enorme di successi. Successi che però contenevano anche delle parole scritte da Billy Steinberg (quello sbarbato nella foto) e parlo di quella top hit piena di doppi sensi che è LIKE A VIRGIN per Madonna che nel video stava tutta pizzi e fiocchi a Venezia, TRUE COLORS e I DROVE ALL NIGHT per Cyndi Lauper, ma la seconda era già stata registrata nel 1987 da Roy Orbison e poi pubblicata solo postuma nel 1992 dopo la sua morte, quindi la variopinta cantante forse tecnicamente ne aveva fatto una pre-cover (?) nel 1989, mentre la prima vanta anch'essa una cover, ma successiva da parte di Phil Collins.
E poi c'è ETERNAL FLAME per le Bangles al cui testo ha collaborato anche la leader Susanna Hoffs per la quale avevamo tutti una cotta, SO EMOTIONAL per Whitney Houston nel suo momento da regina delle discoteche, I'LL STAND BY YOU per i Pretenders lavorandoci su con Chrissie Hynde, ALONE per le Heart, canzone che per me è una delle migliori rappresentanti di quel periodo di A.O.R. seppure il videoclip mostri le sorelle Wilson impegnate in un playback spudoratamente scenico (guardate l'assolo di chitarra), e ancora molte altre che hanno raccolto in una compilation.
Purtoppo oggi parlo di Billy e delle sue canzoni perché il paroliere è mancato a 75 anni.
Anche la musica italiana perde Marzio Mazzanti,
80 anni e cantante/bassista degli Homo Sapiens con i quali aveva vinto il Festival di Sanremo del 1977 con BELLA DA MORIRE, brano tutto cantato con vocine delicate, ma perfetto rappresentante di quel periodo, e infatti nella stessa edizione c'erano anche i Collage e La Bottega Dell'Arte, che se non ci stavi bene attento ci mettevi un attimo a confondere una band per l'altra.
Ancora un addio a Jesse Jackson
attivista per i diritti dei neri deceduto a 85 anni, ma in chiusura finalmente un compleanno per l'ex modella di quel periodo in cui erano inspiegabilmente superpagate, ed ex moglie di Richard Gere, Cindy Crawford che festeggia i suoi splendidi 60 anni.
Paolo Sorrentino con La Grazia rimette al centro della scena Toni Servillo nel ruolo di un inventato Presidente della Repubblica Italiana alla fine del suo mandato che si trova ad esaminare due richieste di grazia e un importante disegno di legge da approvare.
Cemento Armato è il soprannome con cui tutti lo chiamano per la sua nota inflessibilità sulle prese di posizione, ma lui non lo sa e nemmeno sua figlia che lavora per lui glielo ha mai rivelato.
Un personaggio che ricorda a tratti Francesco Cossiga, ma certamente c'è anche dentro un pò di Scalfaro e Mattarella.
Tuttavia credo che nessuno di loro abbia mai rappato un brano di Guè (che appare anche in un cameo nel film con Shablo),
mentre Toni lo fa e pure bene sotto lo sguardo dubbioso di un corazziere (a proposito, questo rap sta da monito contro quelli doppiati male di cui parlavo poco più di UNA SETTIMANA FA).
Servillo per tutto il film ha quell'espressione dubbiosa alla ricerca di qualcosa come lo avevamo visto in LA STRANEZZA dove interpretava Luigi Pirandello.
Ci sono i dubbi su cosa firmare, approvare, il ricordo ricorrente della moglie Aurora, pronunciando il nome con la "o" chiusa, che quarant'anni prima lo aveva tradito e c'è anche chì sa chi fosse l'amante, ma nessuno glielo vuole rivelare.
Tutto intorno Sorrentino mette le sue bellissime inquadrature così suggestive che a volte sembrano create con l'intelligenza artificiale e invece è maestria.
Momenti quasi onirici come il ministro che barcolla al ralenti sotto pioggia e vento, ma se lo aiutano è squalificato...
no, forse quella era un'altra storia.
