Al primo ascolto durante l'Eurovision Song Contest ero rimasto spiazzato da BANGARANGA della bulgara Dara che poi ha vinto questa edizione 2026.
In effetti quel titolo, una parola che esprime uno stato di confusione, era anche ben coreografato con i ballerini sul palco, e riascoltandola l'ho rivalutata, anzi adesso me la canto pure (no, non faccio il balletto schizzato, no) e ce l'ho nella mia playlist del momento.
Nella nostra musica italiana invece ha fatto discutere il ritorno di Tiziano Ferro, un tempo perfetto nel canto e nel fisico, mentre ultimamente lo abbiamo visto tornato sovrappeso quasi come prima del suo esordio, quando pesava 111 kg, e anche la sua voce e intonazione paiono averne risentito in maniera notevole.
Adesso il suo ultimo album datato 2025 Sono Un Grande (che non è andato benissimo), torna in edizione deluxe ampliata con più brani e duetti come in Xdono che, nella nuova versione con Lazza che ha aggiunto delle "barre" sue, diventa XXDONO, ma ci sono come ospiti in altri brani anche Giorgia, Ditonellapiaga e Ariete.
Mio guilty pleasure della settimana, lasciatemelo dire, è Olivia Rodrigo, in babydoll sexy nel videoclip di DROP DEAD,
canzone piena di belle armonie vocali tutte fatte da lei con sovraincisioni, e infermierina da fantasie erotiche in quello di THE CURE dallo svolgimento decisamente più inquietante. E infine un ritorno quello di Justin Bieber che si è ritrovato in classifica con una sua canzone del 2012 duettata con Nicki Minaj, ovvero BEAUTY AND A BEATS che ho riscoperto con piacere, anzi, per dirla tutta, all'epoca non me l'ero filata per niente. Questo grazie al suo show che ha fatto impazzire il pubblico all'ultimo Coachella dove è stato l'headliner, seppure con un set più che minimo per il quale ha ricevuto anche qualche critica dato che ha intascato 10 milioni di dollari per stare sul palco con un MacBook mandando sul maxischermo i suoi video sui quali cantava sopra come fosse al karaoke.
Non è dei Boys della serie tv su Prime Video che si sta parlando oggi, ma degli spiaggiaroli Beach Boys, quelli che esattamente sessant'anni fa pubblicavano Pet Sounds,
album che è considerato fondamentale perché ha rivoluzionato la musica pop fino ad allora considerata un mezzo di semplice intrattenimento, facendola diventare una nuova forma d'arte ben più complessa. Questo perché dopo la surf music di prima, che ha fatto comunque sfracelli, qui Brian Wilson, da sempre la mente del gruppo, ha introdotto SUONI ORCHESTRALI su testi intimisti ed ha aggiunto sperimentazioni sonore, influenzando capolavori che arriveranno in seguito come SGT. PEPPER dei Beatles secondo quanto dichiarato da George Martin in persona, ovvero il produttore dei quattro di Liverpool che nelle loro canzoni curava ogni dettaglio e in particolare gli arrangiamenti orchestrali, per esempio in The Long And Winding Road, che in origine, così come era stata concepita da Paul Macartney, suonava semplicemente COSÌ prima dell'intervento di George.
Come ho scritto prima, in Pet Sounds si sperimenta perché si suona utilizzando strumenti inusuali (armonica basso, campanelli, strumenti a fiato, percussioni etniche) mentre i testi abbandonano i temi leggeri (surf/auto) per esplorare emozioni profonde, insicurezze, ansia e malinconia, rendendolo uno dei primi veri album d'autore. Nonostante la sperimentazione dei suoni, l'album mantiene le caratteristiche ARMONIE VOCALI dei Beach Boys, elevandole anche ad un livello superiore in un album che è stato voluto come una specie di concept e non come una raccolta di singoli, volendo puntare l'attenzione sulla qualità dell'intero disco che è al contempo sperimentale, emozionale e orecchiabile.
E comunque, sempre a proposito di "beach" già le nostre riviere si stanno riempiendo di turisti in fuga dalle metropoli per il classico "posto al sole", magari ascoltando questo sabato anche i Beach Boys e i Beatles oltre a guardare in tv la finale dell'Eurovision Song Contest (a proposito, la seconda semifinale ha mostrato canzoni una più insulsa dell'altra eccetto giusto un paio) per tifare Sal Da Vinci... perché no?
Stiamo parlando di quel vampiro che si chiama Edward Cullen che, con il volto emaciato di Robert Pattinson
ha fatto sospirare le ragazzine al cinema nella saga di Twilight della quale ho visto il primo film, molto carino, ma non i sequel (non è detto che non li recuperi prima o poi).
Oggi Robert, della nuova generazione di Hollywood dopo aver fatto il modello, compie 40 anni, per cui auguri, e la saga tratta dai libri di Stephenie Meyer gli ha dato quel lancio che gli serviva verso il successo dopo alcuni ruoli secondari come nel 2005 nel quarto capitolo della saga di Harry Potter.
Dopo TENET di Nolan, nel marzo 2022 si nasconderà pure lui sotto il cappuccio del Cavaliere Oscuro in THE BATMAN dove veste i panni del protagonista Bruce Wayne. Vampiri o cavalieri oscuri a quanto pare ce ne sono stati anche all'Eurovision Song Contest di ieri sera con la prima semifinale e arrivano dalla SERBIA
con un look molto goth, forse anche troppo, e comunque hanno passato il turno. Emozionante, quasi commovente invece l'esibizione del nostro SAL DA VINCI aperta da un boato del pubblico e conclusasi con una vera e propria ovazione per il cantante napoletano che è apparso lui stesso molto emozionato.
In chiusura permettetemi di aggiungere un altro piccolo omaggio fotografico realizzato con l'intelligenza artificiale (finché si usa così direi che non ci sono problemi) per una mia amica finlandese Rita (potete seguire il suo blog QUI) che sta scoprendo in questi giorni la saga di Star Wars e ne racconta le sue impressioni, ma che dal canto suo si sente molto affine allo Spock di Star Trek con i suoi ragionamenti strettamente legati alla logica.
