Siamo alla vigilia di ferragosto, in piena estate, dove la sabbia la fa da padrona ed ecco che alla fine mi sono messo a vedere anche Dune - Parte Due,
perché volevo andare fino in fondo nel confronto con la versione girata e compressa da David Lynch negli anni 80 anche se la PRIMA PARTE non mi era piaciuta granché per tutta una serie di motivi che ho elencato nel post, fra cui verbosità e noia.
Nella versione di Lynch avevamo la novità di vedere una Silvana Mangano completamente calva
e uno Sting cattivo che, essendo stati i Police dei miei miti degli anni 80, è stato uno dei motivi che mi hanno portato al cinema (anzi se volete un'altro film con uno Sting diabolico dovete vedere Le Due Facce Del Male), e non erano niente male nemmeno le scenografie tutte vere, mentre al contrario erano pessimi i vermi di Rambaldi e le scene relative.
Infatti alla fine ero uscito dalla sala molto annoiato come anche con il remake di Villeneuve che si fregia qui da me di un post con un titolo che avevo già usato per ZOOLANDER 2 (ma per motivi diversi), perché stavolta forse annoiato lo ero anche di più, ma di buono qui però c'è che sono davvero bellissime tutte le inquadrature che ci mostra Denis.
E poi continua anche la scoperta di embrioni di Star Wars come appurato ormai, con la rivelazione chiave che stavolta non è "Sono tuo padre", ma "Sei mio nonno", rimanendo comunque in tema happy family.
Rimango quindi dell'idea che, seppure il romanzo di Frank Herbert abbia senza dubbio un peso importante nella nascita di una delle mie saghe preferite, non riesco a metterlo nemmeno in questa versione nei miei film preferiti.
Che volete farci? L'ho già detto l'altra volta che sono una brutta persona...
Le Olimpiadi di Parigi le ho seguite molto poco, ma più che altro ho seguito i miei interessi personali e mi sono guardato la cerimonia di chiusura, mentre per quella di apertura ho recuperato L'ESIBIZIONE di Celine Dion che è tornata a cantare dopo 4 anni di assenza dovuti alla malattia che l'ha colpita.
Qualcuno insinua che il suo sia stato un playback seppure perfetto, come quelli che io sospetto con quasi totale sicurezza siano stati durante la cerimonia di chiusura dove fra personaggi che scendevano dal cielo e cerchi olimpici che fungevano da supporti per acrobati, sono passati in rassegna diversi nomi della musica francese come i Phoenix, gli Air e Kavinsky con Angele Van Laeken che mi hanno fatto riascoltare quella bellissima NIGHTCALL tratta da Drive, film pure lui bellissimo di Nicolas Winding Refn tutto pieno di synth anni 80 e luci al neon dove la fissità recitativa di Ryan Gosling era più che perfetta. Sicuramente, se non si fossero AUTODISTRUTTI un paio di anni fa, sarebbero passati di lì anche i Daft Punk, ma erano comunque virtualmente presenti poiché il brano di Kavinsky era prodotto proprio da loro due.
Comunque, anche se i francesi permalosi se la prendono subito e negano di fronte all'evidenza se li accusi di playback come era successo sui social con Fabrice Quagliotti per l'esibizione dei Rockets ad ARENA 60 70 80 90, anche se davvero si fosse trattato di playback posso comprenderlo perché avrebbe evitato dei problemi tecnici che sappiamo bene possono sempre capitare (AlBano NE SA QUALCOSA), mentre invece in tale occasione, almeno questo doveva essere tutto perfetto e dalla sua Celine Dion è talmente brava da saper rendere vero anche un playback come aveva fatto al Festival di Sanremo del 1998 quando aveva cantato MY HEART WILL GO ON. Perché anche per fingere, per fare un lip sync perfetto ci vuole tecnica dato che non si tratta di muovere solo le labbra a tempo, ma devi fare vedere che dai anche la "spinta".
Per il resto quel cesto di vipere zeppo di polemiche di cui ho già parlato e anche per certe nuove discipline entrate a far parte dello sport che hanno fatto discutere invece... Oh la la... C'est la vie...
Woodstock, oltre ad essere una città degli Stati Uniti, è legata a quel festival di musica e amore (e qualcos'altro) che ci riporta ai tempi dei figli dei fiori, capelli lunghi, pantaloni a zampa e simbolo della pace in bella vista.
Chi più chi meno ha visto il film concerto che però non mostra proprio tutti quelli che c'erano, ma va bene lo stesso anche se molte volte la qualità dell'audio non è esattamente perfetta.
Rimane mitica in quel festival del 1969 l'esibizione di Joe Cocker con WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS, cover di una canzone dei Beatles che diventa mille volte migliore dell'originale per un Joe che aveva solo 25 anni (!!!), ma ne dimostrava quasi il doppio. Beh, dopo 25 anni a qualcuno venne l'idea di rinnovare l'evento che, anche se porterà sempre il nome di Woodstock, sarà locato invece ad una decina di chilometri dalla città.