E pensare che qualcuno, quando glielo avevo proposto, nemmeno voleva vederlo sto film.
Eh, già... IERI Zootropolis compiva dieci anni ed oggi sono sempre dieci gli anni di cui si parla, ma in questo caso riguardano la data della morte di Umberto Eco, scrittore che è diventato ancora più noto al grande pubblico grazie a Sean Connery che ha incarnato il suo Guglielmo Da Baskerville, il frate detective protagonista de Il Nome Della Rosa.
Film di Jean Jacques Annaud con poster originale firmato da quel grande artista che è stato RENATO CASARO, e pellicola che ormai si porta sulla schiena i suoi bei 40 anni che, per la precisione, compirà a settembre.
Sean, sempre con la voce italiana di Pino Locchi, suo doppiatore anche per James Bond, indaga su delle morti misteriose avvenute all'interno di un monastero ed ha come assistente un giovane Christian Slater.
Anche il libro pubblicato nel 1980 era molto bello (forse è anche il migliore di Umberto), confermato dal fatto che è diventato un best-seller internazionale, e le notevoli differenze che ci sono nel film sono state comunque approvate dallo scrittore
che così facendo si è rivelato comprensivo sulle difficoltà di riportare in pellicola tutto esattamente pari pari alle pagine scritte, specialmente le lunghe discussioni teoriche che ci sono nella prima parte del racconto.
Eco ha inoltre apprezzato che la maggior parte dei personaggi del film rispettassero esattamente la sua idea di come li aveva immaginati lui scrivendo il romanzo.
Per questo non poteva che uscirne questo grande film che oggi è passato di qua.
Mentre è uscito da un pò il secondo episodio, compie dieci anni il primo Zootropolis
di cui non ho mai parlato poiché allora questo blog non esisteva ancora, e pellicola che, stranamente, in Italia era arrivata già il 18 febbraio 2016, come anche in moltissimi altri paesi, prima di uscire negli Stati Uniti il successivo 4 marzo per non so quali strategie di marketing.
Forse quello della Disney era un test puntato all'estero per vedere come funzionava essendo un film animato realizzato senza il solito supporto della Pixar (ma John Lasseter c'è) e che riportava in scena, un pò come fosse un omaggio in CGI, animali antropomorfi come in quel meraviglioso ROBIN HOOD del 1973
che, forse non tutti lo sanno, riutilizzava molte sequenze in rotoscope che erano state realizzate per Biancaneve E I Sette Nani, poiché in Disney non si butta via niente e infatti la stessa sequenza la si vede anche in Gli Aristogatti, come anche Il Libro Della Giungla ha fornito qualche animazione, basta modificare leggermente il personaggio et voilà... ecco pronta la nuova sequenza perfettamente animata.
Trucchetti a parte, Robin Hood rimane tuttora uno dei punti più alti della casa di Topolino.
Difatti in Zootropolis c'è anche qui protagonista una volpe, Nick, che è uno con la fedina penale non proprio limpida, e che aiuta la giovane coniglietta Judy (no, non è una di quelle conigliette delle riviste...), recluta in polizia, a risolvere un mistero misterioso.
Nonostante i personaggi teneramente "furry", le tematiche della trama hanno riferimenti d'attualità e il film si è aggiudicato l'Oscar 2017 come miglior film d'animazione.
Nella versione originale c'è Shakira come guest tra i doppiatori,
mentre in Italia fanno capolino Paolo Ruffini, Frank Matano e Nicola Savino.
Insomma è carino, ma tuttavia non ricordo un merchandising forte come c'è sempre stato invece in altre occasioni da parte della Disney.
Eh, si, secondo qualcuno l'odore migliore per alzarsi la mattina è un altro.
Infatti è fresca di ieri la notizia della morte di Robert Duvall, 95 anni, noto soprattutto per amare "l'odore del Napalm la mattina" in APOCALYPSE NOW e per il ruolo dell'avvocato consigliere ne Il Padrino, entrambi al servizio di Francis Ford Coppola.