Logica che sarebbe un bene se fosse seguita anche dai grandi potenti della Terra, ma sappiamo che non sempre è così...
Stasera ci risiamo come il titolo di un VECCHIO WESTERN comico con Tomas Milian,
e riparte il Festival di Sanremo, ma Carlo Conti, con le sue rivelazioni snocciolate giorno per giorno e gli spot dove tutti cantano, ha già fatto la sua bella operazione di marketing.
Abbiamo anche qui Laura Pausini, poi l’attore turco Can Jaman/Sandokan, Achille Lauro, Max Pezzali e altri ancora con pure la faccenda pseudo politica di Pucci.
In gara una serie di figli d’arte di cui uno (Tredici Pietro) identico al padre,
ma rapper, al contrario del genitore che si capisce benissimo chi sia, e molti nomi sconosciuti agli occupanti delle poltrone dell'Ariston e ai nostalgici dei Festival di Baudo e Bongiorno.
Poi ci sono quelli di Amici e X-Factor, e glorie del passato messe lì per il pubblico che ho citato prima.
A proposito di passato sanremese devo segnalare la scomparsa ad 87 anni di Angela Luce, cantante e attrice napoletana che nel 1975 si era piazzata seconda con IPOCRISIA (vinse Gilda con Ragazza Del Sud) e che mi era già capitata da queste parti parlando di un film tutto matto con Tomas Milian e Maria Grazia Buccella, DOVE VAI TUTTA NUDA?, dove lei faceva un personaggio secondario, ma fondamentale.
Aveva lavorato anche per Pasolini nel famigerato IL DECAMERON e per Luchino Visconti.
Ma torniamo a noi, che francamente quest'anno Carlo Conti ci ha già un pò fracassato le palle.
È comunque interessante dare un'occhiata come "magnifiche spie",
a quello che sta dietro, osservando tre cose: chi scrive, chi produce e chi firma.
Cioè sono grosso modo i soliti autori, il che, per certi versi, riporta un pò al modo in cui era stato concepito il Festival ai tempi di Nunzio Filogamo che lo presentava agli "amici vicini e lontani" e dove le canzoni in gara venivano eseguite da tre soli interpreti a cui venivano affidati i brani da portare sul palco.
La differenza è che qui adesso si lavora a più mani, ma tante, nel senso che il brano di Fedez e Marco Masini arriva con sei firme.
Quello delle Bambole Di Pezza ne porta otto.
Forse più che canzoni sono associazioni a delinquere a giudicare da quanti nomi le firmano.
Ci sono quasi solo major discografiche, mentre le alternative sono molto poche nonostante Conti avesse parlato di apertura alle etichetta indipendenti.
Fatto clamoroso, manca LaTarma Management, quello di Marta Donà che ogni anno vince con il suo artista.
Era lei, Marta, quella signora che seguiva passo passo i Maneskin all'Eurovision e non una groupie fuori tempo massimo che qui sta abbracciando e baciando Victoria.
Forse Carlo avrà pensato che, se avesse vinto anche stavolta, alla fine qualcuno si sarebbe chiesto se non ci fosse qualche sotterfugio?
Ma alla resa dei... "Conti" voglio sperare che questi siano solo dei miei pregiudizi e che poi lo spettacolo ci sia...
Il Dottore (CHI?) è tornato con una nuova stagione passata piano piano, un episodio dopo l'altro su Disney + una volta alla settimana e se con il primo di episodio ero rimasto un po' perplesso, per fortuna poi nei successivi il tiro si è alzato di brutto e non sono mancati quei momenti di tensione che tengono i nostri amici bloccati in un posto con qualcosa che non si sa bene cosa sia (situazione ricorrente per la serie e sempre di grande effetto).
Questo è infatti lo spirito giusto che Russell T. Davies ha riportato con Ncuti Gatwa, primo Dottore di colore, per far dimenticare certe situazioni cervellotiche ideate dal suo mai amato predecessore.
E poi torna nuovamente Ruby Sunday con un episodio tutto suo come quello bellissimo della precedente stagione dove il Dottore appariva solo all'inizio e alla fine.
Il che (ne disquisivo già con CASSIDY) mi ha fatto ricordare che non sarebbe la prima volta che nasce uno spinoff da questa longeva serie e questo interesse per Ruby...
Chissà che ci stiano pensando?
Anche perché quel momento della STAGIONE PRECEDENTE in cui la ragazza pestava una farfalla e il suo aspetto cambiava
diventando una specie di rettiliana, non è più stato sviluppato, e quindi sono ancora lì che mi chiedo "perché?".
Attenzione però perché certe volte gli spinoff, come nel caso di Torchwood (fai l'anagramma) vengono americanizzati un po' troppo perdendo parecchio dello spirito originale.
Nello scorrere degli episodi il nostro Dottore cambia un'infinità di outfits, probabilmente la sua caratteristica peculiare più del colore della pelle, e, anzi durante quello tutto black afro style (forse non esattamente il migliore e difatti non l'ha scritto Davies), lo vediamo pure con nuove acconciature inedite.
Viene fatto anche un omaggio all'Eurovision Song Contest (senza Lucio Corsi, Tommy Cash o Gabry Ponte) che, essendo adesso nel futuro futurissimo, è diventato Interstellar come il film di Nolan, ma più breve, ed è lì che finalmente scopriamo chi sarà mai la vecchina sempre presente e che tante cose conosce del Dottore,
e dico solo che c'entra con qualcuno che arriva dal suo passato, quando in Italia non lo vedevamo e lui aveva quell'aspetto che si vede qui sopra in foto, questo perché a noi tramite la Rai ci erano arrivati solo pochi episodi dove abbiamo fatto la sua conoscenza grazie all'interpretazione precedente di Tom Baker.
Adesso per fortuna anche le stagioni mai trasmesse dalla nostra tv sono recuperabili su DVD, mentre quello stesso personaggio femminile qui nel finale di stagione adotta un outfit rinnovato ai nostri tempi circondata perfino da certe figure dal gusto chiaramente fetish bdsm.