Evento che doveva essere tenuto il 13 e 14 agosto del 1994, cioè soli due giorni come scritto sul poster ("2 more days" che si aggiungevano idealmente ai tre del 1969), ma, a grande richiesta, venne aggiunta anche la data del 12, quindi alla fine è oggi che cade l'anniversario del secondo Woodstock.
Fra i pezzi grossi del Woodstock originale tornavano in questo "sequel" alcuni nomi come appunto Joe Cocker e Crosby Stills & Nash, mentre si aggiunsero altri invece della scena musicale più recente come i Cranberries, i Primus, i Nine Inch Nails e i Green Day, come pure degli altri veterani tipo Aerosmith, Bob Dylan (che aveva rifiutato la prima edizione) e Peter Gabriel.
Anche stavolta il tempo, come tradizione, mise la sua firma funestando con un mega acquazzone il concerto e riducendo il terreno ad una massa di fango che ispirò il pubblico a fare una battaglia a fangate in faccia mettendo in mezzo pure i GREEN DAY che stavano sul palco. Stessa sorte anche per altri che si sono dovuti esibire quel giorno e certo non dev'essere stato divertente per la strumentazione.
Stavolta oltre a Joe Cocker c'era anche il nostro tarocco italiano Zucchero, mentre i Guns'n'Roses rifiutarono (ma Slash ci andò lo stesso per suonare con Paul Rodgers) e stessa cosa per i Kiss che volevano presentarsi con Ace e Peter per fare una reunion storica, ma questi ultimi, nonostante una buona offerta economica da parte di Gene e Paul, dissero no, per cui non se ne fece niente.
Purtroppo sono solo i Pooh che riescono a fare le reunion così a comando, e a me fa pure piacere perché, nonostante Camillo (Roby Facchinetti) faccia ormai un po' tanta fatica a tenere le note alte come faceva invece in scioltezza 50 anni fa, le loro canzoni e i loro spettacoli sono sempre benvenuti.
Per la prossima edizione di Woodstock allora invitiamo anche loro?
Non sarebbe nemmeno così strano poiché i Pooh, racconta Red Canzian, fecero il loro primo tour americano quando l'ex Capsicum Red (band prog dove invece il ragazzo suonava la chitarra) fece l'ingresso in formazione, e ironizza dicendo che così avrebbero provato il nuovo bassista lontano dall'italia e se non fosse andato bene lo avrebbero lasciato là.
Come sono andate le cose invece lo sappiamo tutti e meno male che è così.
L'estate al cinema da un po'di tempo fa tornare nelle sale, magari anche quelle all'aperto, film di qualche anno fa rimasterizzati in 4k se non a volte riproposti persino in 3D.
Stavolta il restyling (senza 3D) è toccato alla saga de Il Signore Anelli in concomitanza con l'anniversario dell'uscita del primo libro della trilogia (ne avevo parlato QUI).
Nelle sale sono già passati i primi due capitoli ovvero La Compagnia Dell'Anello e Le Due Torri, per poi concludere l'evento con Il Ritorno Del Re dal 22 al 28 agosto.
Occasione buona per apprezzare al meglio l'ottimo lavoro fatto dalla Weta Workshop sugli effetti speciali che solo in pochissimi irrisori momenti si mostrano un po' finti (è così, si, ma ci passo sopra molto volentieri) e lo dico avendo rivisto in seguito la saga in tv.
Ricordo però che su un grande schermo da sala il risultato era migliore già all'epoca della prima uscita (cosa che mi era capitata anche con il KING KONG di John Guillermin), facendomi mettere quindi dalla parte di Martin Scorsese che sostiene giustamente che certi film vanno visti solo nelle sale con immagine grande e audio ribaltapoltrone.
Questo perché, in fondo, se il regista, mentre sta girando, pensa in grande, è meglio se anche lo spettatore poi il film lo può vedere in grande, no?
E facciamocele quattro risate sui luoghi comuni dell'essere italiani dai, perché a noi italiani, di essere presi per i fondelli dagli americani succede abbastanza spesso negli show degli stand up comedians e forse ci prendiamo anche gusto.
Tant'è che nel 1980 un certo Joseph Dolce, in arte Joe Dolce, musicista statunitense di origini italiane, butta sul mercato un SHADDAP YOU FACE, disco nel quale racconta di quando era piccolo e delle sue esperienze in famiglia, cantato, ma soprattutto recitato con la classica parlata italoamericana da parodia.
Quel 45 giri fa un botto mondiale che non ti dico e anche in Italia arriva nelle posizioni alte delle classifiche, forse proprio per il gusto di farci ridere di noi stessi.