Carriera comunque la sua che non può essere ridotta a questi due soli ruoli, seppure iconici, perché costellata di vari premi e anche di un Oscar nel 1984, mentre il suo debutto risale al 1962 quando ha interpretato il malato di mente Arthur "Boo" Radley in Il Buio Oltre La Siepe.
Rimanendo nel cinema è curioso che a febbraio di vent'anni fa, per la precisione era il 3, uscisse La Cura Del Gorilla,
film diretto da Carlo A. Sigon e che, nuovamente a febbraio, ma stavolta pochi giorni fa, sempre Carlo è mancato all'età di 61 anni.
Sigon nel cinema ha fatto ben poco e anzi altre sue due opere sono documentari sportivi,
mentre è stato prolifico per Elio E Le Storie Tese per quanto riguarda i loro videoclip musicali.
Anche Baglioni ha avuto la sua direzione per Io Sono Qui.
Ma purtroppo sembra essere la sua regia, forse non essendo avvezzo alle durate cinematografiche, il punto più debole di questo film che in effetti non parte male con Claudio Bisio in scena e in perenne voice over come nei classici noir.
Che noir in effetti lo è perché il morto c'è (ricordate Kledi della De Filippi?), ma anche con momenti di commedia dove passano di lì anche Bebo Storti, Antonio Catania, Stefano Chiodaroli (Pieraaaaa!!!) e Gigio Alberti a dare al film un'aria da Salvatores, ma preso su Wish.
Perché man mano che va avanti, il film perde tutto quello che aveva dato nelle prime scene e a strappare un sorriso ogni tanto non sono le situazioni, ma solo alcune battute.
Poi magari da Bisio, ormai associato a vita a Zelig, il pubblico si aspettava un film diverso da questo dove il suo personaggio del buttafuori Sandrone soffre di doppia personalità quasi come un Jekyll/Mr.Hyde, ma non sempre questo "doppio" rende bene come dovrebbe.
Beh, diciamo che il film si può definire non pessimo dato che c'è anche il mitico Ernest Borgnine, nel senso che si lascia guardare, ma alla fine ti accorgi che è la classica pellicola che "vorrebbe essere", ma non ci arriva, ed è anche il classico caso in cui il libro di Sandrone Dazieri è migliore.
Colgo l'occasione, già che oggi siamo in tema di addii, per segnalare anche la morte di Pino Colizzi, 88 anni, attore, ma soprattutto storico doppiatore che ha dato la voce, oltre a quelli decisamente riconoscibili mostrati nella foto qui sopra, anche a Jack Nicholson, Robert DeNiro e moltissimi altri come si può vedere dalla sua pagina di Wikipedia.
È stato anche direttore del doppiaggio per Pulp Fiction, Matrix e per James Bond nella versione di Pierce Brosnan.
E purtroppo non manca la musica all'appello poiché abbiamo perso anche Andrew Ranken,
72 anni e batterista membro fondatore dei Pogues, gruppo folk punk che è già passato su queste pagine web in occasione del Natale... pare strano?
Non lo è, perché quella loro ballad che trovate QUI, è bellissima. Comunque addio Robert, Carlo, Pino e Andrew.
E dopo gli AUGURI RITARDATI a Mauro Pagani, arrivano invece puntuali quelli a Radio 105
che 50 anni fa esatti nasceva con il nome Studio 105 fondata da Alberto Hazan ed Edoardo Hazan in un monolocale di via Tito Vignoli a Milano (zona Lorenteggio) esattamente come tante altre piccole radio in tutta Italia.
Allora il segnale era ricevuto solo localmente, ma si capiva già che quel "piccolo mondo antico" stava troppo stretto e serviva un modo per espandersi, così in seguito diventerà Rete 105
e i suoi programmi saranno ripetuti in molte zone dell'Italia da piccole emittenti che avevano concluso per cause di forza maggiore di tirare avanti agonizzanti con le trasmissioni regolari, ma ancora con gli impianti operativi, e che nei blocchi pubblicitari inseriranno notiziari e spot di attività locali a seconda delle regioni dove cambiava anche la frequenza FM che per Milano invece era il famoso 99 Mhz.