Perché è pur vero che ogni episodio ha una sua conclusione, ma contemporaneamente porta avanti una trama orizzontale che butta lì un indizio alla volta.
Russell T. Davies, dopo, appunto alcuni episodi "ceduti", ma che funzionano, torna a lasciare il segno per scrivere il grande finale di stagione tra fratelli Grimm e Orwell diviso in due parti.
Forse a causa degli alti e bassi della stagione nonostante l'impegno di Davies a rimettere le cose a posto dopo i danni di "quel tizio là" (per me stagione con molti alti, ma comunque Russell è stato pure criticato dai soliti mai contenti), Ncuti Gatwa dovrebbe essere arrivato al capolinea come Dottore dato che nell'ultimo episodio c'è la classica rigenerazione (ma abbiamo già visto tornare anche TENNANT e la sfortunata WHITTAKER che riappare proprio qui quasi in chiusura,
perciò le porte del Tardis a quanto pare rimangono sempre aperte nel whoniverse) con i rumours sul nuovo attore che erano già tanti da almeno una settimana, alcuni clamorosi, ancora prima di vederla questa rigenerazione (ma non faccio spoiler e vedremo come le cose andranno avanti).
Rigenerazione che, lo dico così, mi è sembrata appiccicata lì a membro di segugio nella trama dell'episodio e forse dà la conferma di certe voci di corridoio per le quali la BBC avrebbe licenziato in fretta Gatwa a causa di certe sue dichiarazioni riguardanti la guerra in Medio Oriente.
Lo sappiamo bene infatti quanto contano due parole di troppo nei programmi televisivi, vero JEREMY CLARKSON?
E non guardarmi con quella faccia perplessa...
Per quanto riguarda la serie invece spero che vada sempre meglio, anzi, me lo sento davvero anche se la Disney, che qui ci ha messo una produzione davvero sontuosa tra scenografie ed effetti speciali, pare adesso non essere più interessata al prodotto britannico, forse perché la casa americana non è riuscita a succhiarlo fino all'osso come sta facendo con la saga di Star Wars e la Marvel.
Ma, a proposito di ossi
(che se ne vedono tanti in questo finale), si sa che sti inglesi sono ossi duri...
Gabry Ponte, colui che ha nel mondo portato il verbo di Blue Da Ba Dee Da Ba Daa vendendo millemila copie finisce ultimo all'Eurovision Song Contest?
Apriti cielo!
Scherzi a parte, nel perculare l'Italia e i suoi stereotipi probabilmente è rimasto più simpatico il caffeinomane Tommy Cash che, tra l'italiano maccheronico e i suoi balletti sgangherati, si è preso il terzo posto presentando una performance dinamica e divertente, mentre Gabry, se ricordate, aveva portato uno show ben più corposo alla selezione di San Marino con tanto di ballerine trecciate e di rosso vestite che replicavano il videoclip sul palco,
ma è anche vero che là nella piccola repubblica erano in undici, cioè sette più le quattro ballerine, mentre qui a Basilea invece c'era quel limite delle sette persone presenti sul palco.
Il nostro venerato Lucio Corsi si è dovuto accontentare della quinta posizione, ma raggiunta onestamente senza "fumi e raggi laser" (cit. Battiato) e ricevendo anche i complimenti di Ed Sheeran per la sua canzone
(che il rosso musicista stia meditando un duetto?) presentata leggermente modificata rispetto all' esecuzione sanremese, ma sempre con quel look glam anni 70, un incrocio tra i Kiss e David Bowie.
Degli altri ne avevo già parlato QUI, perciò non sto a ripetermi, mentre per il vincitore, rappresentante dell'AUSTRIA, non ho commenti da fare se non che avevo trovato la sua canzone una delle più noiose presentate a Basilea. Certo dietro c'è tutto un messaggio di sofferenza e poi il fatto che un uomo canti così come un contralto-soprano ha fatto sicuramente effetto, senza dimenticare che la canzone in tv è stata presentata in bianco e nero e si sa che, quando nel cinema vuoi fare il regista figo, devi fare una pellicola dal sapore vintage perlomeno a prima vista, come, per dire, Paola Cortellesi con C'È ANCORA DOMANI.
Ma è un attimo che, anche con il bianco e nero, finisci invece a fare una nuova Corazzata Kotiomkin e ti prendi quei famosi
che forse, secondo il rag. Fantozzi Ugo, non definiscono esattamente un capolavoro...
Oggi avevo già un altro post bello pronto dove avrei parlato gustosamente male di un nuovo film, ma, seguendo il mio istinto trash, ho preferito dare la precedenza ad una piccola, seppur doverosa, nota sulla seconda semifinale dell'Eurovision Song Contest dove,
tra abiti improbabili delle conduttrici, canzoni farcite di lamenti lancinanti e menate techno senza senso, fra quelli che hanno passato il turno ci sono il LUSSEMBURGO con la sua "bambolina" stivalata e forse la migliore delle canzoni che ho messo qui, la sensualità curvy e sfrontata (dalle origini italiane) di MALTA, che rimbalza sulla palla e tra le preferite di Big Mama come dichiarato da lei durante il commento con Gabriele Corsi, la FINLANDIA che presumo sarà ricordata esclusivamente per la sua rappresentante in perfetta tenuta da mistress sadomaso sopra ad un microfono gigante (qualsiasi riferimento fallico NON è puramente casuale) e, inspiegabilmente, anche la LETTONIA con le sei bellissime simil Wynx, ma della cui canzone tutta vocalizzi tribal/esoterici, come direbbe Mara Maionchi, non ho capito un c@##o.
Ed è letteralmente vero, poiché oltre a Lucio Corsi a rappresentare il nostro Paese, ci sarà proprio l'Italia intera comprensiva anche di quella piccolissima Repubblica di San Marino con Gabry Ponte e la sua TARANTELLA che ha fatto da stacchetto durante tutto l'ultimo Festival Di Sanremo.