Sarà il suo unico vero successo dato che Joe, tutto gasato, in seguito tira fuori anche un intero album, pieno zeppo di luoghi comuni all'italiana, ma nessuno se lo fila perché una volta ti va anche bene, ma se insisti... Dalla Germania allora due anni dopo ci pensano gli Spliff a prenderci in giro con CARBONARA, e noi di nuovo qui a cantarla tutti con quel ritmo alla Police e un ritornello che fa "Carbonara e unna Coca Colla", ma nel testo ironizzano su Mafia e Brigate Rosse.
Forse forse adesso con tutte le menate che ci sono non sarebbero considerati politically correct?
Spero che a qualcuno il titolo parafrasato del post abbia ricordato un vecchio film comico/western con Tomas Milian, perché così perlomeno avrei la certezza di non ricordare solo io i suoi due film sul personaggio di Provvidenza, cacciatore di taglie alquanto bizzarro simile a Charlot, dove la comicità era di grana molto grossa, a livello appunto di comiche, ma all'epoca funzionava.
L'altro film, per dovere di cronaca, era il sequel Ci Risiamo, Vero Provvidenza? e in entrambi si sentiva la vera voce di Tomas perché non veniva doppiato da qualcun altro, ma si autodoppiava, e dava al personaggio quel qualcosa di ancora più bizzarro.
Inoltre era della partita anche Ennio Morricone che aveva curato in entrambi i film le musiche.
La butto lì nel caso voleste darci un'occhiata, dato che rientrano uno peggio dell'altro nei parametri del trash così caro a questo blog, e che tanto il primo sta lì bello bello su Prime Video.
Certo è che, non posso negarlo, a rivederli adesso si sente tutto il peso del mezzo secolo che hanno sulla schiena.
Introduzione a parte, che alla fine era un semplice gioco di parole, ma sempre con il cinema di mezzo, questo 9 agosto del 1974 (che non c'entra nulla con il West se non che si parla di America e i due film di cui sopra erano là ambientati, ma girati invece alla periferia di Roma) fu un giorno fatidico per l'allora presidente americano Richard Nixon, poiché fu quel giorno in cui presentò le dimissioni essendo stato beccato con le mani in pasta per il famoso Scandalo Watergate, quello delle intercettazioni che Robert Zemeckis in Forrest Gump ci mostrava come se fosse stato scoperto, per puro caso, proprio dal protagonista del suo film.
Gerald Ford prenderà il posto di Nixon alla guida del Paese, ma la vicenda in realtà stava andando avanti dal 1972 con quelle intercettazioni illegali legate anche alla vicenda del Vietnam, atte a cercare di fare rileggere Nixon nonostante tutti gli remassero contro perché quella stramaledetta guerra non la voleva nessuno e i suoi reduci infatti non venivano esattamente trattati da eroi come infatti mostra Oliver Stone in NATO IL QUATTRO LUGLIO (ma anche Rambo di Ted Kotcheff ha qualcosa da dire a riguardo).
Vicenda quindi politica, certo, ma con il suo bel collegamento al cinema che tanto ci piace come, oltre al film di Zemeckis, TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE di Alan J. Pakula e il finale di THE POST di Steven Spielberg, giusto per citarne un paio.
E a leggere queste cose magari ti viene da pensare che la politica brutta, coi ministri magna magna e corruzione varia, non sia solo in Italia, anzi... vedi che in America sono sempre stati avantissimo!!!
Concludo con un'altra parafrasi di una battuta tratta dal secondo film con Milian:
Con perizia e con pazienza, chi ti frega... non è solo Provvidenza...
Nei giorni scorsi mentre già si disputavano queste benedette Olimpiadi piene di polemiche sessuali e igieniche (la Senna forse non è poi così pulita come i fransuà vogliono far credere, eh?) è mancato un nostro famoso attore di teatro, cioè Roberto Herlitzka che aveva 86 anni.
Molto teatro nella sua lunga carriera, si, però anche cinema avendo interpretato Aldo Moro in Buongiorno Notte di Marco Bellocchio ed essendo anche nel cast del film premio Oscar La Grande Bellezza di Sorrentino dove faceva la parte di un cardinale.
Senza dimenticare anche che in tv lo avevamo visto in Boris nel ruolo di Orlando Serpentieri, personaggio con il quale ironizzava su se stesso proprio dando vita ad un bravissimo attore di teatro che veniva coinvolto nella sgangherata fiction diretta da Renè Ferretti.
Altro addio che ci porta in un mondo completamente diverso lo dò ad un collega, ma molto più in grande di me per quanto riguarda le radio, dato che io bazzicavo solo nelle radio locali (che sono rimaste pochissime), mentre Massimo Cotto era una delle voci del colosso Virgin Radio.
Massimo aveva 62 anni ed oltre ad essere dj aveva anche aiutato diversi cantanti italiani a scrivere dei libri biografici.
Sto parlando per esempio di Max Pezzali con Non Ho Ucciso L'Uomo Ragno, VITTORIO DESCALZI con Una Volta Suonavo Nei New Trolls, e Ligabue con È Andata Così - Trent'Anni Come Si Deve, dal quale è stata tratta la DOCUSERIE su RaiPlay.