Infine cambierà ancora forma passando sotto proprietà Mediaset e diventando così Radio 105 Network, una delle stazioni più ascoltate dell'etere nazionale grazie anche a quello Zoo Di 105
così sopra le righe che se qualcuno, ai tempi in cui io bazzicavo nelle radio, avesse provato a fare una cosa simile, sarebbe stato cacciato immediatamente.
80 anni sono una bella età eh? E allora perché ho dimenticato di fare gli auguri a Mauro Pagani che li ha compiuti il 5 febbraio?
Adesso il "dimenticare" messo così sembra una presa in giro poiché Mauro è davvero stato vittima di recente nel 2024 di un problema neurologico che gli ha causato una perdita di memoria dalla quale, per fortuna è uscito.
Ma come chi è Mauro Pagani?
Allora facciamo un pò d'ordine.
Venerdì abbiamo parlato di HAIR e la sua versione italiana dove recitava e cantava e ballava anche un giovane Teo Teocoli.
Bene, Teo è stato la voce di un gruppo che all'inizio si faceva chiamare I Quelli e dove già c'erano certi nomi come Franco Mussida, Flavio Premoli e Franz Di Cioccio.
Sta prendendo forma la cosa?
Beh, dopo I Quelli, quando Teo e qualcun altro se ne vanno, chi resta prende il nome di Premiata Forneria Marconi nella quale entra come bassista Patrick Djivas e ci finisce dentro pure Mauro Pagani. Mauro, violino, flauto e voce, (ma anche altro all'occorrenza poiché è polistrumentista), resterà nella band per sette anni dopodiché si dedicherà ad altri progetti tra cui anche quella DOMANI riutilizzata modificandola nel 2009 (era un suo brano del 2003) per raccogliere fondi in occasione del terremoto in Abruzzo.
Quest'anno San Valentino cade di sabato per cui, dato che in genere questo giorno lo dedico alla musica, mi permetto di selezionare qualche canzone a tema partendo da PERFECT di Ed Sheeran, una ballad terzinata che fa subito "ammooree" con gli "occhi a cuore" come nei manga.
Molto più concettuale e personalmente considerata di un livello superiore (ma non solo da me) LA CURA di Franco Battiato dove, dopo un testo che è una dichiarazione di intenti a proteggere e valorizzare la persona amata, arriva l'assolo di David Rhodes a concludere in bellezza una canzone che se la rifai la devi fare così perché è come quella di Ed Sheeran, cioè perfect. Concludo con un brano dei Frankie Goes To Hollywood che considero una delle più belle canzoni in generale degli anni 80 presa dal doppio capolavoro, creato insieme a Trevor Horn, Welcome To The Pleasure Dome, e naturalmente sto parlando di THE POWER OF LOVE, un inno all'amore dove anche qui si protegge la persona amata, ma da artigli incappucciati e vampiri. E non ha importanza se sia amore etero o omosessuale, perché basta che sia amore vero.
Eh si, ce n'è tanto bisogno di amore in un periodo come questo così pieno di tragedie di ogni tipo dove molto spesso sono donne a finire come vittime.
Sappiate che io voglio bene a tutti voi che state leggendo
e ve lo dimostro ogni giorno con un nuovo post su questo blog che cerca di non prendersi mai troppo sul serio, perché chi lo gestisce (io) in fondo ha ancora l'animo di un bimbo, magari cresciuto, si, ma solo per l'anagrafe.
Oggi, 13 febbraio, metto i panni dell'astrologo, o perlomeno fingo, essendo dallo scorso gennaio entrati in quel periodo siderale che si conclude tra meno di una settimana in cui il Sole entra nell' Acquario, e anche periodo in cui "la Luna è nella settima casa e Giove si allinea con Marte".