Canzone quella di Gabry con una storia complicata dato che era stata presentata alle selezioni per la gara rivierasca, ma il regolamento non permetteva a Ponte di presentarsi con una canzone se non era lui a cantare, dato che il brano è eseguito, come in tutte le sue produzioni, da un vocalist e stavolta sono pure due.
Carlo Conti però, che ci vede lungo con i suoi occhiali, ci ha pensato lui a fare al dj producer una promozione ancora maggiore rendendola il tormentone della kermesse.
Dopodiché Gabry ha partecipato al San Marino Song Contest che da quest'anno non si chiama più Una Voce Per San Marino probabilmente perché tra i partecipanti c'era anche BOOSTA dei Subsonica e nel suo caso di voce non ce n'era manco un po' dato che ha suonato il piano e basta, ma Francesco lo annuncia lo stesso dicendo "canta".
All'inizio dello show andato in onda in diretta una settimana fa, ma visibile su Raiplay, è stato conferito il premio alla carriera ad ALBANO che si è prodotto in due dei suoi brani più celebri, ma non esattamente al meglio delle sue capacità mostrando molta fatica nello sforzarsi per raggiungere le sue famose note alte. Anche la conduzione di Francesco Facchinetti con Flora Canto è stata a livello di uno spettacolo amatoriale, se non peggio, presentando canzoni mediobasse (ma questo non è da imputare a loro) eseguite da perfetti sconosciuti anche stranieri, o da qualche nome famoso del passato che ci riprovava come Silvia Salemi, Pierdavide Carone, Marco Carta, Bianca Atzei, Luisa Corna.
Su tutti ha vinto facile quindi Gabry Ponte che ora dovrà vedersela con l'ESPRESSO MACCHIATO dell'Estonia, canzone che ci percula a più non posso come già lo aveva fatto la Russia QUALCHE ANNO FA.
Cosa che fa anche Gabry, in effetti, ma questa nel suo caso si chiama autoironia.
È vero, c'è stata tanta musica nei post questa settimana, a volte legata al cinema e a volte non direttamente, ma tant'è... Si vede che ho la musica che mi gira intorno (come a Ivano Fossati) tutto il giorno e non riesco a farne a meno, anzi la prossima settimana farò pure la doverosa full immersion nel super festivalone anche se popolato da personaggi discutibili, ma chissenefrega, perché Sanremo è Sanremo!
Oggi però faccio ancora un salto indietro nel passato della discomusic, quella fatta con una vera orchestra, anzi un'orchestra che darà il nome al trio vocale femminile di cui si parla oggi ovvero le Love Unlimited, che con l'aggiunta di Orchestra erano coriste nel gruppo capitanato da Barry White, il quale si troverà talmente bene con loro che sposerà anche una delle tre, cioè Glodean.
Le tre Love Unlimited hanno appunto goduto anche del successo solista grazie a HIGH STEPPIN' HIP DRESSIN' FELLA, una canzone in puro stile classy disco che solo a sentirla ti ritrovi pure tu vestito di paillettes elegantissimo, ma anche kitsch allo stesso tempo.
Era quella disco che ostentava ricchezza in ogni microsolco, per cui magari poteva anche apparire fin troppo patinata in confronto a cose tipo Video Killed The Radio Star che usciva nello stesso anno, il 1979, dopo quello che era stato il fenomeno punk, quindi tutto un ambiente diverso.
Eppure mi piace riascoltarla ancora adesso per la bellezza dell'arrangiamento e delle voci che la cantano così demodè.
Voci e suoni che erano tutti naturali senza artifici elettronici come ormai è raro trovare, ma, seguendo le tendenze delle ultime edizioni, non sarà raro invece trovare tali artifici al Festival di Sanremo, mentre all'Eurovision Song Contest tali marchingegni sono vietati e purtroppo ricordiamo ancora adesso la figura barbina di MAHMOOD E BLANCO su quel palco.
Era il 20 maggio del 1954 quando ROCK AROUND THE CLOCK, la famosa canzone di Bill Haley & His Comets (della quale però non è lui l'autore), usciva sul mercato discografico,
ma stranamente non era stata considerata nel modo giusto poiché stava in origine relegata sul lato B di Thirteen Women (And Only One Man In Town).
Il vero botto lo farà l'anno successivo perché il brano verrà inserito nel film Il Seme Della Violenza con Glenn Ford e Anne Francis, attrice che più avanti ritroveremo con piacere in IL PIANETA PROIBITO, per cui sarà ripubblicata come Lato A.
Da lì a diventare poi la sigla della prima stagione di HAPPY DAYS, serie tv che ha appena compiuto 50 anni, il passo non sarà assolutamente breve, ma anzi sarà una lunga consacrazione come uno dei brani rocknroll più famosi del mondo passando anche per American Graffiti di George Lucas ed omaggiata con diverse cover tra cui QUELLA SWING in italiano del QUARTETTO CETRA registrata nel 1956, e la ipertecnologica dei francesi Telex sul lato B del loro singolo Moscow Discow del 1979, una insolita VERSIONE cantata col vocoder e così gelida che molti, ascoltandola alla radio, avevano pensato che fossero invece i tedeschi Kraftwerk che proprio l'anno precedente andavano alla grande con The Robots. In realtà poi si scoprirà che il brano è molto simile a GOING MOVE TO ALABAMA di Charley Patton, ma in fondo gli accordi e i giri del rock'n'roll sono abbastanza basici (molti infatti non sopportano il blues perché dicono che è tutto uguale) per cui alla fine le somiglianze erano inevitabili. E quindi, ricollegandomi con la frase nel titolo del post gridata da Damiano dei Maneskin in occasione della vittoria dell'Eurovision Song Contest (ma prima di lui mettiamoci Neil Young, eh...), evvai con 1 2 3 o'clock 4 o'clock rock...
Eddai che è tornato il circo, il carnevale di primavera, ovvero l'Eurovision Song Contest, dove conta la canzone, si, ma anche come la presenti, e più esageri, meglio è.