Ricordano qulcosa queste parole?
Dovrebbero... poiché sono l'apertura di Aquarius, canzone presa dal musical Hair che Milos Forman ha portato magistralmente al cinema nel 1979. La canzone in realtà l'avevo ascoltata per la prima volta nella VERSIONE quasi lounge dei The 5th Dimension, gruppo vocale statunitense tipo i futuri Manhattan Transfer, che con il brano raggiunse nel 1969 il primo posto in classifica. Ma torniamo invece al film che racconta di Claude Bukowski (John Savage), giovane un pò timido in partenza per il Vietnam che prima di raggiungere i commilitoni si prende una giornata di libertà unendosi ad un gruppo di hippies e condividendo quindi il loro concetto di pace, amore e libertà, compreso anche lo sballarsi grazie alle sostanze stupefacenti che gli faranno avere bizzarre allucinazioni.
Tra gli hippies Claude troverà dei veri amici e anche l'amore (Beverly D'Angelo), e così uno del gruppo, per la precisione George Berger interpretato da TREAT WILLIAMS, deciderà di prendere momentaneamente il suo posto tagliando i lunghi capelli da ribelle e presentandosi in caserma a suo nome giusto per dargli ancora un pò di tempo da passare con la ragazza.
Mannaggia però, quando Berger è là arriva l'ordine di partire per il Vietnam
e Berger finirà in prima linea al suo posto come Claude Bukowski, purtroppo (spoiler non spoiler poiché la storia è arcinota) perdendo la vita come tanti altri in quella guerra inutile.
La versione teatrale aveva avuto anche un'edizione italiana dove tra gli hippies c'erano i giovani Renato Zero (in alto), Loredana Bertè (la bionda in basso), Teo Ronnie Jones (il nero) e Teo Teocoli (al suo fianco),
e spettacolo in cui ad un certo punto i ragazzi si mostravano sul palco completamente nudi per quel senso di pura libertà che viene veicolato dall'opera rock. Ma nel finale del film c'è invece qualcosa che mi ha lasciato da allora un dubbio: perché sulla lapide che vediamo nell'ultima scena
c'è scritto George Berger e non Claude Bukowski?
Qualcuno si era accorto dello scambio di persona?
Se fosse così il vero Claude avrebbe dovuto passare delle grosse grane per diserzione.
Mah... forse sono io che mi faccio sempre troppe domande.
Fans o non fans di Dawson's Creek, purtroppo è di ieri la notizia della morte di James Van Der Beek,
il biondino Dawson della serie tv anni 90 che ha lanciato anche Joshua Jackson e Katie Holmes, quest'ultima in realtà forse più nota, oltre che per il Batman di Nolan, per essere stata la moglie di Tom Cruise dopo Nicole Kidman. Anche Michelle Williams si è ritagliata una sua carriera e l'abbiamo ritrovata in moltissime pellicole fra cui THE GREATEST SHOWMAN
Ma torniamo a James che da tempo era malato di cancro e forse dei quattro è stato anche quello che ha avuto una carriera meno luminosa, anzi lui stesso ci scherzava sopra dicendo che era diventato più famoso per quel ben noto meme in cui piange piuttosto che per altro.
James aveva solo 48 anni, ma si sa che quella malattia non ha età.
Un altro attore ci ha lasciato, ma dobbiamo andare molto indietro nel tempo perché si tratta di Bud Cort che nel 1971 aveva interpretato il film Harold & Maude
(me lo ricordo ancora quel curioso poster appeso nel cinema che frequentavo) dove era un ragazzino ossessionato dalla morte che stringeva amicizia con una vecchina scampata all'Olocausto.
Anche Bud non ha avuto poi una grande carriera nel cinema anche perché è stato vittima di ben due gravissimi incidenti e se n'è andato anche lui ieri a 77 anni.
Ecco un film che piacerà sicuramente a Lory, quella che bonariamente mi rimprovera se le dico che mi è piaciuto l'ultimo dei FANTASTICI 4.