Già la prima semifinale ci ha deliziato con l'Irlanda rappresentata da Bambie Thug e la sua DOOMSDAY BLUE che, fra pentacoli, candele e corna, ha avuto tutta l'aria di essere una specie di ode a Satana con la bella demonietta che tutta makeuoppata horror pare persino sexy, seppure molto molto secca.
Bisogna dire che la ragazza senza artifici è un bel po' diversa da come si presenta in scena,
mentre la canzone salta dall'urlo indemoniato al sound raffinato così con uno schiocco di dita per cui ti lascia un po' perplesso come è successo a Mara Maionchi che commenta insieme a Gabriele Corsi. Altra bella presenza quella della Slovenia con Raiven vestita, diciamo così, dentro ad una tuta trasparente che copriva con delle applicazioni le parti pericolose.
La canzone un po' goth style alla Evanescence è VERONIKA. La Polonia ha portato sul palco una ennesima emula di Lady Gaga con THE TOWER accompagnata da una coreografia giocata sul gioco degli scacchi e i costumi che, restando in casa della Germanotta, sembravano quelli di Bad Romance, mentre il Lussemburgo va sui ritmi alla Shakira, anche un po' turchi per la verità, cantando FIGHTER parte in francese e parte in inglese con la deliziosa Tali stivalata e trecciosa. La Croazia strizza l'occhio all'italia con Baby Lasagna (grazie, ma non mi è piaciuto granché) e la Finlandia dei Windows95man si diverte in NO RULES! con un nudo maschile coperto di volta in volta nelle riprese televisive da una testa mobile, una telecamera o altri oggetti che sembrano impallare l'immagine e invece è tutto un gioco perché sul palco il ricciolone Teemu Keisteri aveva un tanga color carne che verrà mostrato dalle due presentatrici nella seconda serata (vestite tra l'altro spallonate come negli anni 80)
come un oggetto di culto messo all'asta (naturalmente per scherzo). Seconda serata che ci ha portato anche ANGELINA MANGO, pure lei in outfit molto sexy e con coreografia e arrangiamento mille volte più efficace di quando ha presentato La Noia al Festival Di Sanremo, tant'è che non ha sfigurato per niente in mezzo ai mille effetti speciali utilizzati dagli altri cantanti, alcuni dei quali sono arrivati giustamente alla finale di domani sera, mentre altri come i MEGARA, rappresentanti spagnoli per San Marino, sono stati eliminati con mia sorpresa perché mi sono piaciuti con quel loro look fra Donnie Darko e Tim Burton, con tanto di cambio di look in scena. Vabbè magari la canzone presentata non era così perfetta, però lo spettacolo c'era tutto.
Le votazioni invece hanno favorito uno dei cantanti più scialbi visti ieri sera e parlo di Dons per la Lettonia, ma per fortuna anche un'altra simil Lady Gaga, per l'Austria ha passato il turno e il suo pezzo WE WILL RAVE già mi sta in testa; sto parlando di Kaleen con un look alla Barbarella davvero niente male,
e insieme a lei altre super-tutine hanno raggiunto la finale.
L'Italia con Francia, Germania, Spagna e Regno Unito sono le top five che di diritto hanno già la finale assicurata.
Piccola chicca in chiusura di serata ieri quando c'è stata l'esibizione degli HERREYS,
i ragazzi svedesi che avevano vinto nel 1984, quell'anno che l'Italia era stata rappresentata da Franco Battiato (non ci credereste mai, eh?) e Alice con i treni di Tozeur.
I nostri, nonostante Franco avesse in repertorio dei balletti come quello che faceva nel videoclip di Centro Di Gravità Permanente che Roberto Bolle se li sogna certi passi, avevano fatto un'esibizione standard, mentre i tre svedesi ieri sera hanno riproposto più o meno lo stesso show con 40 anni in più sulla schiena, ma lo stesso spirito di allora. Giustamente, perché lo spirito dello spettacolo è proprio quello di essere sopra le righe, e anche stavolta il risultato è stato raggiunto.
Anche oggi facciamo un salto indietro di 50 anni e torniamo a quel 1974, che ieri era importante per la letteratura, mentre oggi tocca alla musica poiché l'Eurovision Song Contest di quell'anno, che già si chiamava così, ma noi lo ribatezzavamo Eurofestival e non era nemmeno così seguito in tv, si teneva a Brighton nel Regno Unito e venne vinto giustamente dagli ABBA con la loro WATERLOO,
successo planetario che lanciò definitivamente il quartetto svedese (non poteva andare diversamente perché allora erano davvero bellissimi e bravissimi) adesso digitalizzato con i suoi avatar.
Fra gli altri partecipanti alla kermesse, c'era (pensa te) Olivia Newton John piazzatasi quarta per la Gran Bretagna anche se lei era australiana, al terzo posto Mouth & McNeal (seppure olandesi, erano stati a Sanremo lo stesso anno), e Gigliola Cinquetti al secondo posto per l'Italia, quest'ultima con la canzone SI, che fu più o meno il motivo per cui da noi la trasmissione fu mandata in differita solo un mese dopo; già perché quel titolo si temeva potesse influenzare i votanti del referendum sul divorzio che si teneva proprio in quei giorni. Non ridete perché giuro che è veramente andata così, ma tanto i più fortunati avevano seguito già lo spettacolo sulla tv Svizzera e su Tele Capodistria.
Quest'anno toccherà ad Angelina Mango a rappresentare l'Italia nella manifestazione che, edizione dopo edizione, diventa sempre più kitsch, ma anche sempre più divertente, e per l'occasione la nostra cantante ha dovuto accorciare leggermente la sua La Noia per restare entro il tempo assegnato che non può essere sforato in maniera categorica.
Pratica che fanno un po' tutti gli artisti in gara anche al Festival di Sanremo dove il tempo disponibile è un pochino di più, ma non sempre "contiene" il brano. In alcuni casi era bastato eseguire la canzone leggermente accelerata sui BPM per renderla più breve come aveva fatto Roberto Vecchioni quando ha vinto con Chiamami Ancora Amore.
E a proposito del Festivalone, ringrazio Ema Stokholma e Gino Castaldo che durante Back2Back su Radio 2 mi hanno fatto notare che Vai! di Alfa è IDENTICA a Run dei One Republic (anche il titolo in effetti pare una traduzione perché Il senso è quello) al punto da sembrarne una cover, cosa che non sarebbe ammessa dalla manifestazione.
Ma vabbè... stavolta è andata così... e, anzi, non è la prima volta.
Devo forse fare una lista di canzoni plagio presentate al festival?
Un'altro nome famoso della musica, anzi, ma che dico famoso?... famosissimo in tutto il mondo se ne va ad 80 anni, cioè Toto Cutugno.
Davvero famoso in tutto il mondo grazie a L'ITALIANO, canzone sanremese criticata da parecchi per i luoghi comuni con cui dipingeva noi, abitanti del belpaese, ma veramente conosciuta ovunque, e lo posso dire personalmente perché circa 10 anni fa mi trovavo in missione segreta in un paese dell'Asia centrale e un cameriere orientale, che tuttavia aveva sgamato le mie origini nonostante il mio perfetto accento british, canticchiava proprio quella canzone.
Toto aveva debuttato prima con Ghigo E I Goghi, poi con Toto E I Tati (sulle scelte dei nomi meglio sorvolare), fino ad arrivare al Festival di Sanremo del 1976 con Gli Albatros e la canzone VOLO AZ504, canzone particolare dall'incedere drammatico e molto recitata da Silvia Dionisio, attrice nota in quel periodo per le grazie mostrate in quasi ogni film, anche il primo episodio di Amici Miei.
Toto con quel disco si classificherà terzo per poi partire con una carriera solista che lo vedrà scrivere anche uno dei più grandi successi di Adriano Celentano, cioè Soli, e diventare anche conduttore televisivo.
Aveva vinto il festivalone con Solo Noi nel 1980 e, dieci anni dopo, pure l'Eurofestival (allora si chiamava così) molto prima dei Maneskin.
A causa di una malattia polmonare è morto anche Ron Cephas Jones,
66 anni, cioè uno dei protagonisti di This Is Us.
Ron aveva avuto una carriera principalmente televisiva (Luke Cage, Mr. Robot) con invece piccole parti secondarie al cinema.
Ho preso in prestito il sottotitolo di Odeon, il famoso programma della seconda metà degli anni 70 (disponibile su RaiPlay) curato da Brando Giordani ed Emilio Ravel, che su Rai 2 portava in prima serata servizi bizzarri che riguardavano un po' di tutto, cinema, musica e altro come questo blog, bastava che facesse spettacolo proprio come l'Eurovision Song Contest, la cui finale è stata lo scorso sabato, vinta dalla Svezia, da molti favorita e rappresentata da Loreen con la sua Tattoo, lasciando al nostro Marco Mengoni il quarto posto.
Ma va bene così dai.
Con tutto il rispetto per Marco, il quale si dimostra una persona sempre più affabile rispetto agli esordi, nella mia testa continuo a pensare che Lazza con Cenere avrebbe fatto sfracelli su quel palco.
L'Italia è stata anche in parte rappresentata da Alessandra Mele con la sua impostazione quasi lirica, che ha gareggiato per la Norvegia, ma lei è nata a Pietra Ligure anche se vive là da parecchi anni ormai.
Entrambe comunque adesso avranno da pensare alle accuse di plagio che sono arrivate loro fra capo e collo.
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In effetti ho notato anch'io che entrambi i brani, cioè TATTOO e QUEEN OF KINGS, hanno passaggi molto familiari e, in particolare quello di Alessandra mi ha fatto pensare a certe sigle televisive della tv in bianco e nero tipo LA FRECCIA NERA e LA FILIBUSTA (che già fra di loro si somigliavano molto), e nel suo caso l'accusa è arrivata da un ex concorrente di Amici che tali programmi invece non li avrà mai visti, ma ha lo stesso firmato un brano abbastanza simile in collaborazione con Gabry Ponte. Inoltre, già che Alessandra è italiana, è ora disponibile anche la versione cantata nella NOSTRA LINGUA, giusto per non dimenticare le origini. Decisamente sopra le righe la Croazia con i LET 3 in mutande che hanno portato in scena una macarena/parodia di Hitler in stile Chaplin con anche un po' di Dottor Stranamore di Kubrick. Secondo il regolamento, modificato dopo alcune polemiche degli anni precedenti, ora sono concesse le voci di sostegno registrate come anche i cori, ma ho avuto l'impressione che qualcuno se ne sia un po' approfittato arrivando quasi al playback o quello che viene chiamato half playback cioè quando l'artista canta su una base dove c'è già la sua voce solista, raddoppiando il tutto.
Tanta è stata la musica e con cambi velocissimi sul palco (altro che Sanremo), ma l'attenzione veniva catturata anche dalle tre conduttrici spettacolari e notevoli anche grazie a costumi fantasiosi indossati da, partendo da sinistra in entrambe le foto, Alesha Dixon, cantante britannica, Julia Sanina, singer ucraina, e la bionda Hannah Waddington, attrice vista in Ted Lasso e GOT.
Alcuni dei cantanti in gara hanno portato sul palco tanta scena, pure con trovate tecnologiche innovative, ma con canzoni terribilmente noiose mentre Mara Maionchi, che ha commentato con Gabriele Corsi, è impazzita per San Marino rappresentata dai toscani PIQUED JACKS, mentre a me quei quattro hanno smosso movimenti intestinali, e infatti non sono arrivati alla finale (vedi che forse un po' di ragione l'avevo). Ma tutto ciò, nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte finché morte non ci separi, fa parte di questo grande circo tutto matto che è l'Eurovision Song Contest immortalato in un divertentissimo FILM, e proprio per questo ci piace guardarlo.