Si tratta de La Villa Portoghese, film spagnolo visto di recente in una tranquilla sala d'essai con poco pubblico e che racconta di un docente universitario che all'improvviso viene mollato dalla moglie serba senza un preavviso o una spiegazione, e lui da un momento all'altro non la trova più in casa.
Grazie all'aiuto delle autorità scopre che è andata nel suo Paese d'origine, ma non si può fare nulla per farla tornare, e così da quel momento la sua vita cambia.
Lascerà l'Università per intraprendere un viaggio senza una precisa meta, ma questo solo finché non gli capiterà l'occasione di prendere il posto e l'identità di un giardiniere in una villa in Portogallo.
Dopo diversi anni un altro scambio di identità lo farà tornare in Spagna per capire cosa sta succedendo nel suo appartamento dal momento che ha avuto la notizia che vi abita una donna con il nome di sua moglie, ma tutto con estrema lentezza, tanto che, così a percezione, davvero sembra che anche il film duri parecchi anni.
Ma, al contrario di quanto mi aspettavo, non mi sono annoiato nemmeno un pò, forse perché ad un certo punto la curiosità di sapere come andava a finire questa faccenda di identità rubate ha prevalso sulla lentezza del film.
È morto a 79 anni Demond Wilson,attore americano noto soprattutto per il ruolo di Lamont Sanford,
il figlio di Fred Sanford nella sitcom degli anni 70 "Sanford and Son" dove i due battibeccavano continuamente e che andava in onda sulle reti locali.
Serie della quale avevo già parlato tempo addietro in occasione della scomparsa di QUINCY JONES, autore della sua sigla.
La causa del decesso sono state le complicazioni legate ad un tumore.
Altro nome che si rapporta alle serie tv è quello di Bryan Loren,
compositore grande amico e collaboratore di Michael Jackson con il quale si raccontava avesse scritto DO THE BARTMAN (cosa smentita in seguito) per il disco dei Simpsons, dove il brano era cantato, anzi rappato, ovviamente dalla doppiatrice originale di Bart, ovvero Nancy Cartwright, con Bryan che appare nei cori.
Non esiste la versione italiana forse perché Ilaria Stagni, voce italiana di Bart, giustamente non se la sentiva di fare un rap come spesso abbiamo visto in certi casi di doppiaggi malfatti completamente fuori tempo, e ce ne sono eccome, anzi, magari ne farò un post dedicato.
Un altro nome legato alla musica che ci lascia è quello di Fred Smith,
77 anni e bassista della primissima formazione dei Blondie nel 1975, presto mollati nello stesso anno, ancora prima di incidere il primo album, per andare con i Television di Tom Verlaine.
Apparteneva invece al mondo dello spettacolo effimero, quello che non sai bene il motivo per cui una persona è lì in tv, Patrizia DeBlanck,
85 anni e dal passato nobile poiché veniva definita con l'appellativo di contessa.
Il suo ruolo in tv è stato quello dell'opinionista in diversi programmi, in special modo L'Isola Dei Famosi quando vi ha partecipato sua figlia Giada. In seguito ci andrà pure lei.
Non facciamoci mancare nulla poiché anche il teatro viene oggi chiamato in causa con la scomparsa ieri di Giancarlo Dettori a 93 anni,
attore streheleriano apparso anche in alcuni film tra cui Maledetto Il Giorno Che T'Ho Incontrato di e con Carlo Verdone, ma molto pochi rispetto alla sua lunga vita passata sui palchi dei teatri.
Infine è anch'essa di ieri la notizia della morte di Antonino Zichichi,
96 anni e fisico che, fra le altre cose, parlando con i Papi li fece ragionare e ammettere gli errori commessi dalla Chiesa nei confronti della scienza, come, per esempio, la condanna a Galileo Galilei.
Addio a Demond, Bryan, Fred, Patrizia, Giancarlo e Antonino.