Il fatto che l'Eurovision Song Contest quest'anno si tenga a Liverpool perché farlo in Ucraina, la vincitrice dello scorso anno, metteva molto male, coincide, nel mio cervello pieno di cortocircuiti, con il ricordo di una delle più clamorose sviste nel mondo della musica, cioè quella della Decca, la casa discografca che nel 1962 esamina il provino di quattro ragazzi, ma li scarta, perché considerati poco interessanti, ma forse sotto sotto anche perché provenivano proprio dalla grigia città portuale di Liverpool, in favore invece dei Tremeloes che invece erano di Londra.
I quattro ragazzi erano i Beatles e la loro carriera la conosciamo bene, mentre dei Tremeloes se ne può occupare Chi L'ha Visto?
Sto scherzando, ovviamente dato che i Tremeloes come carriera effettiva sono durati persino un anno più dei Beatles, con una reunion negli anni 90 e un'altra nel 2006, ma in quanto a popolarità vogliamo parlarne?
Per dire, QUESTO è il loro più grande successo che arrivó in vetta alla hit parade britannica, ma pressoché sconosciuto nel resto del mondo. Ok, melodia e impasti vocali alla Beach Boys ci sono, però anche trooooppo zucchero e miele dai...
E, coincidenza o chissà cosa, uno dei loro primi singoli era stata una cover di TWIST & SHOUT, che è degli Isley Brothers e che stava anche nel primo album dei Beatles. Comunque, esattamente 60 anni fa, quindi il 10 maggio del 1963, la Decca cercherà di riparare a quel madornale errore di valutazione mettendo sotto contratto i Rolling Stones, ma pochi sanno che tale scelta venne guidata da un consiglio di George Harrison, quel giovanissimo George che si intravede dietro alla chitarra
e che con lo trascorrere degli anni subirà parecchio male la supremazia di Lennon & McCartney, ma che nel frattempo aveva mantenuto i contatti con il manager della Decca Dick Rowe (che non si sa mai...) dandogli l'idea di creare quel noto contrasto fra diavolo e acqua santa, dove il demonio chiaramente sarebbe riferito a Jagger & Co. i quali, al di là delle leggende create ad arte, erano invece ottimi amici con i quattro di Liverpool.
Arriva così COME ON, quel primo 45 giri degli Stones che era in realtà una cover di un brano di Chuck Berry uscito l'anno prima, dato che i ragazzi non avevano ancora nessuna canzone inedita scritta da loro, tant'è che proprio Lennon e McCartney regalarono ai "rivali" I WANNA BE YOUR MAN come secondo singolo, mentre i Beatles la inseriranno solo successivamente sul loro secondo album. Ma anche a casa nostra ci sono stati casi di sviste clamorose e lo può confermare Annalisa che, prima di partecipare ad Amici, aveva fatto un provino per un gruppo locale (lei è ligure) ed è stata scartata con motivazioni del tipo che era timida, senza personalità, incapace di tenere il palco.
Eh... anche lì ci avevano visto lungo con una BELLISSIMA (per citare una sua canzone) che bacia lui che bacia lei che bacia me...
Ops no... Io non c'entro nulla, era solo per citare la sua più recente hit MON AMOUR,
che, anche se oggi siamo in tema di cover, Gigi D'Alessio non c'entra.
Il più giovane Primo Ministro (o Ministra) del mondo è Sanna Marin, 37 anni, cioè quello della Finlandia, stato all'onore delle cronache per la sua recente richiesta di ammissione all'interno dell'ONU.
Cosa comprensibile avendo una guerra lì alle porte che, a seconda di come gli girano a quel tipetto tutto matto, potrebbe anche coinvolgerla direttamente.
Ieri quindi giornata di servizi dei tg puntati su di lei che, oltre ad essere appunto la più giovane premier, è senza dubbio una bellissima donna (trovo in lei una certa somiglianza con Natalie Portman, e scusa se è poco), senza naturalmente nulla togliere al fascino che possono avere leader di potere come Mario Draghi (che solo fino a qualche anno fa pareva il sosia di Gary Sinise)
e Joe Biden.
Fatto sta che mentre lei chiede di entrare nelle Nazioni Unite, e il suo Paese è stato all'Eurovision Song Contest (si, ancora uno strascico oggi) nella figura di THE RASMUS versione Stephen King,io sto pensando quasi quasi di chiedere la cittadinanza finlandese...
Torno ancora oggi un attimo per esternare alcune mie elucubrazioni sullo show di sabato scorso che ha dato la vittoria all'Ucraina.
Vittoria vociferata da subito e confermata in finale, come per dimostrare nemmeno troppo velatamente a quel tizio là che, nonostante tutto, quel piccolo stato è sostenuto da tutti e qualcosa lo riesce a vincere, anche se, per ora, non si tratta di una guerra.
Lo show della serata finale vero e proprio inizia solo dopo l'apertura con i Rocking 1000 e subito dopo con Laura Pausini che fa un medley dei suoi successi con cambi d'abito rapidi e un finalino in outfit quasi fetish,
look estrosi come un po' tutte le cose indossate durante le tre serate firmate da Donatella Versace che trasforma la Lauretta di Solarolo in una vamp.
Tutto ciò al posto dei Maneskin che, avendo vinto lo scorso anno, ero sicuro che avrebbero, come tradizione, dovuto aprire lo spettacolo e invece è stato preferito dargli una collocazione più adeguata allo status di rockstar planetarie che ormai hanno raggiunto: non voglio certo criticare i quattro ragazzi romani, ma dai, cosa non riesce a fare un buon ufficio marketing per creare un mito da spremere finché è possibile?
Ok, la chiudo qui e lunga vita ai Maneskin con un augurio di pronta guarigione per Damiano che sul palco era sofferente e zoppicante a causa di un incidente occorsogli mentre girava un videoclip.
In generale quest'anno ho dovuto notare esecuzioni decisamente meno perfette rispetto ad altre edizioni, con il top dell'orrore con i nostri MAHMOOD & BLANCOassolutamente deleteri per le orecchie, calanti su tutta la canzone con quei falsetti da orticaria (e già sopporto poco la canzone di suo).
Roba da ultimo posto a calci nel culo e invece sono arrivati sesti...
Mah... Perlomeno così l'Italia non dovrà sobbarcarsi anche la prossima edizione dello show che invece toccherà all'Ucraina...
E francamente, messi come siamo messi, la vedo molto dura, ma Zelensky dice di essere ottimista, tanto che la farebbe a Mariupol...
Comunque sia, l'anno prossimo voglio Malgioglio a cantare sul palco come rappresentante di tutti gli stati dove ha avuto un fidanzato: praticamente sarà un One Man Show 😜.
Tanta musica questo sabato perché si sta srotolando su tre serate la kermesse musicale più pazza del mondo, la più colorata e anche kitsch, e stavolta si svolge a Torino grazie alla vittoria lo scorso anno dei Maneskin pigliatutto.
Ammetto che temevo una versione stile Festival Di Sanremo con pause interminabili fra una canzone e l'altra per promozioni e sponsor, e invece tutto si sta svolgendo come da copione come nelle edizioni precedenti, con grande rapidità (immagino un esercito di gente che sposta e monta scenografie al volo), compresa la conduzione a sorpresa in inglese (gag comprese) da parte di Alessandro Cattelan e Laura Pausini, mentre Mika poliglotta traduce anche in francese.
Una differenza però l'ho sentita ed è stata una malinconia presente in parecchie canzoni con molte esibizioni ridotte all'essenziale, forse segno dei brutti tempi che stiamo passando.
A fare da contraltare ci sono comunque sempre i personaggi che osano di più come la rappresentante dell'ALBANIAad aprire le danze che, per quanto il kitsch sia una parola d'ordine qui, è apparsa davvero eccessiva e volgarotta (e infatti eliminata), i gruppi coloratissimi e fantasiosi come quello della Moldavia, nonché i Daft Punk norvegesi, cioè i SUBWOOLFERS, con ballerini zentai.Eliminata anche la Bulgaria che ha presentato una band metal stile anni 90 sul trend lanciato da Damiano l'anno scorso "Rocknroll never dies", ma che non ha convinto i votanti.
Non vinceranno di sicuro, ma fra tutti quella della prima semifinale mi sono piaciute un sacco le Systur,dolcissime islandesi con uno stile retrò anni 70 che pareva di veder prendere vita quel famoso adesivo del vagabondo con la chitarra che si vedeva sul posteriore di auto alternative come Dyane e 2CV Citroen.
La seconda serata ha mostrato una Pausini truccata da drag queen pezzente (ma perché?), e personaggi musicali come la rappresentante della SERBIApiù vicini allo stile performer che alla canzone vera e propria, e Malta, con la giovane EMMA MUSCATche arriva da Amici presentando un plagio sputato di Domani, la canzone di Mauro Pagani e gli ARTISTI UNITI per il terremoto in Abruzzo, mixata con gli Ace Of Base. Arriva poi letteralmente un'esplosione del pubblico all'esibizione di Achille Lauro, indubbiamente uno showman anche se ormai un po' ripetitivo fra outfit equivoci e baci in bocca (e difatti è stato eliminato),con quel toro meccanico che mi conferma il sospetto che avevo scritto in un POST, cioè che Achille conosca molto bene i videoclip di SEVDALIZA e prenda parecchi spunti visivi da essi, mentre anche la POLONIA non si fa troppi problemi a copiare e incollare una famosa canzone di Lana Del Rey (cosa già fatta peraltro da Annalisa per il Festival Di Sanremo).Preferisco non fare commenti sul duetto di Mika e la Pausini perché poi sembra che mi accanisca su di lei, mentre stasera si disputa la finale alla quale hanno già avuto accesso di diritto l'Italia con altre 4 nazioni, e con ospiti d'onore proprio i Maneskin ad aprire lo show.
Ormai il confine tra musica e cinema è sempre più labile, e a ciò contribuisce anche il dilemma su come sarebbe stata la vita di Laura Pausini se non le fosse arrivata a 18 anni fra capo e collo quella vittoria al Festival Di Sanremo.
Se lo chiede proprio la cantante in questo documentario/biopic dove viene messo in scena anche un destino alternativo dove lei stessa si sarebbe vista come un architetto, mamma single di un maschietto di nome Marcello (il suo fratello maggiore mai nato) e con un negozio di ceramiche (sua passione), con inoltre il proseguimento delle serate di piano bar in trattoria che faceva insieme a suo padre in quel di Solarolo.
Invece il destino l'ha voluta star internazionale sui palchi di tutto il mondo con tour dagli impianti che fanno impallidire i Rolling Stones.
Beh, fortunata lei, certo, però aldilà dell' interesse (minimo) per i backstage mostrati nel documentario, la visione di questo film su Prime Video (molto pubblicizzato) non mi ha lasciato granché, anche perché considero Laura una brava cantante, molto più di certe sue colleghe di cui parlo spesso e volentieri male, anche simpatica e che più volte si è prestata anche a siparietti comici con personaggi tipo Rocco Tanica (Sergio Conforti) al Musichione, trasmissione cult della Rai in seconda serata che qualcuno si ricorderà, ma purtroppo lei non rientra fra i miei preferiti.
Forse l'unica sua canzone che posso dire che mi piaccia molto è RESTA IN ASCOLTO per quel suo stile un po' AOR, ma una canzone soltanto è francamente un po' pochino.Molto probabilmente un vero fan invece lo apprezzerà in blocco; anche le parti recitate da Laura che ha ammesso di aver messo a dura prova le vere attrici che interpretavano le scene con lei, dato che non si è mai ricordata una battuta per come doveva essere detta, ma alla fine ce l'hanno fatta lo stesso.
Mannaggia...
Cosa appare chiaro è che parlando di Laura non siamo certo in presenza di quella cantante/attrice che risponde al nome di Barbra Streisand, che ha compiuto 80 anni proprio oggi e che è stata anche protagonista (indiretta) di una delle scene più divertenti di LICORICE PIZZA.
Ma il tempo per crescere ancora ce l'ha, dai, e fra poco la vedremo anche nelle vesti di presentatrice dell' Eurovision Song Contest.